Dal Vertice di New York su “Sustainable Development Goals” all’imminente Conferenza di Parigi sul cambiamento climatico: l’iter innovativo dell’Agenda 2030 (02.10.2015)

In occasione del discorso tenuto il 9 settembre scorso da Jean-Claude Juncker sullo stato dell’Unione, rivolto al Parlamento europeo, e in riferimento ai progressi ottenuti in merito alle priorità della Commissione europea, la lotta al cambiamento globale ha rappresentato e rappresenta una delle tematiche fondamentali su cui riflettere. La questione ambientale, infatti, è in grado di unire lo spirito dei cittadini europei e proiettare l’intero continente verso le sfide globali più complesse. Il Presidente della Commissione europea, nella medesima circostanza, ha sottolineato l’importanza della stabilità climatica e quanto lo sviluppo economico incida sul piano ambientale delle risorse e della salute: “il controllo di una diga o di un lago può avere un’importanza strategica superiore al controllo di una raffineria di petrolio”.

A dicembre si terrà la 21ª sessione della conferenza delle parti (COP 21) della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) e l’Unione Europea, a marzo ha fissato come obiettivo il vincolo di ridurre entro il 2030 le emissioni di almeno il 40% rispetto ai valori risalenti al 1990. L’ambizione annunciata dalla Commissione europea dovrà essere supportata dai partner internazionali per raggiungere un accordo mondiale solido e vincolante. Le aspettative della Conferenza di Parigi sarebbero alte, a tal punto da rendere il Vertice degno successore di Kyoto, affinché si possa proiettare, dal 2015, una solida strategia a lungo termine in grado di ridurre le emissioni di carbonio e abbandonare i combustibili fossili, progressivamente, entro la fine del secolo corrente.

Finora le normative introdotte dall’Unione Europea, come il sistema di scambio delle quote di emissione, hanno prodotto risultati efficienti, anche se non esaustivi, e lo sviluppo delle energie rinnovabili stanno rendendo l’UE un leader mondiale nel settore; infatti, l’indotto genera un milione di posti di lavoro ed un fatturato complessivo di 130 miliardi di euro. Le esportazioni dell’UE, che riguardano le energie rinnovabili, raggiungono i 35 miliardi di euro e le imprese degli Stati membri detengono ben il 40% dei brevetti per tecnologie rinnovabili, con l’auspicio che l’innovazione e i mercati interconnessi possano migliorare il settore verde attraverso la realizzazione dell’Unione dell’energia.

Nei giorni scorsi, a New York, ha avuto luogo il Vertice straordinario delle Nazioni Unite al palazzo di vetro per discutere gli obiettivi di sviluppo sostenibile, Sustainable Development Goals, e sono stati adottati 17 obiettivi primari per i prossimi 15 anni. I nuovi obiettivi seguono quelli del Millennium Development Goals che furono approvati per il periodo 2000 – 2015 e i 193 Stati membri dell’ONU hanno aderito, formalmente, all’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.  Il nuovo programma prevede un quadro globale per eliminare la povertà, la disuguaglianza e il degrado ambientale, in virtù di una diversa strategia per cibo, energia e sicurezza idrica, al fine di tutelare la biodiversità in funzione di una crescita produttiva sostenibile.

Il Vertice di New York dovrebbe indurre i Paesi ad utilizzare le risorse in modo più efficiente e meno dannoso — evitando, per esempio, l’utilizzo di sussidi per i combustibili fossili — e ciascuna nazione sarà tenuta a fornire piani di sviluppo per garantire le misure di investimento e la loro dotazione concreta. In questa prospettiva, l’Agenda 2030 prevede un insieme ambizioso di obiettivi che saranno sorretti da sovvenzioni private e aiuti pubblici allo sviluppo e, in questo contesto, l’Unione Europea intende, con l’iniziativa della strategia sull’economia circolare, proporre modelli di produzione e consumo maggiormente sostenibili.

Il Vertice ONU tenutosi tra il 25 e il 27 settembre, come affermato dal vicepresidente della Commissione europea Frans Timmermans, influenzerà notevolmente tutte le politiche interne ed esterne all’UE, che saranno rivolte verso uno sviluppo sostenibile declinato sotto tre aspetti: economia, ambiente e società. L’equilibrio fra questi tre settori rappresenta l’innovazione dell’ “Agenda 2030” rispetto alla precedente Agenda per lo sviluppo post-2015 e, dunque, per conseguire gli obiettivi da raggiugere occorreranno progressi simultanei su tre fronti e in modo integrato.

Affrontare, concretamente, le problematiche derivanti dal cambiamento climatico, è uno dei 17 obiettivi primari dell’Agenda 2030, adottata dal Vertice di New York, e mira ad una mobilitazione di 100 miliardi di dollari all’anno entro il 2020 per affrontare le esigenze dei Paesi in via di sviluppo e mitigare le catastrofi legate al clima. In occasione della riunione del Consiglio Ambiente, avvenuta il 18 settembre, con la Presidenza lussemburghese, è stata adottata la decisione sulla riserva stabilizzatrice del mercato, riguardante il sistema per lo scambio di quote di emissione dei gas a effetto serra dell’UE.

Con l’attesa della Conferenza sul cambiamento climatico che si terrà a Parigi, l’Unione Europea ha l’ambizione di mantenere un ruolo guida nella tutela ambientale e raggiungere un accordo globale, giuridicamente vincolante e dinamico, al fine di mantenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2 gradi Celsius. Inoltre, come traguardo principale sottolineato dal Consiglio, le emissioni globali di gas a effetto serra dovranno stabilizzarsi entro il 2020, successivamente essere ridotte della metà entro il 2050 rispetto ai valori del 1990 e  risultare vicine allo zero entro il 2100.

In merito al sistema per lo scambio di quote di emissione dei gas a effetto serra, nel dettaglio, il Consiglio Ambiente ha adottato la decisione sulla creazione di una “riserva stabilizzatrice del mercato” per ridurre gli squilibri tra domanda e offerta nell’ambito dell’Emissions Trading Scheme dell’Unione Europea. Quest’ultimo rappresenta il principale strumento di adottato dall’Ue, in attuazione del Protocollo di Kyoto, con l’obiettivo di ridurre le emissioni di gas a effetto serra nei settori industriali caratterizzati per le maggiori emissioni prodotte. Il sistema in questione è stato introdotto con la direttiva 2003/87/CE, seguita da successive modifiche, e rappresenta lo strumento per fissare un tetto massimo delle emissioni consentite agli operatori dei settori energivori.

Le industrie di settore possono, tuttavia, acquistare e vendere sul mercato diritti di emissione CO2, sotto forma di quote, secondo le esigenze produttive e in base a dei limiti stabiliti. Il procedimento, introdotto dalla direttiva citata in precedenza, è iniziato dal primo gennaio 2005, così che ogni impianto, in grado di emettere elevati volumi di CO2, non può funzionare senza un’autorizzazione ad emettere gas e ogni anno deve monitorare le proprie emissioni, compensandole con la vendita o l’acquisto di quote europee (European Union Allowances e European Union Aviation Allowances).
Gli operatori dei settori energivori possono, così, investire per ridurre le emissioni di CO2, introducendo tecnologie a basso contenuto di carbonio e efficienti sul piano energetico, oppure acquistare quote attraverso aste pubbliche europee.
Il numero di quote messe in circolazione viene definito, a livello europeo, in base agli obiettivi UE previsti per il 2020, ovvero la riduzione del 20% delle emissioni rispetto al 1990, e quelli per il 2030 con l’auspicio di una riduzione pari al 40%.

Ogni anno l’Unione Europea fissa un limite per le emissioni complessive, derivanti dalle attività di centrali elettriche e industrie ad alta intensità energetica, dunque, entro questa soglia è possibile acquistare o vendere ciascuna quota, che rappresenta singolarmente il diritto di emettere una tonnellata di CO2 o il quantitativo equivalente di un altro gas a effetto serra. Con l’introduzione della riserva stabilizzatrice del marcato, se il numero totale di quote di emissione supera una certa soglia, una parte delle quote messe sul mercato viene ritirata automaticamente e viene integrata nella riserva. Se, invece, si verifica l’opposto, le quote assorbite dalla riserve vengono reimmesse sul mercato per la domanda o l’offerta da parte degli operatori di settore. L’introduzione del nuovo strumento di controllo per l’efficacia del sistema di scambio delle quote nasce dallo squilibrio che in questi anni si è verificato tra la domanda e l’offerta, in particolare, con un’eccedenza ingente di quote che ha ridotto nel tempo il prezzo delle quote e, di conseguenza, anche l’incentivo ad investire in tecnologie verdi. Se tali squilibri del mercato delle quote si dovessero ripetere, questi potrebbero incidere negativamente sulla capacità del sistema di scambio delle quote dell’Unione Europea e sul conseguimento dei relativi obiettivi.

La decisione sulla creazione di una riserva stabilizzatrice del mercato delle quote risulta ora adottata, in prima lettura, con l’approvazione del Consiglio e prevede la costituzione di tale riserva stabilizzatrice nel 2018 e la sua operatività a partire dal 2019. Verranno integrare nella riserva, inoltre, le quote di backloading, ovvero le quote la cui messa all’asta è stata posticipata dal periodo 2014-2016 agli anni 2019-2020, ed anche le quote non assegnate, che saranno integrate nel 2020. Dopo l’approvazione del Parlamento europeo, a luglio del 2015, e del Consiglio a settembre, il testo finale, con cui viene adottata la riserva stabilizzatrice, prevede un riesame della riserva, tenendo in considerazione anche l’impatto che essa possa avere sulla crescita economica, sull’occupazione e sulla competitività.

In virtù degli episodi di cronaca che hanno investito parte dell’industria automobilistica europea, in merito alla vicenda Volkswagen e alla manipolazione degli impianti per aggirare le norme sulle emissioni di gas inquinanti, la Commissione europea ha sottolineato l’importanza del rispetto rigoroso delle norme in materia di frodi e la necessità di svolgere indagini in merito, al fine di facilitare lo scambio di informazioni tra gli Stati membri. Nel 2016 verrà, inoltre, introdotta una nuova procedura di prova delle emissioni reali prodotte durante la guida, nonostante ci sia anche la necessità di raggiungere un accordo  sul metodo di omologazione in caso di divergenze nei test. Tuttavia, il responsabile per il Mercato interno, Eslżbieta Bieńkowka, ha già invitato la Presidenza lussemburghese a discutere nei dettagli i provvedimenti da adottare per avere un sistema di analisi reale delle emissioni.

Fabio D’Apollo

 

Per saperne di più:

Preparazione della convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici e della riunione delle parti del protocollo di Kyoto-CMP 11 (pdf)
Documento introduttivo dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite in merito all’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile (pdf)
Portale del Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite – Sustainable Development Goals
Finanziamento dello Sviluppo Sostenibile dopo il 2015: i contributi chiave dell’Unione Europea

 

 

 

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