Consiglio Istruzione, gioventù, cultura e sport: i giovani e i loro talenti al centro dell’Unione, le opportunità per gli adulti, le “relazioni culturali internazionali”, e lo sport come strumento di crescita personale (25.11.2016)

Introduzione. Il 21 e il 22 novembre 2016 si è riunito a Bruxelles il Consiglio dell’Unione europea nella formazione “Istruzione, gioventù, cultura e sport”.
Come è noto, tali materie sono di competenza degli Stati membri; infatti, il ruolo dell’Unione europea in questi settori è quello di fornire un quadro all’interno del quale gli Stati possano cooperare al fine di scambiare informazioni utili e di interesse comune. Per questa ragione il Consiglio adotta in particolare misure di incentivazione e raccomandazioni ma può anche adottare atti legislativi su materie quali audiovisivi e riconoscimento reciproco dei diplomi. Le azioni dell’UE in materia di istruzione, gioventù, cultura e sport sono intese a preservare il patrimonio culturale europeo, a sostenere il settore culturale e quello creativo, a incoraggiare la mobilità degli studenti e degli insegnanti e a promuovere l’attività fisica e l’inclusione sociale mediante lo sport.
Durante la riunione dei giorni scorsi, presieduta dai presidenti Peter Plavčan e Marek Maďarič – rispettivamente Ministro dell’Istruzione, della Ricerca, della Scienza e dello Sport e Ministro della cultura della Slovacchia – i Ministri competenti hanno incentrato le discussioni su temi eterogenei e generali.

Le conclusioni sulla Gioventù hanno riguardato i seguenti temi:

1. Nuovi approcci nell’animazione socioeducativa dei giovani. La Presidenza, prima di iniziare ad analizzare i punti all’ordine del giorno, ha illustrato brevemente l’esito della riunione informale con i rappresentanti delle organizzazioni dei giovani nella quale è stata affrontata la questione della visione dei giovani e del ruolo dei governi e della società.
I rappresentanti delle organizzazioni giovanili si sono dichiarati ottimisti per quanto riguarda il loro futuro, sottolineando tuttavia che esistono ancora delle difficoltà che impediscono il pieno sviluppo del loro potenziale. Per tale ragione è necessario che vengano costruiti maggiori collegamenti tra i giovani e le società europee.
La Presidenza ha sottolineato che questo “dialogo strutturato” è un prezioso strumento per i responsabili politici in quanto permette loro di essere informati sulla situazione di vita reale dei giovani e di ascoltare il loro parere sulla politiche per la gioventù.
Il primo punto all’ordine del giorno ha riguardato l’adozione da parte del Consiglio delle conclusioni sulla promozione di nuovi approcci nell’animazione socioeducativa per scoprire e sviluppare le potenzialità dei giovani. Il Consiglio ha sottolineato la necessità di riconoscere che i giovani hanno talenti e potenzialità nascosti e l’UE e gli Stati membri devono sostenere e promuovere l’attuazione di politiche intersettoriali efficaci che possano incoraggiarli, sostenerli e aiutarli a realizzarle appieno, impegnandosi anche a raggiungere i giovani di diversa provenienza, i giovani emarginati, svantaggiati e che si trovano in situazioni di vita difficili.
Il Consiglio ha sottolineato l’importanza di riflettere sui nuovi contesti in cui i giovani trascorrono il loro tempo (ad esempio le moderne infrastrutture urbane e gli spazi virtuali) e sulla necessità di tenere conto, nello sviluppo dell’istruzione e della formazione degli animatori socio educativi, dei nuovi approcci che utilizzino strumenti online e offline innovativi.
Gli Stati membri sono invitati a lavorare a stretto contatto con le parti interessate, tra cui decisori politici a livello nazionale, regionale e locale, volontari impegnati nell’animazione socioeducativa, prendendo in considerazione la raccolta e l’analisi periodica di informazioni sulle tendenze di vita dei giovani e sostenere la diffusione dei risultati.

2. Giovani europei al centro di una moderna Unione europea. I Ministri hanno avuto uno scambio di opinioni sul modo di avvicinare i giovani al progetto europeo, dando seguito ai dibattiti tenutisi durante il vertice informale di Bratislava di settembre scorso. Infatti, uno degli obiettivi stabiliti nella Dichiarazione di Bratislava  è proprio quello di “creare un futuro economico promettente per tutti, preservare il nostro modo di vivere e offrire migliori opportunità ai giovani”.
Nel contesto storico attuale dell’Europa è fondamentale coinvolgere le giovani generazioni nel progetto europeo. A seguito degli attacchi terroristici in Europa, del referendum nel Regno Unito, della crisi migratoria, dell’ascesa dei partiti nazionalisti in molti Stati membri e dell’alto tasso di disoccupazione (soprattutto giovanile), è emerso che è necessario promuovere i valori europei fondamentali come la democrazia, la non discriminazione, la tolleranza, la solidarietà e lo stato di diritto.
Due oratori esterni dello European Broadcasting Union (EBU), hanno portato il loro contributo, ossia il Presidente dell’EBU, Jean-Paul Philippot e un giovane membro dell’EBU, Madiana Asseraf.
I due ospiti hanno presentato i principali risultati del sondaggio promosso dall’EBU “Generation WHAT?” dai quali emerge che le principali preoccupazioni dei giovani europei sono la mancanza di un senso di sicurezza e di giustizia, la scarsa integrazione, la mancanza di opportunità e di prospettive per un futuro migliore. Inoltre, è emerso che la radicalizzazione e l’estremismo violento, l’ascesa di partiti di ultra-sinistra uniti a quelli di ultra-destra e le recenti ondate migratorie hanno contribuito ad una maggiore polarizzazione della società e all’aumento della xenofobia.
Il commissario Navracsics ha voluto mettere in risalto le due iniziative presenti nel programma della Commissione per il 2017: il “Servizio volontario europeo” (nel quadro del programma Erasmus +) e la nuova iniziativa europea della gioventù, “Corpo europeo di solidarietà”, la quale offrirà ai giovani sotto i 30 anni la possibilità di sostenere un’organizzazione non governativa (ONG), un’autorità locale o una società privata attiva nell’affrontare situazioni difficili in tutta l’Unione europea.
I ministri hanno accolto con favore le dichiarazioni dei relatori e delineato una serie di iniziative e misure concrete già in messe in atto a livello nazionale per affrontare questi problemi. Inoltre hanno concordato che è necessario: migliorare la comunicazione con i giovani utilizzando gli strumenti che gli stessi giovani normalmente impiegano; aumentare le possibilità di mobilità e volontariato favorendo così sia lo sviluppo personale che l’acquisizione di nuove competenze e migliorando così anche l’occupabilità; promuovere l’azioni civica attiva per migliorare il riconoscimento dei valori europei come la solidarietà e la tolleranza; promuovere la coesione sociale, facendo in modo che i giovani sentano che i progetti europei possono contribuire a migliorare la loro vita, utilizzando al meglio Erasmus + e gli altri programmi comunitari; aumentare le competenze digitali dei giovani lavoratori; ampliare e rafforzare il dialogo strutturato, tenendo conto della diversità dei giovani.
Infine i ministri hanno convenuto di sostenere le raccomandazioni della Conferenza slovacca UE tenutasi a Košice lo scorso ottobre la quale ha avuto ad oggetto la tematica “Permettere a tutti i giovani di impegnarsi in un’Europa diversa, connessa ed inclusiva”.
Per poter raggiungere tali obiettivi il Consiglio ha richiesto che venga garantita un’ampia cooperazione intersettoriale tra gli Stati membri.

Per quanto riguarda il settore dell’Istruzione le tematiche affrontate sono state:

1. Nuova agenda per le competenze. Il Consiglio ha adottato le conclusioni del Comitato per l’istruzione con una risoluzione su una “nuova agenda per le competenze per un’Europa inclusiva e competitiva”. La nuova Agenda copre settori quali lo sviluppo delle competenze di base per migliorare l’occupabilità e la partecipazione attiva della popolazione, il riconoscimento reciproco delle qualifiche, il supporto sia per l’istruzione e la formazione professionale e che per l’istruzione superiore, lo sviluppo del potenziale dell’economia digitale volto a promuovere “investimenti nel capitale umano lungo tutto l’arco della vita”
Nella risoluzione è stato inoltre messo in evidenza che l’istruzione e la formazione non solo servono a preparare le persone per il mercato del lavoro, ma sono un importante contributo anche per l’inclusione sociale e per l’accrescimento di cittadini impegnati e attivi. È stata inoltre sottolineata la necessità di avere a disposizione insegnanti e formatori eccellenti per sviluppare un’ampia serie di competenze necessarie per la vita e l’attività professionale.
Risulta inoltre fondamentale collegare maggiormente istruzione e formazione con il mondo del lavoro; tali collegamenti contribuiscono a garantire la flessibilità dei sistemi di istruzione e formazione rendendoli in grado di adeguarsi ai cambiamenti della società e del mercato del lavoro. È ugualmente importante promuovere l’impegno dei datori di lavoro nei confronti dell’apprendimento permanente dei loro lavoratori.
I settori dell’istruzione e della formazione devono rispondere anche all’obiettivo più a lungo termine di sviluppare la mentalità flessibile e la curiosità necessarie per adattarsi ed acquisire le nuove conoscenze, abilità e competenze, ancora non identificate, che saranno necessarie per orientare lo sviluppo tecnologico del futuro.
Per riuscire a porre in essere le misure delineate nella Nuova Agenda sarà necessario un coordinamento efficiente ed efficace a livello dell’UE nel settore dell’istruzione e che venga garantito un adeguato finanziamento dell’UE per permettere la sostenibilità delle azioni.

2. Nuove opportunità per gli adulti. Il Consiglio ha raggiunto un accordo politico in merito a una raccomandazione su nuove opportunità per gli adulti nel quadro della garanzia per le competenze proposta dalla Commissione. L’obiettivo è fornire agli adulti scarsamente qualificati la possibilità di acquisire una serie di competenze, conoscenze e abilità rilevanti per il mercato del lavoro e la partecipazione attiva nella società. Agli adulti dovrebbe essere offerto un apprendimento flessibile in base al proprio profilo e alle esigenze del mercato di lavoro locale, regionale e nazionale. Si vuole inoltre incoraggiare il riconoscimento e la certificazione delle capacità e delle competenze acquisite sotto forma di titolo di studio.
Il Consiglio inoltre, incoraggia il coordinamento e la collaborazione tra gli attori pubblici e privati in materia di istruzione e formazione e di occupazione, negli ambiti sociali e culturali e negli ambiti politici pertinenti, favorendo anche la cooperazione transfrontaliera e regionale.
La Commissione, infine, è stata invitata a sostenere, per l’attuazione della raccomandazione, l’impiego di programmi di finanziamento europei attuali e futuri in materia di sviluppo delle competenze, in particolare di fondi strutturali europei e fondi di investimento e di Erasmus+, anche se, data l’urgenza e la quantità di persone in età avanzata attualmente disoccupate ma non ancora pensionabili, sarebbe stato opportuno prevedere un fondo di finanziamento autonomo da tutti gli altri.

3. Prevenzione della radicalizzazione. Il Consiglio ha adottato in merito una risoluzione nella quale sottolinea l’esigenza di erodere e contestare le ideologie estremiste violente esistenti e di sostenere tutti coloro che hanno contatti con giovani a rischio di radicalizzazione violenta. Le conclusioni sono improntate a un approccio intersettoriale, con particolare attenzione alle misure di prevenzione come l’istruzione, le attività di volontariato e culturali e dell’animazione socio-educativa.
Nel testo viene raccomandata la cooperazione tra gli istituti di istruzione e formazione, le comunità locali, le amministrazioni locali e regionali, gli attori del settore giovanile, i volontari e la società civile per migliorare l’inclusione e rafforzare il senso di appartenenza e di identità positiva nei giovani.
Il Consiglio inoltre rileva la necessità di cooperare con i fornitori di servizi nella lotta all’incitamento all’odio online, nel pieno rispetto della libertà di espressione, tenuto conto del ruolo dei social media in qualità di primo veicolo utilizzato per individuare e adescare potenziali individui radicali e spingerli a commettere atti violenti.

Infine, le conclusioni sottolineano che la prevenzione della radicalizzazione dovrebbe essere sostenuta attraverso azioni finanziate in particolare da Erasmus+, dai fondi strutturali europei e dai fondi di investimento, da Horizon 2020, da Europa creativa, da Europa per i cittadini, dal programma “Diritti, uguaglianza e cittadinanza” e dal Fondo sicurezza interna.
La Commissione ha informato che i finanziamenti del programma Erasmus+ sono già stati mobilitati per progetti che favoriscono l’inclusione e la promozione dei valori europei fondamentali, in linea con gli obiettivi della Dichiarazione di Parigi dei ministri dell’istruzione del marzo 2015, nella quale è stata evidenziata la necessità di promuovere la democrazia, l’uguaglianza, la non discriminazione, la tolleranza, la solidarietà e lo stato di diritto. Inoltre la Commissione ha indicato che nel 2017 saranno lanciati in questo settore 28 nuovi progetti e che l’iniziativa E-twinning, la piattaforma per gli insegnanti e le scuole, verrà estesa anche ai paesi vicini.

4. Promuovere e sviluppare il talento nei giovani. I ministri hanno discusso in merito alle politiche più appropriate per scoprire e far emergere il meglio nei giovani .
La Presidenza ha sottolineato che la ricerca dimostra che i giovani, soprattutto quelli in condizioni di svantaggio ed emarginazione, spesso non hanno la possibilità di sfruttare al meglio i propri talenti e spesso sono inconsapevoli di averne. Al fine di sviluppare al massimo il talento, è altrettanto importante incoraggiare passione e impegno, fattori di cui esso si serve.
La Commissione presenterà a dicembre una nuova iniziativa per i giovani, che mira a combattere la disoccupazione giovanile e le questioni connesse attraverso un approccio globale. Questa iniziativa richiederà il coinvolgimento di tutti gli attori in questo campo (non solo le scuole, ma anche i genitori, le organizzazioni locali, le imprese).
Il Commissario Navracsics ha riconosciuto l’importanza del ruolo delle “soft skills”, ritenendo tuttavia che è necessario che vengano maggiormente definite e strutturate.

Durante il dibattito, Sharon McCooey, Senior Director International Operations di LinkedIn, ha sottolineato che la Quarta rivoluzione industriale, basata sulla tecnologia avanzata, sta evolvendo a una velocità senza precedenti portando gravi disagi per la nostra economia, e non ci sarà tempo per adattare le competenze a questi grandi cambiamenti. Segnala inoltre che sei tra le prime dieci competenze richieste nelle attuali offerte di posti di lavoro sono competenze tecniche/digitali e la durata delle competenze digitali attuali è in media di soli 5 anni. Per questo si rende necessario che i programmi di formazione siano costantemente adattati in quanto una formazione permanente è l’unico modo per far fronte ai rapidi cambiamenti. Infine, ha sostenuto che sia necessario attivare una maggiore cooperazione tra le scuole e le università, garantire l’eccellenza dell’istruzione superiore europea, proporre programmi di studio flessibili e su misura per favorire l’inclusione e stimolare i bambini particolarmente dotati, includere nei curricula anche attività culturali, artistiche e sportive.

Infine, la Commissione ha ricordato che le risorse, essendo limitate, devono essere utilizzate in modo efficiente e ha sottolineato l’importanza delle infrastrutture nel campo dell’istruzione. A tal proposito ha annunciato che presenterà una serie di iniziative, come un parametro europeo per l’eccellenza, un progetto per bambini di talento, l’iniziativa “Europe’s got talent” e la mobilità per i giovani disoccupati.

5. La carta dello studente europeo. Il Consiglio ha preso atto delle informazioni della delegazione francese sul progetto per una carta dello studente europeo al quale collaborano dal 2013 alcuni Stati membri dell’UE, in particolare la Francia e l’Italia. La carta dello studente europeo mira ad incoraggiare la cooperazione tra istituti di istruzione superiore, consentendo l’accesso ai servizi rivolti agli studenti in qualsiasi stato dell’UE che adotta questa scheda. La delegazione francese intende proporre la carta dello studente europea ai 47 paesi membri dello Spazio europeo dell’istruzione superiore (SEIS) e chiede che sia una delle priorità da adottare in occasione della prossima conferenza ministeriale di Bologna che sarà organizzata dalla Francia nel 2018. La Commissione ha sostenuto questo progetto in quanto potrebbe diventare un “one stop shop” (un luogo in cui è possibile trovare tutto quello di cui si ha bisogno) per gli studenti in mobilità.

Per quanto riguarda la materia “Cultura”, diversi sono stati i temi trattati. Di seguito una breve descrizione.

1. Cultura e audiovisivi. Il Consiglio si è concentrato in particolare sulla proposta di revisione della direttiva 2010/13/UE da parte del Parlamento europeo e del Consiglio che reca disposizioni in materia di fornitura di servizi di media audiovisivi. La proposta di modifica si impone a causa dei cambiamenti nel mercato ed ha l’obiettivo di aumentare la competitività del settore degli audiovisivi in Europa. Fondamentale è per l’Unione coniugare alcune tendenze attuali con i diritti delle persone che potrebbero subire una regressione nelle tutele. Non sempre, infatti, l’utilizzo della rete internet e l’emergere di nuovi modelli di business che cambiano i metodi del consumo, si sposano con la protezione dell’interesse generale, dei minori, con la tutela del pluralismo e della diversità culturale e con la protezione dei consumatori.
Gli ostacoli che sta incontrando l’adozione della direttiva dipendono da un gruppo di Stati membri che vorrebbe estendere l’ambito di applicazione della stessa a materie nuove, mentre altri Stati mantengono una posizione maggiormente restrittiva volendo lasciare fuori dal campo di applicazione della direttiva norme in materia di pubblicità, obblighi per i fornitori di servizi on-demand di promozione delle opere europee, allineamento delle norme tra servizi lineari e on-demand, il principio del paese d’origine, ruolo dell’organismo europeo dei regolatori nazionali.
Attualmente i punti fermi sono due: da un lato, la necessità di armonizzare il più possibile le norme nei diversi Stati membri in modo che tutti i cittadini possano usufruire della stessa qualità di servizi e, dall’altro, tutti sono concordi nel sottolineare l’importanza che la proposta di riforma della direttiva assume in tema di tutele dei minori e dei consumatori e di promozione della diversità culturale e linguistica degli Stati membri.
Nell’ambito della direttiva sul copyright, il Consiglio ha preso nota della posizione francese, tradizionalmente legata alla necessità di salvaguardare i valori e le diversità nazionali, e che ha richiesto di promuovere sì la circolazione transfrontaliera delle opere protette da copyright, ma anche di rispettare le specificità territoriali degli Stati membri. In realtà, come ha dichiarato il Commissario Oettinger, non è semplice conciliare i diritti di proprietà intellettuale con l’era digitale e con il bisogno/diritto di scuole, università, ricercatori e cittadini di poter usufruire dell’immenso patrimonio che la rete mette a disposizione. Dato che non tutto può essere libero e gratuito, bisogna modernizzare e armonizzare il diritto di proprietà intellettuale consentendo agli autori di avere la giusta retribuzione per il lavoro svolto. La sfida è infatti quella di conciliare la competitività (tramite il mercato unico digitale) con la diversità culturale, patrimonio inestimabile di ogni Stato membro.

2. Anno europeo del patrimonio culturale e relazioni culturali internazionali. Il 30 agosto 2016 la Commissione europea ha presentato una proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio per l’istituzione dell’anno europeo del patrimonio culturale che dovrebbe essere il 2018. Alla base, la considerazione che gli ideali, i principi ed i valori incorporati nel patrimonio culturale europeo costituiscono una fonte condivisa di memorie, tolleranza, identità, dialogo, coesione e creatività per unire l’Europa. A tal proposito, il Consiglio ha voluto adottare un approccio generale in quanto le sfide politiche ed economiche, la crisi identitaria che “si aggira come uno spettro in Europa” e l’emergenza immigrazione mostrano sempre più il fianco di un’Unione che ha bisogno di ritrovare e ricredere in determinati valori comuni. Inoltre, gli estremismi e l’incitamento costante all’odio stanno indebolendo le società europee, già fiaccate dalla crisi economica.
La decisione di istituire l’anno del patrimonio culturale non ha tuttavia solo una valenza simbolica: esso ha lo scopo, infatti, di richiamare l’attenzione sulle enormi fonti di ricchezza materiale e immateriale che la cultura in senso lato può offrire, di capire quanto il passaggio al digitale abbia impattato sul patrimonio culturale e quanto deve essere fatto per proteggere i beni culturali e ambientali dal degrado e dal traffico illecito.
Nell’adozione del suo approccio generale, il Consiglio ha apportato diverse modifiche alla proposta della Commissione, tra cui compaiono il rafforzamento della piattaforma europea digitale per i beni culturali, Europeana; l’aumento dell’utilizzo dei media e delle reti sociali per la promozione dell’Anno europeo; la promozione di un approccio che coinvolga la popolazione civile dal basso; il rafforzamento della cooperazione con le organizzazioni internazionali quali il Consiglio d’Europa e l’UNESCO. Questi settori sono stati aggiunti dal Consiglio agli obiettivi specifici previsti dalla Commissione che sono la promozione della diversità culturale, il dialogo interculturale e la coesione sociale; la messa in evidenza del contributo economico che i beni culturali possono offrire; l’importanza del ruolo del patrimonio culturale nelle relazioni esterne dell’UE, soprattutto nelle situazioni di post-conflitto per la riconciliazione e la ricostruzione del patrimonio culturale distrutto, insieme al ruolo che il patrimonio culturale può assumere nella prevenzione dei conflitti.
Tuttavia, bisogna dire che il Consiglio ha voluto ribadire che per le iniziative riportate non ci saranno aumenti di dotazione finanziaria dei fondi esistenti né la previsione di ulteriori fondi e che ci si dovrà muovere con quanto già messo a disposizione per il periodo 2014/2020.

A proposito dei finanziamenti alla cultura, il Consiglio ha preso nota della richiesta della delegazione italiana (Investire nella cultura di fronte alla crisi europea, del 14 novembre 2016, 14404/16) che vorrebbe incrementare le risorse umane e finanziarie allocate dalla Commissione europea nel settore culturale allo scopo di creare nuovi posti di lavoro e aumentare la coesione sociale. Il settore creativo e culturale ha dimostrato infatti una grande resilienza ma è stato comunque fiaccato dalla crisi ancora in atto e per tale ragione l’Italia ha invitato la Commissione, con il suo documento, ad inserire un nuovo capitolo sulla cultura e sugli investimenti per la cultura nella prossima revisione dei fondi da destinare all’EFSI (il fondo europeo per gli investimenti strategici).

Per quanto riguarda le relazioni con le organizzazioni internazionali, è l’UNESCO ad occupare il posto da protagonista nei rapporti con l’Unione europea. La visione dell’UNESCO infatti, (che è rappresentato anche dai popoli, come ha sottolineato il Vice Segretario Generale UNESCO alla cultura, Francesco Bandarin) che non può essere abbandonato a se stesso. È stata inoltre sottolineata l’importanza che la cultura in senso lato sta iniziando ad assumere come nuova “arma” politica, che spesso riesce a raggiungere obiettivi laddove i mezzi tradizionali della diplomazia hanno fallito. Per questa ragione il Consiglio ha deciso di intraprendere nuovi studi per lo sviluppo di tale “approccio culturale” nelle relazioni internazionali.
Già nel giugno 2016 Commissione europea e alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza avevano adottato un documento congiunto, inviato poi al Consiglio, che riguardava nel dettaglio proprio questo tema e cioè lo sviluppo di una strategia europea per le relazioni culturali internazionali. Il documento (JOIN(2016) 29 final, dell’8 giugno 2016) si basa su alcuni principi regolatori delle future azioni da intraprendere: promozione della diversità culturale e rispetto dei diritti umani; promozione del rispetto reciproco e del dialogo interculturale; garanzia del rispetto della complementarietà e sussidiarietà; promozione di un approccio trasversale alla cultura attraverso strutture esistenti per la cooperazione.
Fondamentali per sviluppare una politica internazionale basata sulle relazioni culturali sono determinate azioni che l’UNESCO sta portando avanti già da diverso tempo e che riguardano la sensibilizzazione, la lotta contro il traffico illecito di beni culturali, il monitoraggio, la conservazione e la riabilitazione del patrimonio culturale ferito nelle aree di conflitto e di calamità. Un esempio è l’Osservatorio internazionale del patrimonio culturale siriano che monitora la situazione nell’area di Siria, Iraq e Libano e che ha intenzione di preparare il recupero del patrimonio culturale siriano nel momento in cui cesseranno le ostilità. Tuttavia, a tal proposito è necessario sottolineare come un’enorme parte della cultura siriana materiale sia andata persa e come essa sia inevitabilmente irrecuperabile a causa di un conflitto che perdura dal 2011. Le immagini che l’Osservatorio propone ne sono una prova inconfutabile.
Infine, un cenno è stato fatto sulle azioni da sviluppare in futuro per porre le basi delle relazioni culturali internazionali, che possono riassumersi come di seguito: rafforzare i legami con l’UNESCO e il Consiglio d’Europa; prevedere i temi culturali negli incontri dei ministri degli esteri; stabilire chiare priorità nelle relazioni culturali esterne; evidenziare il valore economico e simbolico del patrimonio culturale; promuovere la mobilità degli artisti; sviluppare il turismo come mezzo per la conservazione dei siti culturali e come beneficio delle popolazioni locali; stabilire partnership con i paesi terzi; migliorare la cooperazione intersettoriale a livello locale e regionale, coinvolgendo la società civile.

3. Capitali europee della cultura. Il Consiglio ha raggiunto un accordo politico sulla proposta di modifica della decisione 445/2014/EU che istituisce l’azione dell’Unione «Capitali europee della cultura» per gli anni dal 2020 al 2033. Lo scopo della modifica è quello di permettere l’accesso a Paesi quali la Norvegia, il Liechtenstein e l’Islanda di partecipare al processo di selezione. L’attuale decisione, che è valida fino al 2019, non può infatti essere modificata in quanto il processo di selezione ha inizio circa sei anni prima dell’elezione della città a capitale europea. L’unica condizione per i potenziali candidati è la loro partecipazione al Programma di finanziamento Europa Creativa.
In breve, la Capitale europea della cultura è una delle c.d. iniziative faro dell’Unione europea che ha lo scopo di unire le persone, celebrare la ricchezza e la diversità delle culture europee, rafforzando i legami comuni tramite il dialogo. Essa dovrebbe inoltre avere un impatto economico positivo in termini di sviluppo locale, di turismo, di investimenti in infrastrutture culturali e nell’ampliamento dei settori culturali e creativi locali.

Infine, il Consiglio ha fatto il punto su quelli che saranno i temi fondamentali della prossima presidenza del Consiglio dell’Unione europea che sarà guidato da Malta. Anche in questo caso si procederà sulla strada di una direttiva sui servizi dei media e sugli audiovisivi, sulle capitali europee della cultura e sullo sviluppo delle relazioni culturali internazionali e sull’estensione del periodo dell’Accordo UE-Corea del Sud sugli audiovisivi che fa parte dell’accordo più generale di libero scambio (ALS) siglato tra l’Unione europea e i suoi Stati membri e il Paese asiatico. Al suo interno è infatti previsto un protocollo sulla cooperazione culturale ed è stato istituito un quadro in cui le parti collaborano per agevolare gli scambi di attività, beni e servizi culturali, anche nel settore audiovisivo.

L’ultimo tema affrontato nei dibattiti del Consiglio è stato lo Sport.

1. Lo Sport come strumento politico e come crescita personale. I ministri hanno riportato inizialmente alcune osservazioni avanzate durante un incontro informale avuto con le organizzazioni rappresentative del mondo dello sport. Gli esiti di tale incontro sono stati ripresi anche nelle conclusioni del Consiglio e hanno indicato lo sport come uno strumento per raggiungere due obiettivi generali e fondamentali. Lo sport, infatti, è un mezzo politico essenziale per promuovere valori come il fair-play, il lavoro di squadra, la tolleranza e il rispetto reciproco; può alleggerire le tensioni esistenti tra due Stati e può migliorare l’immagine di un paese all’estero. Anche in questo caso, così come per i temi della cultura, lo sport si fa promotore di una diplomazia che la politica non riesce a sviluppare. Tuttavia, si rischia di caricare troppo gli sportivi, che spesso sono giovanissimi, ai quali viene assegnato un ruolo – quello politico – che non è il loro. Per tale ragione si ritiene che ancora una volta la politica cerchi escamotage per colmare il proprio gap di capacità e competenze utilizzando in questo caso lo sport.
Ma lo sport può essere anche un mezzo, e in questo caso più appropriato, per lo sviluppo delle capacità personali del singolo, non solo per l’insegnamento dei valori positivi cui provvede (amicizia, rispetto delle diversità e tolleranza), ma anche perché fornisce maggiore fiducia in se stessi, educa al lavoro di squadra e alle abilità sociali. Ovviamente anche in questo caso c’è bisogno del giusto bilanciamento in quanto si corre il rischio di una distorsione dei valori fondativi dello sport che potrebbe portare alla necessità di avere successo ad ogni costo, anche a scapito dei propri compagni o avversari ma anche della propria salute.

Giulia Viturale, Luisa Di Fabio

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