Consiglio Giustizia e Affari Interni del 29 e 30 gennaio 2015 (06.02.2015)

Le Conclusioni del Consiglio Giustizia e Affari Interni del 29 e 30 gennaio 2015: rafforzare il contrasto al terrorismo e gli strumenti di law enforcement tra gli Stati membri dell’UE e i paesi dell’Est nell’ambito della Politica di Vicinato.

1. Si è tenuta a Riga il 29 e il 30 gennaio la prima riunione del Consiglio dell’Unione Europea nella formazione Giustizia e Affari Interni nell’ambito della neo Presidenza della Lettonia.
In tale occasione i Ministri hanno deciso di dedicare l’intera sessione agli accadimenti di Parigi, dato lo shock provocato in tutto il mondo dagli attentati e data l’importanza di determinati temi nelle discussioni interne ed esterne all’Unione. L’intera riunione è stata basata sul Paris Statement dell’11 gennaio scorso.
I Ministri riuniti a Riga sono concordi nel sostenere che gli attacchi in territorio francese hanno dimostrato ancora una volta come il fenomeno dei combattenti stranieri sia un punto fondamentale della lotta al terrorismo sia a livello nazionale che a livello europeo. Sono oltretutto diversi gli ambiti nei quali la lotta deve essere inasprita: trasporti, finanza, tecnologie informatiche e relazioni con Paesi terzi.
Le conclusioni tracciate dal Consiglio sono infatti le seguenti:
– è stato riaffermato il legame imprescindibile che l’Unione ha con la libertà di espressione, con i diritti fondamentali, con il pluralismo, con la democrazia, con la tolleranza e con lo stato di diritto: sulle loro fondamenta sono state erette le democrazie dell’Unione Europea stessa. Bisogna essere però consapevoli del fatto che la lotta al terrorismo va fatta nel rispetto dei diritti fondamentali e che, proprio per questo, il lavoro delle istituzioni deve essere impostato sul giusto bilanciamento tra sicurezza e diritti fondamentali;
– è stato riaffermato che gli Stati membri sono uniti nella lotta contro ogni forma di terrorismo e contro ogni mezzo di finanziamento, reclutamento e radicalizzazione;
– è stata riaffermata l’importanza di risposte adeguate a livello europeo: data la multidimensionalità del terrorismo che assimila più tipi di reato, il Consiglio ha sollecitato la Commissione Europea a fare una comunicazione entro aprile 2015 con lo scopo di rivedere e aggiornare la Strategia di Sicurezza Interna dell’UE entro la metà di quest’anno, così come richiesto anche dal Consiglio Europeo;
– è stata affermato che non bisogna solo fermarsi al computo delle conseguenze del terrorismo, ma anche e soprattutto i fattori che stanno permettendo la radicalizzazione di alcune idee. È stato a tal proposito chiesto un approccio più comprensivo al fine di promuovere e garantire la cultura dell’inclusione e della tolleranza tramite l’uso di strumenti educativi e sociali;
– è stato confermato l’impegno nella creazione dell’EU Passenger Name Record: i Ministri si sono però limitati a ricordare che per la sua istituzione sono attualmente in corso negoziati insieme alla Commissione e al Parlamento e che la sua importanza è direttamente proporzionale alla pericolosità di soggetti che potrebbero usufruire delle facilitazioni date dall’area Schengen;
– è stata riaffermata la lotta al reclutamento tramite mezzi informatici, un problema questo che va affrontato a tutti i livelli, anche locale. In questo caso è lo stesso settore informatico che deve poter provvedere a rimuovere ogni contenuto che possa essere ricondotto alla propaganda. La rimozione dei contenuti illegali deve avvenire però nel pieno rispetto dei diritti fondamentali e in accordo con le legislazioni nazionali;
– è stato sostenuto che EUROPOL deve ottimizzare le procedure attuali in attesa di poter beneficiare dei meccanismi di law enforcement di cui in realtà già dispone. Tutte le potenzialità del Sistema di Informazione Schengen (SIS II) vanno sfruttate. Il Consiglio ha anche rammentato che è in programma lo sviluppo di progetti di prevenzione nell’ambito del futuro Radicalization Avareness Network e del Syria Strategic Communication Advisory Team (SSCAT).
– è stata riaffermata la necessità dello sviluppo e della condivisione di buone pratiche non solo tra gli Stati dell’Unione e tra questi e i Paesi terzi, ma anche tra diverse agenzie, soprattutto tra EUROPOL e EUROJUST;
– è stata data particolare considerazione ai confini esterni, per i quali deve essere sfruttato il Codice Frontiere Schengen istituito con il Regolamento (CE) n. 562/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio del 15 marzo 2006;
– è stata sostenuta la necessità di mettere un freno al contrabbando di armi, tramite gli strumenti di SIS II e il vaglio della possibilità, mediante nuova legislazione, di rendere tracciabile il traffico illegale anche su internet;
In ognuno di questi settori è essenziale prestare attenzione anche alla propaganda e al proselitismo che vengono fatti all’interno delle carceri e a tal fine bisogna implementare e migliorare le legislazioni nazionali.
Una considerazione a parte è stata fatta sul finanziamento del terrorismo: sono cruciali le informazioni sulla tracciabilità dei flussi di denaro e la possibilità di congelamento dei bene dei soggetti specificati. Sviluppare nuovi strumenti per monitorare il traffico di denaro illegale verso il terrorismo è una modalità che deve essere approfondita.
Un particolare riguardo è stato dato alle azioni del Consiglio Affari Esteri soprattutto in riguardo alla situazione sempre meno stabile e sempre più pericolosa di vicini come Siria e Libia. Pertanto il Consiglio ha ribadito l’importanza di scambi e accordi con i partner esterni all’UE.
Ulteriore considerazione a parte è stata infine rivolta all’importanza degli aspetti legali della lotta contro il terrorismo. In tale campo, gli anni hanno registrato progressi nello scambio di informazioni e nella cooperazione tra autorità giudiziarie. Si tratta ora, a detta del Ministri GAI, di sfruttare a pieno gli strumenti esistenti e rafforzare lo scambio delle buone pratiche. A tal proposito è stata richiamata anche la risoluzione del Consiglio di Sicurezza 2178 (2014) che ha disposto: il congelamento dei fondi e delle risorse economiche detenute o controllate – direttamente o indirettamente – dagli individui che comparivano nell’allegato della Risoluzione n. 2170 del 2014 concernente ISIS e Jabhat al-Nusra e che dovranno essere aggiunti alle Liste Al-Qaeda; il divieto di trasferire fondi, prestare assistenza finanziaria o mettere, direttamente o indirettamente, a disposizione fondi o risorse economiche a tali soggetti contenuti nelle liste; il divieto di ingresso e soggiorno in territorio sammarinese ai soggetti inclusi nell’allegato della risoluzione 2170; il divieto di fornitura e vendita di armamenti di ogni genere, comprese armi e munizioni, veicoli ed equipaggiamento militari, attrezzature paramilitari e dei relativi accessori e pezzi di ricambio agli stessi soggetti; il divieto di fornire assistenza o consulenza tecnica legata alle attività militari.
In ultimo, il Consiglio ha auspicato che queste conclusioni possano fungere da input per il prossimo incontro dei Capi di Stato e di Governo che si terrà il 12 febbraio prossimo.

2. Il 29 gennaio è stata anche la giornata del secondo incontro che i Ministri della Giustizia e degli Affari Interni dell’UE, in collaborazione con la Commissione, hanno avuto con i partner dell’Est Europa – Azerbaigian, Bielorussia, Georgia, Moldavia e Ucraina – all’interno della più ampia strategia della Politica di Vicinato. La Presidenza lettone ha voluto tenere questo incontro per valutare a che punto fossero le discussioni in vista del prossimo Summit che si terrà a Riga il 21 e il 22 maggio 2015.
Il tema centrale della discussione è stato il rafforzamento e il miglioramento delle strutture giudiziarie, con particolare attenzione all’indipendenza della magistratura, per una più stretta cooperazione tra le forze di polizia ma, più in generale, nell’ambito del law enforcement in quanto, solo attraverso strutture efficienti e prive di corruzione, è possibile assicurare alla giustizia i criminali. Un altro tema “caldo” approfondito è stato quello della sicurezza e della mobilità. Sono state apprezzate le ultime riforme messe in campo dai Paesi partner nella materie del law enforcement ed è stata confermata infine l’importanza della continua e mutua cooperazione tra l’Unione e i suoi colleghi esterni nell’ambito dello scambio di buone pratiche e in quello delle informazioni, ora più che mai necessario per la lotta contro ogni forma di terrorismo.

Luisa Di Fabio

Per saperne di più su:
EU PNR
CODICE FRONTIERE SCHENGEN

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