Due interventi della Commissione riguardanti l’Italia (31.07.2015)

Nei giorni scorsi la Commissione è intervenuta due volte con alcune misure riguardanti anche l’Italia (ma non solo) che aprono scenari interessanti sia per il nord che per il sud del Paese.

1. Varata la Strategia dell’Unione Europea per la regione alpina (EUSALP). – Il 28 luglio, dando corso alle conclusioni del Consiglio europeo del 19-20 dicembre 2013 (EUCO 217/13), la Commissione con un’apposita comunicazione [COM(2015) 366 final] ha lanciato ufficialmente la sua quarta strategia macroregionale, ovvero quella relativa alla regione alpina (EUSALP) e il relativo Piano d’azione (il portale della strategia è al seguente indirizzo web: http://alpine-region.eu/). Composta da sette Stati, cinque membri UE, ossia Francia, Italia, Austria, Germania, Slovenia, e due extra-UE, Svizzera e Lichtenstein, e da ben 48 regioni (più due strumenti come la Convenzione delle Alpi e il Programma per lo spazio alpino in qualità di “osservatori” che completano la governance dell’EUSALP) per un totale di circa 70 milioni di cittadini abitanti una delle zone più ricche dell’Unione, essa è stata fortemente voluta prima ancora che dagli Stati dagli enti di governo territoriali, soprattutto dalle Regioni. La costituzione di EUSALP, che ora dovrà essere approvata dal Consiglio (verosimilmente nell’autunno di quest’anno, stando al cronoprogramma della Commissione), è stata il frutto di un lavoro di alcuni decenni di collaborazione e cooperazione delle Regioni e in generale degli EE.LL. dell’arco alpino che ha visto il suo primo momento di formalizzazione con il primo programma di cooperazione transnazionale europea per le Alpi, lanciato nel 2000 con il nome di Interreg IIIB Alpine Space Programme. Da segnalare un importante precedente strumento di cooperazione tra Stati e Regioni della catena alpina tuttora attivo, cioè la Convenzione delle Alpi, trattato internazionale sottoscritto dai Paesi alpini quali Austria, Francia, Germania, Italia, Liechtenstein, Monaco, Slovenia e Svizzera e dall’Unione Europea per lo sviluppo sostenibile e la protezione delle Alpi, entrato in vigore nel 1995. Comunque tra le tappe recenti più importanti vanno annoverate la Decisione Bad Ragaz (29 giugno 2012), la risoluzione del Parlamento Europeo del giugno 2013 sulla strategia macroregionale per le Alpi [P7_TA(2013)0229], la Risoluzione politica verso una strategia dell’Unione Europea per la regione alpina (Grenoble, ottobre 2013), i risultati della consultazione pubblica (ottobre 2014; per dibattito e proposte v. http://ec.europa.eu/regional_policy/index.cfm/en/newsroom/consultations/eusalp/), la Dichiarazione di Milano dei rappresentanti degli Stati e delle Regioni (dicembre 2014) e i pareri del Comitato delle Regioni e del Comitato Economico e Sociale Europeo (entrambi del dicembre 2014).
Ricalcando l’impostazione delle altre strategie macroregionali, l’EUSALP è strutturato intorno a dei pilastri tematici (pillars) e dei settori prioritari d’intervento (policy areas). I pilastri sono tre e rappresentano al contempo gli ambiti d’azione e gli obiettivi che la strategia si prefigge di raggiungere e sono: [1] migliorare la competitività, la prosperità e la coesione della regione alpina; [2] assicurare l’accessibilità e i collegamenti a tutti gli abitanti della regione alpina; [3] rendere la regione alpina sostenibile e attraente dal punto di vista ambientale. Ogni pilastro poi, è sostanziato da specifici settori prioritari d’intervento: il primo pilastro è costituito dalle priorità i) sviluppare la capacità d’innovazione e di ricerca e metterla in pratica, ii) migliorare e sviluppare il sostegno alle imprese, iii) promuovere alti livelli d’occupazione, con l’obiettivo di assicurare un’occupazione totale nella regione; il secondo pilastro è caratterizzato dalle priorità i) migliorare i sistemi di trasporto in termini di sostenibilità e qualità, ii) migliorare l’accessibilità sostenibile per tutte le aree alpine, iii) migliorare la connessione della società nella regione; le priorità del terzo pilastro invece sono i) rafforzare le risorse naturali e culturali delle Alpi quali beni di un’area con qualità di vita elevata, ii) consolidare ulteriormente la posizione della regione alpina a livello mondiale in termini di risparmio energetico e produzione sostenibile di energie rinnovabili, iii) gestire il rischio alpino, compresa la comunicazione del rischio, al fine di affrontare potenziali minacce come quelle del cambiamento climatico.
Anche per EUSALP vale la c.d. “regola dei tre NO”, ossia no a nuovi finanziamenti, no a una nuova legislazione e no a nuove istituzioni, ma dato che attuare concretamente la strategia potrebbe richiedere risorse di vario tipo essa potrà mobilitare gli strumenti di finanziamenti europei e nazionali esistenti e i programmi transfrontalieri e transnazionali relativi ai Fondi strutturali e di investimento europei (FSIE) per il periodo 2014-2020.
Il Programma “INTERREG” di Alpine Space sarà un altro strumento importante in termini di allineamento delle priorità e dei finanziamenti e inoltre saranno azionabili altri fondi e programmi comunitari quali Horizon 2020, il programma COSME, il programma Connecting Europe Facility e il programma LIFE. In più contribuiranno il Fondo europeo per gli investimenti strategici, la Banca europea per gli investimenti e altre istituzioni finanziarie internazionali e infine saranno mobilitate le risorse di bilancio nazionali e regionali, in particolare nei Paesi terzi coperti dalla strategia, in quanto non ricevono finanziamenti UE.
Come per le altre tre strategie macroregionali dell’UE (baltica, danubiana e adriatico-ionica), il fine di chi si associa (Stati, Regioni ed EE.LL. con la dimensione partecipativa garantita dalla presenza della società civile e degli stakeholders, pubblici e privati) è fronteggiare sfide comuni determinate dalla contiguità territoriale e dalla condivisione di un asset naturale (in questo caso l’arco alpino) per raggiungere, attraverso la cooperazione, obiettivi condivisi a beneficio di tutti e che difficilmente potrebbero essere conseguiti da un attore solo. Per fare questo è importante il coordinamento delle risorse, l’elaborazione di progetti attuabili, una governance chiara e forte (leadership e titolarità politica, individuazione di responsabili dei vari progetti faro, di coordinatori dei pilastri della strategia, etc.) e la volontà politica degli attori coinvolti, tenendo in considerazione che una strategia macroregionale presenta un indubbio valore aggiunto che crea esternalità positive a tutti i livelli, sopranazionale, nazionale, regionale e locale [COM(2013) 468 final sul valore aggiunto delle strategie macroregionali]. Dato il loro periodo di attuazione più lungo (rispettivamente 2009 e 2010) finora soprattutto le strategie baltica e danubiana hanno raggiunto obiettivi concreti di natura economica, sociale e ambientale e in generale la cooperazione macroregionale potrebbe rappresentare un modo pragmatico e incrementale per migliorare la vita delle popolazioni, diminuire ulteriormente il deficit democratico dell’UE, approfondire l’integrazione europea e favorire percorsi di integrazione e di allargamento dell’UE a Paesi attualmente non membri o che da qualche anno hanno presentato la loro candidatura (Serbia, Montenegro, Bosnia-Erzegovina, etc).

2. Piano di investimenti dell’UE per l’Italia. – Il 29 luglio sempre la Commissione ha adottato il Piano operativo per le infrastrutture e le reti in Italia per il periodo 2014-2020. Il budget è di quasi 2 miliardi di EUR (1,84 mld) dei quali il 75% (1.382.800.000 EUR) finanziati dall’UE attraverso il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) che dovranno essere destinati in tre settori specifici: ferrovie, infrastrutture portuali e sistemi di trasporto intelligenti, in linea con le priorità stabilite dal programma TEN-T. Per ciò che attiene quest’ultimo, l’Italia è al centro di quattro corridoi da sviluppare e rafforzare dal punto di vista infrastrutturale e in maniera integrata, tenendo conto quindi di tutte le tipologie di infrastrutture (porti, aeroporti, ferrovie, strade e che vanno a comporre la più globale rete di trasporti comunitaria, ossia il corridoio baltico-adriatico, il corridoio mediterraneo, il corridoio scandinavo-mediterraneo e il corridoio Reno-Alpi.
I risultati attesi riguardano l’aumento dell’utilizzo dei treni per il trasporto delle merci, il miglioramento della qualità e della quantità del trasporto ferroviario in particolare nel sud dell’Italia, la riduzione dei tempi di percorrenza lungo le reti ferroviarie di base, la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, l’incremento delle attività dei porti.

Luigi D’Ettorre

PER APPROFONDIMENTI
Documento sul piano di investimenti

Documentazione TEN-T

Dimensione italiana della TEN-T

 

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