Consiglio Trasporti, Telecomunicazioni ed Energia del 26/11/2015: le novità sul sistema di governance dell’Unione dell’Energia (09.12.2015)

In occasione del Consiglio Trasporti, Telecomunicazioni ed Energia del 26/11/2015 sono state approvate le norme sui crediti alle esportazioni riguardanti le centrali elettriche a carbone, per cui si profilerebbe un quadro normativo in grado di apportare un uso efficiente dell’energia e utile ad una governance più consapevole della tutela ambientale. In considerazione delle gravi problematiche inerenti al processo del cambiamento climatico, dovuto principalmente alle notevoli emissioni di CO2, la proposta di regolamento raggiunta in sede di Consiglio permetterebbe di promuovere l’innovazione e la costante produzione energetica con un uso più consapevole per i consumatori. Quest’ultimi avrebbero accesso ad un consumo più informato per moderare la loro domanda energetica nel contesto dell’Unione Europea.

In questa prospettiva, ciascun Paese dell’UE deve poter determinare il proprio mix energetico affinché nel 2030 si possa raggiungere la quota del 27% di energia proveniente da fonti rinnovabili. La proposta di regolamento, in linea con gli intenti del programma di Presidenza lussemburghese per una maggiore integrazione dei Paesi, porterebbe ad un’Unione dell’Energia più consapevole, secondo l’opinione del Ministro lussemburghese Schneider.
L’orientamento dell’UE si basa sui risultati del report fornito dalla Commissione europea sullo stato dell’Unione dell’energia, presentato dal Commissario Sefcovic e che include un’analisi della situazione energetica al livello comunitario, ma anche in funzione di ciascun singolo Stato membro.

Le conclusioni del Consiglio, inoltre, hanno sottolineato la necessità per l’Unione dell’Energia di perseguire una politica climatica lungimirante e, dunque, stabilire una governance trasparente che possa monitorare i progressi collettivi degli Stati membri, per equilibrare le esigenze climatiche con quelle energetiche attraverso i Piani nazionali sull’energia. In particolare, i suddetti Piani nazionali copriranno il periodo 2021-2030 e dovranno rispettare la sicurezza energetica di ciascun Paese membro, ma anche le necessità del mercato interno, la moderazione della domanda energetica e, infine, decarbonizzare l’economia, se pur nel rispetto della competitività.

Rispettando l’orientamento generale, l’Olanda ha presentato il programma di lavoro della prossima Presidenza semestrale nel settore energetico, indicando le priorità che, nello specifico, riguardano un’implementazione dell’Unione energetica sotto il profilo cooperativo delle regioni, l’utilizzo di indicatori e di una metodologia al fine di ottenere modelli standardizzati per i Piani nazionali energetici, una revisione del mercato per la sicurezza dell’approvvigionamento di gas per ciascuno Stato membro e l’istituzione di un meccanismo in grado di accertare lo scambio di informazioni a livello intergovernativo per una maggior consapevolezza sulle strategie di stoccaggio, riscaldamento e raffreddamento.

Tra l’UE ed il Regno del Bhutan, inoltre, è stata approvata la cooperazione in materia ambientale al fine di riconoscere l’ambizioso contributo del Bhutan per la ventunesima Conferenza delle Parti sul cambiamento climatico che si sta tenendo in questi giorni a Parigi. Il Paese in questione, infatti, si impegna a ridurre notevolmente l’uso delle fonti tradizionali e a mantenere il 60% della copertura forestale nel suo territorio. Si auspica che l’obiettivo di un accordo giuridicamente vincolante sulla riduzione delle emissioni, in tutti i settori dell’economia per il 40% entro il 2030, trovi riscontro positivo, dopo la Conferenza di Parigi, da parte di tutti i Paesi partecipanti con la concreta adesione agli impegni assunti.

La novità più importante riguarda l’approvazione di nuove norme in materia di crediti all’esportazione per le centrali elettriche a carbone sulla base delle analisi effettuate dall’OCSE. Il Consiglio, approvando la nuova normativa, introduce un contributo sostanziale dell’UE per i negoziati sul cambiamento climatico della COP 21; infatti, vengono stabiliti termini e condizioni finanziarie che si applicheranno ai crediti all’esportazione per i futuri progetti dal 1° gennaio del 2017, riducendo drasticamente il sostegno pubblico per le centrali a carbone. L’UE ha svolto un ruolo principale nella realizzazione del nuovo corpo normativo, attraverso lunghi negoziati e l’accordo con altri Stati, tra cui l’Australia, il Canada, il Giappone, la Corea del Sud, la Nuova Zelanda, la Norvegia, la Svizzera e gli Stati Uniti.

In merito allo status attuale dell’Unione dell’Energia, la Commissione europea ha pubblicato, per la prima volta, una relazione che affronta i progressi raggiunti durante l’anno, in prospettiva della transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio e individuando le aree di intervento più importanti sul piano strategico. La relazione sottolinea il necessario coinvolgimento dei cittadini affinché il processo di adeguamento ai cambiamenti climatici avvenga in modo socialmente equo e le stesse imprese che operano nel mercato interno possano modificare i loro piani industriali, contemplando iniziative nel campo delle energie rinnovabili e, così, cogliere anche l’occasione di evolvere nuove opportunità per il mercato del lavoro. La strategia sinora adottata, tuttavia, sia per quanto concerne le fonti rinnovabili che per la sicurezza energetica, ha dato buoni risultati ai fini dell’efficienza e della competitività. Si evince dalla relazione della Commissione che, tuttavia, nonostante i progressi ottenuti sinora, gli sforzi degli Stati membri rappresentano un risparmio dell’energia primaria che raggiunge solo il 17,6% rispetto alle proiezioni del 20% del 2020. Nell’ambito del consumo energetico, dunque, i mercati del gas e dell’elettricità non funzionano come dovrebbero.

Fabio D’Apollo

 

Per saperne di più:
La Comunicazione sullo stato dell’Unione dell’energia
Quadro per le politiche dell’energia e del clima per il periodo dal 2020 al 2030
L’Unione dell’energia e la politica in materia di cambiamenti climatici

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