Disoccupazione di lungo periodo, sicurezza e salute dei lavoratori, integrazione politiche del lavoro e politiche sociali: le “nuove” sfide del consiglio EPSCO (21.10.2016)

Nell’ultimo Consiglio EPSCO i ministri hanno discusso ed approvato importanti provvedimenti volti a favorire un generale miglioramento del funzionamento del mercato del lavoro.

Disoccupazione di lungo periodo

Negli ultimi anni le Istituzioni europee hanno incrementato gli sforzi per fronteggiare gli alti tassi di disoccupazione di lungo periodo registrati in quasi tutti gli SM. Nonostante le azioni politiche messe in atto, i Ministri hanno sottolineato che i livelli di tale disoccupazione sono ancora preoccupanti e che necessitano di ulteriori sforzi: si registra che circa 10,2 milioni di europei versano in questa condizione che assorbe circa il 50% della disoccupazione totale. L’azione europea dovrà incentrarsi maggiormente sul disoccupato di lungo periodo che si presenta come un individuo “isolato” dal mercato del lavoro, con basso reddito, le cui competenze vanno mano a mano deteriorandosi per mancanza di esercizio. Una fotografia che evidenzia la necessità di un’azione congiunta, frutto di una sinergia tra i ministri del lavoro e delle politiche sociali e quelli dell’Istruzione e della Salute, volta ad incoraggiare i datori di lavoro ad assumere i disoccupati di lungo periodo e superare i limiti imposti dai pregiudizi che configurano l’assunzione dei soggetti svantaggiati da riqualificare come un costo “importante” per l’azienda.  Il Consiglio EPSCO ha inoltre approvato le principali linee delineate nel Quadro degli Indicatori per il monitoraggio della raccomandazione del Consiglio sulla integrazione dei disoccupati di lungo periodo nel mercato del lavoro (12493/16) redatto dal Comitato per l’Occupazione. In quest’ultimo documento il Comitato ha posto l’accento sui differenti andamenti dei tassi di disoccupazione di lungo periodo registrati negli SM: dal 2012, si legge, i tassi di disoccupazione sono diminuiti in alcuni Stati ed aumentati in altri. Un andamento che evidenzia maggiormente il gap tra gli SM, ovvero tra gli effetti delle politiche attuate in tema di mercato del lavoro; questa condizione colpisce maggiormente i soggetti più vulnerabili, quali migranti, lavoratori più giovani e anziani più qualificati; quest’ultimi dovrebbero essere i primi destinatari delle politiche attive del lavoro adottate negli SM, in quanto rappresentano la categoria con maggiori difficoltà nell’inserimento, o re-inserimento, nel mercato del lavoro.
Alti tassi di disoccupazione di lungo periodo incidono negativamente sulla ripresa economica e viceversa; una tendenza, quest’ultima, che deve essere invertita a beneficio della strada intrapresa dalla Strategia Europa2020. Affrontare il flagello della disoccupazione contribuirebbe non solo alla riduzione delle spese per garantire la necessaria assistenza sociale ai disoccupati ma anche ad aumentare le entrate fiscali statali derivanti da reddito da lavoro, dando slancio (almeno secondo la teoria) alla ripresa economica. Le maggiori difficoltà si riscontrano nel fatto che, anche storicamente, in periodi in cui si sono registrati aumenti dei posti di lavoro risultava difficile favorire un reinserimento dei disoccupati di lungo periodo nel mercato del lavoro. Da questo punto di vista la Raccomandazione del Consiglio sull’integrazione dei disoccupati di lungo periodo nel mondo del lavoro mercato, adottata il 15 febbraio 2016, si propone di affrontare il problema, incoraggiando gli Stati membri a: i) definire delle linee programmatiche più nette per supportare la registrazione di chi cerca lavoro; ii) fornire approfondite valutazioni individuali e di orientamento che possano portare ad una specifica offerta di percorso per favorire la reintegrazione lavorativa; iii) individuare in un unico punto di contatto il compito di coordinare il sistema predisposto per favorire il supporto ai disoccupati. L’EMCO ha sviluppato anche un quadro di indicatori per il monitoraggio dell’attuazione della Raccomandazione, la cui prima revisione è prevista per dicembre 2016. Inoltre il meeting informale del Comitato per l’occupazione, tenutosi a Bratislava il 22 settembre 2016, ha evidenziato come, a seguito di un’analisi approfondita dei disoccupati di lungo periodo, la condizione di disoccupato quanto più a lungo si protrae tanto più incide negativamente sull’occupabilità dello stesso e quindi costituisce un maggiore costo per le casse statali.  Per questo il Comitato prima, ed il Consiglio EPSCO dopo, ribadiscono l’importanza dell’implementazione di interventi finalizzati alla prevenzione della disoccupazione di lungo periodo tra i quali si rintracciano: i) favorire un maggior coordinamento pubblico-privato per la gestione dei servizi di accompagnamento al lavoro da erogare ai disoccupati; ii) favorire una maggiore comunicazione diretta agli interessati sui servizi posti per facilitare il re-ingresso nel mercato del lavoro; iii) prestare maggiore attenzione all’azione di follow up degli interventi di politiche attive del lavoro.
Un’altra questione affrontata durante l’incontro ha riguardato l’avanzamento dell’implementazione della Garanzia Giovani all’interno degli SM (COM(2016) 646 final). La Garanzia Giovani, definita nell’Aprile 2013, è un programma volto a favorire l’aumento dell’occupabiità dei Neet (Not in Employment, Education or Training) ovvero coloro che non sono inseriti in alcun percorso formativo o educativo in età da lavoro (15-29 anni). Per il periodo di programmazione 2014-2020 sono stati stanziati circa 12,7 miliardi di euro a valere sia sul Fondo Sociale Europeo che sul fondo Youth Employment Initiative, per finanziare interventi volti a favorire l’ingresso dei giovani Neet nel mercato del lavoro: tra questi, si legge nel report della CE, i registrati sono stati circa 14 milioni e i due terzi hanno ricevuto, dopo la presa in carico, una valida offerta formativa o lavorativa. Il Consiglio EPSCO ha accolto con gran favore la relazione della Commissione che sottolinea, più volte, come gli investimenti su interventi quali Garanzia Giovani, siano stati determinanti per l’approvazione di riforme strutturali dei mercati di lavoro negli SM, i cui effetti sono stati moltiplicati dalle risorse europee messe a disposizione per tali iniziative. Nella fattispecie il Report sottolinea come l’intervento europeo sia stato un vero e proprio acceleratore di riforme per gli Stati rientranti nel Gruppo A (tra i quali anche l’Italia). Per quanto attiene l’Italia il Consiglio ha di fatto sottolineato come le linee europee abbiano rappresentato un volano per il processo di riforma del mercato del lavoro sfociata nel Jobs Act. Nonostante i risultati soddisfacenti, il Consiglio EPSCO ha comunque condiviso con la Commissione la necessità di favorire un maggiore coordinamento e di delineare una più organica struttura organizzativa per la fase di gestione e di monitoraggio dell’avanzamento dell’utilizzo dei fondi europei all’interno dei singoli SM.

Sicurezza e salute nei luoghi di lavoro

In tema di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro è stata proposta la modifica della Direttiva che disciplina le misure da adottare per la protezione dei lavoratori nei luoghi di lavoro ad alto rischio, derivante dall’esposizione ad agenti cancerogeni (Direttiva 2004/37/EC). Nello specifico il Consiglio EPSCO ha proposto sia di aggiornare, incrementandolo, l’elenco degli agenti cancerogeni cui possono essere esposti i lavoratori, ma anche di riesaminare e di modificare, entro la fine del 2016, i valori limite di esposizione stabiliti per ogni agente cancerogeno. Tra le sostanze che destano maggiore preoccupazione si rintracciano la silice cristallina, le polveri di legno massiccio, il benzene ed il cloruro di vinile. Il Consiglio ha inoltre raggiunto un accordo politico sulla Direttiva riguardante l’attività di pesca che attua la precedente intesa tra le parti sociali a livello europeo, come la Confederazione delle cooperative agricole dell’UE (COGECA), la Federazione europea dei lavoratori dei trasporti e l’Associazione delle organizzazioni nazionali delle imprese di pesca. L’accordo chiarisce la legislazione europea sulle condizioni di lavoro del settore della pesca attraverso la fusione tra le disposizioni esistenti con le nuove disposizioni definite nell’ambito della Convenzione dell’International Labour Organization (ILO). Obiettivo principale è quello di creare i presupposti affinché vi sia una reale parità di condizioni di lavoro tra tutti i lavoratori europei, inclusi coloro che operano nel settore della pesca.

Integrazione politiche del lavoro- politiche sociali

Durante la riunione il Consiglio EPSCO ha sottolineato e ribadito la necessità di favorire l’integrazione tra politiche del lavoro e le politiche sociali adottate dagli SM, approvando il parere New skills agenda for Europe del Comitato per l’occupazione (12485/16). I Ministri hanno confermato il loro sostegno agli obiettivi delineati nel suddetto pacchetto, sottolineando l’incessante bisogno di plasmare la formazione professionale in base alle esigenze registrate nel mercato del lavoro, e quindi di incentrare l’attenzione su riqualificazione, aggiornamento delle competenze, rafforzamento delle competenze trasversali, per favorire anche una maggiore educazione all’imprenditorialità ed alle abilità digitali. Aumentare la competitività della forza lavoro dovrebbe andare, però, di pari passo con gli interventi di inclusione sociali diretti ai soggetti più vulnerabili come i disoccupati ed i migranti. In aggiunta, è stata rilevata l’importanza di coinvolgere tutte le parti interessate sia pubbliche che private, come le istituzioni educative, le scuole le associazione dei datori di lavoro, le associazioni dei lavoratori, a livello nazionale e locale.

Nel Consiglio del 13 ottobre, inoltre, i Ministri hanno confermato per l’anno 2016 le linee guida per la definizione delle politiche occupazionali definite dalla Decisione (UE) 2015/1848 del Consiglio del 5 ottobre 2015 sugli orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell’occupazione per il 2015. Con molta probabilità le stesse linee guida verranno confermate anche per il 2017.  Le linee guida possono essere così sintetizzate: rilanciare la domanda di lavoro che sia realmente di qualità, rafforzare l’offerta di lavoro, le qualifiche e le competenze (andando a potenziare gli interventi quali Garanzia Giovani e la YEI), rafforzare il funzionamento dei mercati del lavoro, stimolare l’inclusione sociale, combattere la povertà e promuovere le pari opportunità.

In conclusione si può notare come il Consiglio EPSCO stia concentrando l’attenzione sulla riduzione della disoccupazione di lungo periodo, una sfida che colpisce non solo i giovani ma anche persone già inserite nel mercato del lavoro che rischiano di vedersi “appassire” le competenze acquisite durante l’attività lavorativa. L’obiettivo generale è quindi quello di garantire un alto livello di occupabilità dei soggetti più vulnerabili (giovani, anziani e migranti), ovvero far in modo che questi siano appetibili al mercato del lavoro. Per raggiungere tale obiettivo è però necessaria un’azione su più livelli (europeo, nazionale ed anche locale) che richiede un costante dialogo e coordinamento tra policymaker e stakeholder per la definizione di politiche strutturali del mercato del lavoro che siano realmente in grado di fronteggiare le conseguenze occupazionali della crisi economico-finanziaria attuale. Infine, il Consiglio EPSCO, ma anche la Commissione Europea, hanno ribadito l’importanza di risolvere in positivo il gap tra i tassi di disoccupazione di lungo periodo che si registrano negli SM, per dare una reale spinta verso il raggiungimento della crescita intelligente, sostenibile e solidale che è alla base della Strategia Europa2020.

Annalisa Di Tonno

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