Crisi libica, Siria e flussi migratori al centro dell’agenda del Consiglio Affari Esteri – Lussemburgo, 12 ottobre 2015 (17.10.2015)

Il dibattito in seno al Consiglio, nella sua formazione che ha riunito i ministri degli esteri dell’Unione, è stato incentrato soprattutto su tre questioni i cui caratteri e dinamiche sono intimamente connesse e contribuiscono a delineare un mosaico di instabilità regionale, con ripercussioni significative a livello europeo.
Libia. Quello che costituisce uno dei teatri più critici della regione del Medio Oriente e del Nord Africa è stato al centro della riunione dei ministri degli esteri dell’UE, che hanno discusso i recenti ed importanti sviluppi politici. L’UE ha accolto con soddisfazione, al riguardo, l’accordo politico presentato ai delegati libici lo scorso 8 ottobre dal Rappresentante Speciale delle Nazioni Unite e capo della UNSMIL (United Nations Support Mission in Libya), lo spagnolo Bernardino Lèon. Allo stesso modo, i ministri degli esteri, nelle conclusioni del meeting, hanno espresso il loro apprezzamento per la nomina delle personalità politiche che avranno il compito, in virtù dell’accordo per un governo di unità nazionale, di formare un nuovo esecutivo. I rappresentanti europei hanno invitato le parti a porre in essere tutti gli strumenti in grado di assicurare la formazione di un governo di unità nazionale che costituirebbe, secondo Bruxelles, un primo significativo passo verso una transizione pacifica ed una ripresa dell’economia frenata dalle divisioni e le lotte intestine. Il vertice ha anche manifestato il pieno supporto europeo, a vari livelli ed attraverso diversi canali di cooperazione, al futuro governo libico. Nei prossimi giorni se ne saprà di più. L’accordo promosso da Lèon e sostenuto dall’UE sarà discusso dal Parlamento di Tobruk e dal Congresso Nazionale di Tripoli. Un eventuale rigetto da parte degli attori coinvolti certificherebbe la divisione del paese. Importante ricordare che il 20 ottobre scade il mandato di Lèon. Il suo successore sarà il tedesco Martin Kobler, sino ad ora capo della missione ONU in Congo.
Siria. Come prassi ormai usuale, la riunione dei ministri degli affari esteri UE ha canalizzato parte delle attenzioni sul conflitto siriano. In questa sede, si è sottolineata l’urgenza di intraprendere – per far fronte a quella che nelle stesse conclusioni del Consiglio viene definita come la più grande catastrofe umanitaria della storia recente – azioni volte alla cessazione delle ostilità e della guerra civile, con l’instaurazione di un processo di transizione politica che porti ad una situazione di stabilità duratura. D’altra parte, i ministri UE hanno posto l’accento sull’altro capitolo prioritario, quello della sicurezza, che vede il territorio siriano permeabile all’intervento di attori esterni, con al centro la lotta contro lo Stato Islamico (IS). Bruxelles ha ribadito il supporto agli sforzi posti in essere dalla Nazioni Unite, nelle vesti del suo inviato speciale, Staffan de Mistura. Si è rivolto uno specifico appello alle forze di opposizione moderate (“moderate political opposition”) ed alle relative forze armate, di agire con una comunità di intenti tale da renderle una credibile alternativa agli occhi del popolo siriano. A livello regionale, i rappresentanti UE hanno dichiarato la volontà politica di impegnarsi con attori quali l’Arabia Saudita, l’Iran, l’Iraq e la Turchia, insieme ad altri partner internazionali, nel quadro ONU, al fine di creare le condizioni per una soluzione del conflitto e per una transizione politica inclusiva. A tal fine, il Consiglio ha richiamato la sua decisione di incaricare l’Alto Rappresentante, Federica Mogherini, del compito di esplorare le opportunità di cooperazione regionale. Inevitabile il riferimento al recente coinvolgimento della Russia. Il Consiglio ha evidenziato come gli attacchi militari di Mosca, che secondo il consesso vanno oltre lo Stato Islamico o altri gruppi terroristi, debbano cessare. Essi, si sottolinea nelle conclusioni, non fanno altro che destabilizzare ulteriormente la già complicata situazione. Al contrario, si invita la Russia a collaborare verso il comune obiettivo della soluzione pacifica del conflitto e favorire la messa in atto da parte del regime siriano di misure volte a tale scopo secondo le linee tracciate dalla risoluzione 2139 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Sul versante umanitario, i ministri degli esteri UE hanno reiterato l’impegno all’assistenza ai rifugiati siriani e alla popolazione civile che fugge dalla guerra. Alla cifra già stanziata di 4 miliardi di euro, l’Unione ha in tal senso manifestato la volontà di incrementare l’assistenza a lungo termine. Parallelamente, si è concordi sulla necessità di coinvolgere altri partner in tale azione di assistenza. Una cooperazione da effettuare con paesi limitrofi quali il Libano, la Turchia e la Giordania per assicurare rifugio, accesso alle strutture sanitarie e all’istruzione ai rifugiati, anche grazie ad ulteriori risorse economiche.
Politiche migratorie. Gli attuali flussi migratori diretti soprattutto verso l’Europa costituiscono un fenomeno di proporzioni storiche. L’UE, come accaduto in altre circostanze, ha ribadito la necessità di affrontare le cause che sono alla radice del fenomeno migratorio: condizioni economiche e sociali precarie, instabilità politica, guerre, violazioni di diritti umani, cambiamenti climatici. La necessità manifestata di porre in essere politiche quanto più coordinate, si afferma nelle conclusioni, tra paesi di accoglienza, di origine e transito va di pari passo con il sostegno europeo alle risultanze – in particolare la Dichiarazione – della High Level Conference sul Mediterraneo Orientale ed i Balcani Occidentali svoltasi lo scorso 8 ottobre a Lussemburgo. Si è individuato, tra le altre, nella Comunicazione dell’Alto Rappresentante e della Commissione (“Addressing the Refugee Crisis in Europe: the Role of the EU External Action”) dello scorso 9 settembre un riferimento importante della politica europea sul tema. I ministri UE hanno evidenziato la centralità del dialogo con i paesi partner, soprattutto africani nell’ambito dello EU-Africa Migration and Mobility dialogue, al fine di affrontare le questioni principali, sia sul fronte dell’aiuto umanitario che dell’aiuto allo sviluppo. Su questa linea, il Consiglio ha rilanciato il suo appello alla Commissione di proporre entro sei mesi un pacchetto di misure in grado di rafforzare la cooperazione con i paesi terzi. L’importanza del dialogo con attori regionali è certificato tra l’altro dai recenti summit che hanno visto protagonisti l’Alto Rappresentante UE, Federica Mogherini, e, nell’ordine, i ministri del G5 Sahel, Niger, Senegal, Etiopia, oltre al vertice in calendario (20 ottobre) con la Commissione dell’Unione Africana. Parallelamente alla cooperazione con attori regionali, si invita parimenti ad instaurare una più profonda partnership con agenzie e programmi ONU quali il World Food Programme, l’UNHCR e l’UNDP. All’obiettivo della riduzione dei flussi concorrono, individuati dallo stesso Consiglio, gli sforzi profusi per la soluzione della crisi in Libia, tra i teatri di instabilità più rilevanti della regione.
Infine, i ministri UE hanno discusso il futuro delle relazioni tra l’Unione Europea ed i paesi ACP (African Caribbean and Pacific) in vista della scadenza dell’accordo di Cotonou.
Diego Del Priore
Per saperne di più:
Piano Lèon
Comunicazione Commissione e Alto Rappresentante sulle politiche migratorie
Accordo di Cotonou

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