Gli elementi per una nuova strategia dell’Unione europea sulla Cina (27.06.2016)

 

La Commissione ha elaborato e pubblicato una comunicazione congiunta che delinea gli elementi per una nuova strategia europea sulla Cina (JOIN(2016) 30 final). La comunicazione si inserisce nel contesto del programma politico della Commissione Juncker e della nuova strategia sulla politica commerciale comune (Trade for All). Com’è noto, la Cina sta vivendo una fase di transizione sia economica che istituzionale i cui effetti sono in grado di avere conseguenze importanti anche per l’UE. In particolare, il documento della Commissione sottolinea come il crescente attivismo degli attori economici cinesi nel mercato globale dei capitali e negli investimenti diretti esteri si muova di pari passo con il tentativo di influire maggiormente sulla governance economica globale. Inoltre, il rallentamento della crescita economica può portare con sé numerosi vantaggi qualora, come sembra emergere dal nuovo piano economico elaborato dal governo, la Cina privilegiasse un modello più sostenibile, orientato al mercato e guidato dai consumi interni. Tuttavia, evidenzia la comunicazione, permangono settori di mercato totalmente chiusi oltre ad un sistema politico autoritario connotato dalla debolezza dello Stato di diritto e dalla scarsa tutela dei diritti degli individui.

La Commissione definisce quindi i principi che devono ispirare l’impegno europeo con la Cina. Anzitutto, le relazioni tra le due aree devono basarsi su benefici reciproci e la posizione europea dovrebbe essere in ogni occasione univoca e chiara, soprattutto nelle relazioni che i singoli Stati membri intrattengono con la Cina. L’Unione si aspetta un maggiore impegno internazionale da parte della Cina ed il pieno rispetto delle Convenzioni internazionali già ratificate. Sotto quest’ultimo profilo, il principale problema sollevato dalla comunicazione riguarda l’esigenza di contemperare un approccio pragmatico che miri ad un più forte partenariato economico al perseguimento dei valori che ispirano l’azione esterna dell’Unione come la democrazia, lo Stato di diritto, i diritti umani e le libertà fondamentali.
Per l’Unione europea è cruciale che la Cina porti a compimento l’agenda di riforme presentata nel 2013 dal Presidente Xi Jinping che dovrebbe condurre il Paese, nei prossimi anni, ad una crescita minore ma sostenibile sia sotto il profilo sociale che ambientale, con un economia trainata dalla crescita dei consumi, maggiori servizi, l’apertura agli investimenti ed ai prodotti esteri. Risulta di primario interesse che le imprese statali cinesi, sempre più attive nei mercati internazionali, agiscano rispettando la concorrenza e secondo principi basati sul libero mercato anche se, è bene sottolinearlo, non esistono, a livello internazionale, strumenti atti ad incidere efficacemente in materia.

La comunicazione congiunta si occupa poi della possibilità di negoziare e concludere un accordo commerciale con la Cina. Per la verità, contatti tra UE e Cina, finalizzati a raggiungere un accordo circoscritto alla liberalizzazione e protezione degli investimenti diretti esteri, sono già in corso. La Commissione tuttavia si spinge ad avanzare la possibilità che in futuro si negozi un vero e proprio accordo di libero scambio (per questo sarebbe comunque necessaria la concessione di un mandato da parte del Consiglio) simile a quelli attualmente in discussione con Canada, Stati Uniti e Giappone. La Commissione tuttavia non esclude di intraprendere negoziati finalizzati a rafforzare la cooperazione su tematiche specifiche come indicazioni geografiche, proprietà intellettuale, servizi e mercati finanziari, dogana e facilitazione degli scambi, cooperazione per la fissazione di standard e regole tecniche e per procedure di valutazione della conformità dei prodotti. La Commissione esprime in seguito la propria preoccupazione per l’eccesso di capacità produttiva soprattutto in alcuni settori come il metallurgico, in cui la sovrapproduzione cinese sta mettendo in crisi la produzione europea (sul tema si veda la comunicazione della Commissione del 16 marzo 2016 COM(2016) 155 final). La comunicazione sottolinea l’importanza per l’Unione europea di sfruttare la transizione della Cina verso un’economia della conoscenza e dell’innovazione particolarmente per quanto riguarda l’economia digitale, la tutela della proprietà intellettuale, soprattutto rispetto a contraffazione e pirateria, e lo sviluppo congiunto di opportunità in materia di ricerca e innovazione.

Ampio spazio è poi dedicato alla ricerca di possibili sinergie in materia di politica estera e sicurezza. Come si è già avuto modo di evidenziare, la Cina è interessata a svolgere un ruolo più attivo nella governance globale. Infatti, la crescente esportazione di beni e capitali ha accresciuto l’incentivo ad assicurare che gli investimenti ed i commerci vengano effettuati in un contesto pacifico e sicuro. Per questo motivo, l’approccio della Cina è divenuto più attivo rispetto alle operazioni di peace-building e di peacekeeping, specie se nel continente africano o in Medio Oriente. Per l’UE è assolutamente prioritario che l’impegno internazionale della Cina, soprattutto in relazione alla risoluzione dei conflitti internazionali, sia sempre maggiore e coordinato rispetto all’azione dell’UE medesima. La necessità di un dialogo costruttivo con la Cina è particolarmente significativa in materie come il disarmo e la non proliferazione, l’anti-terrorismo e la governance di internet anche se, specialmente su quest’ultimo aspetto, l’approccio restrittivo della Cina sembra precludere una cooperazione approfondita ed efficace.
Il documento si concentra poi sul ruolo della Cina rispetto ad alcuni aspetti della governance globale che vanno aldilà di quelli strettamente legati alla politica estera e di sicurezza. Anzitutto, per quanto riguarda il multilateralismo di cui l’UE è promotrice, si avverte l’esigenza che la Cina supporti in modo altrettanto attivo le organizzazioni multilaterali e, segnatamente, le Nazioni Unite, l’Organizzazione mondiale del commercio, il Fondo monetario internazionale e la Banca mondiale. In secondo luogo, appare di primaria importanza che la Cina rispetti il diritto internazionale e, in special modo, il diritto internazionale umanitario e dei diritti umani. Sotto questo profilo, l’Unione europea aumenterà gli sforzi per promuovere la ratifica da parte della Cina del Patto internazionale sui diritti civili e politici, che la Cina ha firmato nel 1998, ed altri accordi internazionali afferenti alle Nazioni Unite ed all’Organizzazione internazionale del lavoro. In terzo luogo, la Cina è sempre maggiormente interessata allo sviluppo sostenibile ed è impegnata assieme all’UE al raggiungimento dei nuovi obiettivi delineati dall’Agenda 2030 sullo sviluppo sostenibile che hanno sostituito gli obiettivi del millennio. La Commissione sottolinea l’importanza che l’UE rafforzi i legami con la Cina, sia su base bilaterale che nei fori multilaterali, in materia di cooperazione allo sviluppo, inquinamento e tutela ambientale, sicurezza e sostenibilità energetica. Scontato è rimarcare come la materia in cui la cooperazione si rivela particolarmente cruciale è il cambiamento climatico, visto che dal successo della strategia di transizione della Cina verso un’economia low carbon dipende in massima parte anche il successo dell’accordo raggiunto a Parigi sul clima.

In conclusione, la comunicazione congiunta della Commissione sulla Cina tenta di bilanciare l’esigenza di rafforzare i legami economici con la necessità che i valori che ispirano l’azione esterna dell’Unione europea siano effettivamente promossi. Bisogna rammentare che la Cina, nonostante la crisi finanziaria e la fuga di capitali di inizio 2016, registrerà un tasso di crescita superiore al 6% nel 2016 ed ha un settore terziario in rapida espansione con il PIL dei servizi cresciuto nel 2015 di più dell’8%. Nonostante la scrupolosa pianificazione delle istituzioni di governo, la transizione cinese verso un’economia di mercato socialmente inclusiva e sostenibile sembra tuttavia destinata ad essere più lunga del previsto ed è cruciale che l’UE sia in grado di fornire il necessario supporto anche attraverso accordi di cooperazione di natura bilaterale. Risulta essenziale che l’UE, se effettivamente intraprenderà la via di un negoziato su un accordo di libero scambio con la Cina, includa obblighi ambiziosi e precisi su sviluppo sostenibile, diritti dei lavoratori, tutela dell’ambiente. È inoltre indispensabile che l’UE condizioni il raggiungimento di ogni eventuale accordo a severi requisiti relativi a tutela dei diritti umani e Stato di diritto. Ciò è assolutamente imprescindibile affinché le relazioni dell’Unione con la Cina siano ispirate e si muovano entro i confini delineati dall’articolo 21 del Trattato sull’Unione europea.

Federico Di Dario

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