Gli esiti del Consiglio Affari Esteri del 12 dicembre 2014 (15.12.2014)

Lo scorso 12 dicembre ha avuto luogo a Bruxelles la sessione del Consiglio Affari Esteri, nell’occasione incentrata sui temi dello sviluppo. L’iter dei lavori è stato scandito, preminentemente, dalla strategia europea nell’ambito dell’agenda per lo sviluppo post-2015, nell’ambito della quale il Consiglio ha discusso ed adottato Conclusioni sul tema dei flussi migratori, sul ruolo del settore privato nella cooperazione allo sviluppo, sul Piano d’Azione sulla nutrizione e sul rapporto annuale sull’assistenza esterna e allo sviluppo dell’UE del 2014 presentato dalla Commissione. Con riferimento a Ebola, i partecipanti sono stati aggiornati sulla situazione in Africa occidentale dal coordinatore UE sulla questione nonché commissario per l’assistenza umanitaria, Christos Stylianides. Infine, il Consiglio ha autorizzato la firma e l’applicazione provvisoria dell’Economic Partnership Agreement tra l’UE e gli Stati dell’Africa occidentale, l’ECOWAS (Comunità Economica degli Stati dell’Africa occidentale) e l’UEMOA (Unione Economica e Monetaria dell’Africa occidentale).

Post-2015 agenda

“Il principio del nuovo quadro globale risiede nel non lasciare nessuno indietro, non solo in riferimento ad alcune aree del mondo, ma in tutte. Con le nuove conclusioni del Consiglio, l’UE inizierà a parlare con un’unica voce sull’agenda post-2015”. Le parole dell’Alto Rappresentante per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, Federica Mogherini, che ha assunto la nuova carica il 3 novembre scorso, certificano la portata della  discussione avvenuta all’interno della formazione consiliare, soprattutto in vista delle conclusioni sull’argomento che dovrebbero essere adottate dal Consiglio Affari Generali il 16 dicembre. Le conclusioni in esame si inquadrano in un percorso che si svolgerà presso le Nazioni Unite e prevede la convocazione di un summit a settembre dell’anno prossimo specificamente dedicato all’adozione di un’agenda per lo sviluppo post-2015. L’attuale attenzione sul tema trae origine dalla Dichiarazione del Millennio approvata da 191 capi di Stato e di governo nel 2000, dalla quale sono scaturiti otto obiettivi (Millennium Development Goals) – che includono, tra gli altri, lo sradicamento della povertà, la garanzia di un accesso universale all’educazione primaria, la riduzione della mortalità infantile ed una maggiore sostenibilità ambientale – da perseguire entro il 2015.

Migrazione, rifugiati e sviluppo
Collocando il rapporto tra politiche migratorie ben gestite e sviluppo al rango di priorità politica dell’Unione Europea, il Consiglio ha adottato le conclusioni sul tema delle migrazioni e la cooperazione allo sviluppo a livello UE. Dopo aver ribadito la centralità del Global Approach on Migration and Mobility, il quadro di riferimento entro il quale si sviluppa la politica migratoria europea, il Consiglio raccomanda una più sistematica incorporazione del tema dei flussi migratori e delle politiche ad essi connesse nel dialogo e la partnership con i Paesi terzi e nei programmi di cooperazione allo sviluppo. Il Consiglio, oltre a porre l’accento sull’importanza della tutela dei diritti umani per le categorie più vulnerabili quali i rifugiati, invita la Commissione europea all’adozione di una politica onnicomprensiva che ponga il tema dei flussi migratori quale fattore determinante nella politica di cooperazione allo sviluppo, valutando gli aspetti positivi e negativi del suo impatto su uno sviluppo economico, sociale ed ambientale che sia davvero equo e sostenibile. A tal fine, la Commissione è stata sollecitata ad adottare una Comunicazione entro la fine dell’anno, che contenga orientamenti ed indicazioni di carattere operativo.
Il settore privato nella cooperazione allo sviluppo
I rappresentanti di settore degli Stati membri hanno adottato delle conclusioni allo scopo di determinare un ruolo più forte ed incisivo al settore privato nella politica di cooperazione allo sviluppo, anche alla luce di una recente comunicazione della Commissione denominata “A Stronger Role of the Private Sector in Achieving Inclusive and Sustainable Growth in Developing Countries”. Un maggiore coinvolgimento del settore privato è da inquadrarsi, nel costante perseguimento dell’obiettivo dello sradicamento della povertà attraverso lo sviluppo sostenibile, oltre al contributo che gli attori privati possono fornire nell’ambito del citato dibattito sull’agenda per lo sviluppo post-2015. Il Consiglio riconosce le difficoltà di identificare le modalità più efficaci per declinare la partecipazione privata e si esprime con favore nei confronti dei principi e dei criteri individuati dalla Commissione: la creazione di occupazione, riduzione della povertà, neutralità e trasparenza, adesione a standard sociali, fiscali ed economici ed al rispetto dei diritti umani. Il Consiglio sottolinea l’importanza del ruolo delle piccole e medie imprese in tale nuova partnership ed invita la Commissione, gli Stati membri e le istituzioni finanziarie europee a dedicare un particolare focus sui sistemi bancari locali, per promuovere l’accesso al credito in particolare di donne e giovani imprenditori. La promozione di un dialogo strutturato tra tutti gli attori coinvolti a livello regionale, nazionale e globale, ed a livello settoriale, costituisce uno strumento considerato necessario in tale ambito, che tra l’altro si pone in linea di coerenza con il Global Partnership for Effective Development Cooperation. Parimenti, un principio trasversale ad una cooperazione allo sviluppo in tal modo configurata è rappresentato dalla responsabilità sociale delle aziende, che il Consiglio include tra le aree prioritarie dell’assistenza europea allo European Instrument for Democracy and Human Rights per il periodo 2014-2020. A livello operativo, il Consiglio accoglie con soddisfazione la decisione della Commissione e di alcuni Stati membri di effettuare una mappatura di future possibilità di intervento del settore privato nella cooperazione allo sviluppo. Si tratta di un primo importante passo verso un’agenda più ambiziosa in questo specifico capitolo dell’azione europea, i cui sviluppi il Consiglio si riserva di monitorare in stretto coordinamento con la Commissione e l’EEAS (European External Action Service).

Piano d’Azione sulla nutrizione

Nelle conclusioni adottate in sede consiliare, ponendo l’accento sulla necessità di affrontare con urgenza le questioni relative alla denutrizione e alla sicurezza alimentare, il Consiglio incoraggia un ruolo più attivo degli attori coinvolti nell’attuazione degli impegni assunti con la Dichiarazione di Roma sulla Nutrizione attraverso il Framework for Action ad essa collegato ed adottato dalla seconda Conferenza Internazionale sulla nutrizione. Si richiama con particolare enfasi l’importanza di tali atti nell’ambito delle discussioni che auspicabilmente porteranno all’adozione di strumenti più efficaci per l’elaborazione dell’agenda post-2015.
Indicando la denutrizione come principale causa di mortalità infantile, il Consiglio accoglie con favore l’approccio del Piano d’Azione adottato dalla Commissione in quest’area e fa notare come un’attenzione di riguardo debba ricadere sugli sforzi per promuovere una maggiore mobilitazione politica e sociale, aumentare la conoscenza sul tema ed estendere le relative azioni a livello nazionale. Il Consiglio, infine, invita alla promozione di una più stretta sinergia tra le politiche nazionali ed il Piano d’Azione ed auspica un rafforzamento dei meccanismi di coordinamento già esistenti, quali il SUN (Scaling-Up Nutrition) movement ed il Comitato per la Sicurezza Alimentare Mondiale.

Rapporto 2014 sulle politiche di assistenza esterna e per lo sviluppo dell’UE

Il Consiglio ha adottato le sue conclusioni sul rapporto annuale inerente le politiche di assistenza esterna e per lo sviluppo per il 2014 e le sue applicazioni nell’anno precedente. Apprezzando la completezza e l’approfondita analisi geografica e tematica svolta, il Consiglio sottolinea la necessità, per i prossimi report sul tema, di descrivere in maniera più dettagliata, tra le altre cose, come criteri quali l’impegno del paese destinatario alla democrazia ed alla tutela dei diritti umani siano effettivamente tenuti in considerazione per la fornitura di aiuti o di prestare una maggiore attenzione ai risultati dell’azione europea in termini di riduzione della povertà, sviluppo sostenibile e miglioramento della governance nei paesi partner. Un impegno costante deve essere rivolto al mantenimento di almeno il 20% dell’assistenza destinata allo sviluppo sostenibile e all’inclusione sociale ed il 20% della spesa ad azioni legate alle questioni legate alle questioni climatiche quali le fonti energetiche rinnovabili, ricerca di risorse efficienti a basso utilizzo di carbone ed agricoltura sostenibile.

Diego Del Priore

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