Formalmente…un “mondo” di diritti (Report FRA 2017) (06.06.2017)

A dieci anni dall’istituzione right-597134_640dell’Agenzia europea per i diritti fondamentali (d’ora in avanti Agenzia), la relazione del 2017 ha evidenziato il persistere di inadeguatezze nella protezione dei diritti umani nell’UE (“serious shortfalls persist in many areas”). L’Agenzia ha analizzato con particolare attenzione le seguenti tematiche:
– uguaglianza e non-discriminazione;
– razzismo, xenofobia e intolleranza;
– asilo, confini e migrazioni;
– diritti dei minori.

1. Uguaglianza e non-discriminazione
Nell’Unione molte persone continuano ad essere discriminate in diversi settori e, purtroppo, a livello europeo i negoziati, sulla proposta di direttiva sulla parità di trattamento, sono entrate nel loro ottavo anno nel 2016.
A livello nazionale, alcuni Stati membri hanno introdotto tutele specifiche contro alcune tipologie di discriminazioni come in Slovenia e in Grecia. Questi Paesi hanno adottato leggi contro le discriminazioni sessuali e di identità di genere. Anche la Lituania, nel 2016, con una legge nazionale ha rafforzato la protezione dei consumatori, per garantire loro condizioni di acquisto di beni e servizi paritari, senza discriminazioni di genere.
Per promuovere i diritti delle persone Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender (LGBTI), il Consiglio ha invitato la Commissione a “intensificare gli sforzi nel campo della raccolta comparativa dei dati sulla discriminazione delle persone LGBTI”. Nel 2016, alcuni Stati membri dell’UE (Repubblica Ceca, Grecia, Italia, Portogallo, Slovenia) hanno avviato azioni di promozione e di tutela della parità delle persone LGBTI.
In materia di unioni civili, in Italia la legislazione è entrata in vigore nel mese di giugno 2016. Mentre in Slovenia, la legge sulla medesima materia è stata approvata a febbraio 2017.
Ciononostante, in tali Stati membri, i partner dello stesso sesso non possono ancora adottare figli o avere il diritto alla riproduzione assistita. Al contrario, in Portogallo, le coppie lesbiche sposate o conviventi, nonché tutte le donne – indipendentemente dal loro status civile o dall’orientamento sessuale – hanno diritto alla riproduzione assistita dal giugno del 2016. Alla fine dello stesso anno, tali diritti sono stati riconosciuti anche in Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Spagna, Svezia e Regno Unito.
Nel report in esame, l’Agenzia ribadisce l’importante ruolo del legislatore dell’UE: garantire l’approvazione a livello europeo della proposta di direttiva sulla parità di trattamento. È necessario assicurare una eguale tutela alla non discriminazione in tutte le dimensioni del vivere umano.
Gli Stati membri dell’UE, nel 2016, hanno esteso la protezione contro le discriminazioni in diversi settori; tuttavia, l’Agenzia ha rammentato ad alcuni Paesi di contemperare nel modo più appropriato, da un lato, la necessità di garantire la sicurezza e, dall’altro, il rispetto e la salvaguardia delle libertà fondamentali (soprattutto in merito alla libertà di culto e ai relativi simboli o indumenti associati).

2. Razzismo, xenofobia e intolleranza
Negli ultimi anni la maggior parte delle reazioni razziste e xenofobe hanno interessato i migranti, soprattutto quelli di religione musulmana. In merito a tali problematiche, la Commissione europea ha istituito un gruppo di lavoro per la lotta contro il razzismo, la xenofobia e altre forme di intolleranza, a sostegno degli sforzi nazionali.
Le reazioni razziste e xenofobe all’arrivo dei migranti nell’UE sono proseguite per tutto il 2016. I soggetti che hanno guidano tali comportamenti sono stati spesso individuati fra gli estremisti di destra. Ad esempio, alcune forze di polizia, con legami con gruppi di estrema destra, hanno aggredito violentemente, in più di un’occasione, i migranti in Bulgaria, Finlandia, Germania, Grecia, Ungheria e Svezia.
La Germania, come osserva l’Agenzia, rimane nel 2016 lo Stato membro più attento alla raccolta di dati sui reati d’odio razziale e xenofobo nei confronti dei richiedenti asilo. Le autorità tedesche nel 2016 hanno registrato 2.545 crimini d’odio indirizzati a colpire i richiedenti asilo.
I musulmani presenti nel territorio europeo, negli ultimi anni, hanno riscontrato un aumento di ostilità e intolleranza nei loro confronti perché vengono sempre più percepiti come possibili terroristi. In un’indagine del Pew Research Center è emerso un dato preoccupante: in 10 Stati membri dell’UE (Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Spagna, Svezia e Regno Unito), la maggior parte degli intervistati ritiene che la presenza di rifugiati nel loro Paese aumenti la probabilità di attacchi terroristici.
In realtà, non esiste alcuna prova concreta, come ha rilevato l’Europol, sull’utilizzo sistematico delle rotte migratorie da parte dei terroristi per entrare in Europa. Eppure, alcuni personaggi politici continuano a sfruttare tali percezioni per definire nelle loro agende politiche approcci marcatamente nazionalisti e xenofobi.
Secondo l’Agenzia, gli Stati membri dovrebbero adottare specifici piani d’azione nazionali per combattere il razzismo, la discriminazione razziale e la xenofobia. In tali azioni di contrasto si dovrebbero definire gli obiettivi, includere indicatori di performance, prevedere meccanismi di monitoraggio e valutazione da assegnare ad organismi statali responsabili.
Inoltre, gli Stati membri dell’UE dovrebbero impegnarsi a registrare sistematicamente, raccogliere e pubblicare annualmente dati sulla discriminazione razziale e sui crimini d’odio, per consentire loro di sviluppare politiche più efficaci.

3. Asilo, confini e migrazioni
Le sfide in materia di migrazione sono, purtroppo, ancora attuali. Le proposte di modifica del Sistema europeo comune di asilo sono, in parte, ancora in divenire e risentono delle forti opposizioni da parte di alcuni Stati membri.
I meccanismi emergenziali adottati, negli ultimi due anni, hanno tentato di alleviare gli Stati maggiormente interessati dal fenomeno migratorio (Italia, Grecia), con sistemi di ricollocazione, di reinsediamento e l’accordo UE-Turchia. Quest’ultimo, se da un lato, ha ridotto gli arrivi sulla rotta balcanica, dall’altra, ha sollevato molte criticità proprio sul piano della garanzia dei diritti dei migranti (non-refoulement, non discriminazione, ecc).
In merito alla gestione dei sistemi informativi e di registrazione dei migranti, l’Agenzia ha registrato notevoli miglioramenti compiuti dalle istituzioni dell’UE e dagli Stati membri. Nel report in esame, su tale tematica, è emersa la necessità di garantire un’accessibilità controllata e proceduralizzata per limitare l’utilizzo di dati sensibili ad organismi e soggetti non autorizzati. Infatti, se da un lato, è importante la condivisione e l’interoperabilità dei sistemi di registrazione delle informazioni per rafforzare il controllo dei flussi migratori, dall’altro, non bisogna permettere una facile accessibilità da parte di organismi non abilitati.
L’Agenzia, per quanto riguarda la detenzione dei migranti, ha richiesto agli Stati membri un maggior sforzo per individuare modalità alternative al trattenimento. Più attenzione dovrebbe essere riservata all’accoglienza dei bambini migranti, individuando percorsi idonei al loro status di particolare vulnerabilità. Gli Stati membri devono garantire ai bambini migranti un supporto linguistico, sociale e psicologico, basato su valutazioni caso per caso.

4. Diritti del minore: focus minori migranti
La tutela dei bambini non accompagnati rappresenta una granfe sfida per l’Unione europea. Di 1.166.885 di persone che hanno fatto domanda di protezione internazionale nel 2016, 376.835 erano minori, spesso non accompagnati. Nel 2015 (dati Eurostat), i cinque Stati membri dell’UE che hanno ricevuto il maggior numero di domande di asilo da bambini non accompagnati sono stati Svezia (35.250 domande), Germania (22.255), Ungheria (8.805), Austria (8.275) e Italia (4.070).
Nella complessità del fenomeno migratorio, un elemento assolutamente non trascurabile è l’arrivo di minori e minori non accompagnati. Molto spesso, come ha evidenziato l’UNHCR, la mancanza di coordinamento e di organizzazione determinano delle conseguenze disastrose, ad esempio la scomparsa dei minori. Da gennaio a settembre 2016, secondo l’UNHCR, dei 20.000 bambini non accompagnati arrivati in Italia, le autorità italiane hanno registrato e identificato solamente 14.225 bambini.
Tutti i bambini privi di cure parentali, inclusi i minori non accompagnati, dovrebbero avere dei tutor per garantire il loro benessere e, al contempo, integrare la loro limitata capacità giuridica. Tuttavia, sin dalle prime fasi di identificazione e registrazione, in molti Paesi, non vi è un trattamento armonico e attento alla particolare vulnerabilità del minore migrante.
I minori migranti e minori richiedenti asilo continuano ad arrivare in Europa, da soli o insieme alle loro famiglie. Il report dell’Agenzia ha dimostrato che, nonostante gli sforzi degli Stati membri, permangono evidenti criticità nel sistema di accoglienza dei minori e minori non accompagnati. Mancano, il più delle volte, strutture di accoglienza specializzate; e spesso, l’assenza di un’accoglienza adeguata determina pericolosi fenomeni collaterali quali lo sfruttamento e la tratta di minori.
L’Agenzia ha chiesto un maggior sforzo da parte delle Istituzioni dell’UE, in particolare della Commissione, e da parte degli Stati membri. È necessario rafforzare i sistemi di protezione dei minori, concentrandosi anche sulla qualità dell’assistenza offerta.

In conclusione, per rafforzare la protezione dei diritti nell’UE, l’Agenzia ha proposto:
– un utilizzo più consapevole della Carta dei diritti fondamentali, sia a livello nazionale che europeo;
– la creazione di un Quadro strategico per i diritti fondamentali interno all’UE;
– un maggior impegno verso i diritti e i valori fondamentali. In un contesto caratterizzato da crescente intolleranza, retorica xenofoba e bassa fiducia nelle istituzioni pubbliche, per l’Agenzia è necessario identificare nuovi metodi per diffondere l’importanza della tutela dei diritti fondamentali;
– di sostenere i difensori dei diritti umani. È necessario conferire potere e autorità ai difensori dei diritti. Un ruolo particolarmente importante deve essere tutelato per l’Agenzia: quello della società civile nella promozione e protezione dei diritti.

Annalisa Geraci

Per saperne di più:
Fundamental rights report (FRA-2017)

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