Consiglio Giustizia e Affari interni: al centro migrazione, lotta al terrorismo, Agenda digitale e Procura europea (16.03.2016)

Il 10 e l’11 marzo 2016 ha avuto luogo a Bruxelles una nuova riunione del Consiglio dell’Unione europea nella formazione “Giustizia e Affari interni”.
Durante il primo giorno di lavori i Ministri degli Affari interni hanno discusso della questione dell’immigrazione, insieme ai colleghi della Giustizia, dei confini europei e della guardia costiera, delle armi e della lotta al terrorismo internazionale. Nella seconda sessione di attività, i Ministri della Giustizia hanno invece discusso in particolare dell’Agenda digitale e dello stato dei lavori per l’istituzione della Procura europea.

1. Per quanto riguarda la prima e annosa questione, quella dell’immigrazione, ancora una volta le intenzioni declaratorie utilizzate nelle conclusioni del Consiglio UE stridono con una situazione reale ricca di elementi critici, soprattutto alla luce dell’incontro che avrà presto luogo tra i vertici dell’Unione e della Turchia nel quale l’UE tenterà di contenere i flussi di immigrati corrispondendo al governo di Ankara ulteriori finanziamenti. Tutto questo accade mentre lo stesso consiglio GAI ha approvato una decisione che sospende temporaneamente la ricollocazione del 30% dei richiedenti asilo destinati all’Austria in quanto «essendo l’Austria la seconda mèta privilegiata dai richiedenti dopo la Svezia ed essendo il sistema di asilo austriaco sovraccaricato dalle richieste di protezione internazione tale da mettere in pericolo le condizioni di accoglienza delle persone stesse, si è reso necessario sospendere la ricollocazione del 30% dei richiedenti protezione internazionale per il periodo di un anno […]».
Anche per tale ragione non è possibile sostenere che dalla riunione siano emersi elementi nuovi e degni di nota in quanto ci si è limitati a ribadire la necessità di fermare i flussi illegali, di riabilitare Schengen, di far funzionare a pieno il sistema Eurodac per le impronte digitali, di digitalizzare i documenti d’identità e di ridurre le conseguenze «negative» dell’attuale situazione migratoria.
Strettamente legata all’area Schengen è la proposta di regolamento per la creazione di una guardia costiera europea ai confini esterni dell’Unione che dovrebbe prendere il posto di Frontex e che dovrebbe essere composta dall’Agenzia per i Confini europei e da autorità nazionali che avrebbero la responsabilità (condivisa) della gestione assicurando così un alto livello di sicurezza esterno e salvaguardando la libertà di movimento all’interno dei confini europei.

2. I Ministri degli Affari interni inoltre hanno reso la loro posizione su:
a) una proposta di direttiva che ha lo scopo di rendere l’Unione più attrattiva per gli studenti ed i ricercatori provenienti da paesi terzi. Come già richiesto dalla normativa dedicata a questo tema, l’Unione vuole essere un centro di eccellenza per la formazione, elemento che la renderebbe ancor più competitiva rispetto ad altre aree di fama internazionale. La proposta di direttiva vuole colmare un vuoto delle attuali in vigore (la direttiva 2004/114/CE per gli studenti, i tirocinanti senza retribuzione e i volontari e la direttiva 2005/71/CE per i ricercatori) che non prevedono l’armonizzazione dei criteri di ingresso e soggiorno tra gli Stati membri. Dato che molto spesso i ricercatori hanno bisogno di un periodo di studio in un paese europeo diverso da quello di ingresso, la proposta di direttiva provvede ad aumentare il periodo di residenza nel secondo Stato di sei mesi; ad autorizzare i familiari dei ricercatori, che beneficeranno così della libertà di movimento all’interno dell’UE, ad accompagnarli; a dare il diritto (non attualmente previsto) agli studenti provenienti da paesi terzi di lavorare per almeno 15 ore settimanali in modo tale da non compromettere gli studi ma anche per poterne coprire parte dei costi; a permettere sia agli studenti che ai ricercatori di restare per un periodo di ulteriori nove mesi dopo il completamento dei loro percorsi formativi finalizzati alla ricerca di un lavoro (azione attualmente non consentita). Saranno infine gli Stati membri a decidere di applicare tali regole anche agli scambi di alunni e ai volontari.
b) Una proposta di regolamento che ha lo scopo di facilitare la libertà di movimento dei cittadini europei semplificando la presentazione di alcuni documenti. Il regolamento vuole ridurre le formalità amministrative in documenti quali lo stato civile o l’attestazione dell’inesistenza di condanne penali ma anche quella documentazione che lo Stato membro richiede ad un cittadino europeo che presenta domanda per votare nelle elezioni del Parlamento europeo oppure alle comunali. Il regolamento contiene la previsione di moduli per la presentazione delle domande redatti in tutte le lingue per abbattere le barriere linguistiche.
Per entrambe le posizioni è ora atteso il voto in seconda lettura del Parlamento europeo.

3. In seduta comune, i Ministri hanno parlato della tratta degli esseri umani, della lotta al terrorismo e della questione delle armi. In relazione al primo punto, i Ministri hanno ricordato che nel solo 2015 sono state 3.770 le morti stimate nel Mar Mediterraneo e che ci sono stati più di un milione e ottocento attraversamenti irregolari delle frontiere europee, con un aumento del 546% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, anche in questo caso le conclusioni si riducono ad un elenco di principi che, seppur centrali, restano tali: la necessità di un approccio coerente e credibile, che includa politiche di cooperazione con i paesi di origine e transito, il rispetto dei diritti umani e della dignità degli immigrati, l’assistenza umanitaria e, in ultimo ma non certo per importanza, il divieto di “refoulement” e delle espulsioni collettive.
Sulla base dei due Protocolli addizionali alla Convenzione di Palermo contro la criminalità organizzata transazionale, adottati dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con risoluzione A/RES/55/25 del 15 novembre 2000 che mirano alla lotta contro il trafficking e lo smuggling, il Consiglio GAI ha chiesto agli Stati membri e alla Commissione europea di implementare e migliorare tutti i sistemi ad oggi esistenti per individuare e registrare le persone, siano esse regolari o irregolari – Eurodac, SIS II, VIS, Interpol, Frontex, Europol e database nazionali – agevolando la condivisione delle informazioni in essi contenute. Quindi, è stato chiesto di intensificare le investigazioni finanziare con lo scopo di individuare capitali illeciti e confiscare beni e proventi di attività illegali; potenziare il dialogo con il settore privato per la circolazione delle buone pratiche; aumentare la cooperazione tra agenzia, Stati membri e paesi terzi per garantire all’Unione che i rimpatri siano effettivi, così come richiesto dalla direttiva 2008/115/CE.
Si ricorda infine che l’Unione dispone di due direttive tese alla lotta al traffico e alla tratta di esseri umani (direttiva 2004/81/CE e direttiva 2011/36/UE) le quali, oltre a rappresentare un problema grave ed evidente, costituiscono un crimine contro l’umanità (la cui repressione è considerata una norma di diritto internazione consuetudinario) e che sono state qualificate nel 2010 dalla Corte europea dei diritti dell’uomo come la schiavitù dei nostri giorni, oltre ad essere vietate dall’art. 5 della Carta dei diritti fondamentali.

4. L’11 marzo, i Ministri della Giustizia degli Stati membri hanno discusso della proposta di direttiva per la lotta al terrorismo. La proposta era stata presentata nel contesto della rinnovata strategia di sicurezza interna dell’UE e in seguito alla richiesta del Consiglio dopo gli attentati di Parigi del 13 novembre 2015. La proposta si pone in scia con quanto richiesto dalla risoluzione 2178 (2014) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e il protocollo addizionale alla convenzione del Consiglio d’Europa per la prevenzione del terrorismo, volti a contrastare il fenomeno dei combattenti stranieri e a mettere in piedi le norme per la task force “Azione finanziaria” (GAFI) riguardanti il finanziamento del terrorismo.
La direttiva proposta rafforza e aggiorna l’attuale decisione quadro 2002/475/GAI qualificando, in particolare, come reato: i viaggi a fini terroristici, per contrastare il fenomeno dei combattenti stranieri; il finanziamento, l’organizzazione e la facilitazione di tali viaggi, anche mediante sostegno logistico e materiale, fornitura di armi da fuoco ed esplosivi, alloggio, mezzi di trasporto, servizi, capitali e beni; la partecipazione ad un addestramento a fini terroristici, anche offrendo la possibilità di indagare e perseguire le attività di addestramento che possono portare a commettere reati terroristici; la fornitura di fondi da utilizzare per commettere reati di terrorismo e reati riconducibili a gruppi terroristici o ad attività terroristiche.
La direttiva integrerà inoltre la normativa vigente in materia di diritti delle vittime per garantire loro accesso immediato a servizi di sostegno professionale che prevedano riabilitazione psico-fisica e informazioni sui loro diritti.
Restando nel quadro della lotta al terrorismo, il Consiglio GAI ha aperto il dibattito su una proposta di direttiva – a completamento di quella attualmente in vigore (la n. 91/477/CE)- sul controllo di chi acquisti o possegga delle armi, sperando di arrivare a conclusione entro il prossimo giugno. Inoltre è stato presentato un report sulla risposta al terrorismo contenente un insieme di raccomandazioni per migliorare la situazione della condivisione delle informazioni e della sicurezza ai confini.

5. Nell’ambito della riunione dei Ministri della Giustizia è stato affrontato anche il tema dell’Agenda digitale, in particolare concentrandosi sulla strategia per il mercato unico digitale e ribadendo le necessità già espresse dalla Commissione europea nel maggio 2015. I Ministri hanno deciso di convogliare il dibattito a livello tecnico su due punti in particolare: facilitare ai consumatori e alle imprese l’accesso online a prodotti e servizi in tutta l’Europa e garantire ad essi un alto livello di protezione per i quali condizione necessaria è il rispetto delle regole che dovranno tendere ad armonizzare determinati aspetti dei contratti di vendita, soprattutto nell’assicurare ai consumatori gli stessi rimedi legali di fronte alle aziende in caso di non conformità dei prodotti acquistati ovunque nel mercato interno.

6. I Ministri della Giustizia hanno continuato il dibattito sulla proposta di regolamento che istituisce una Procura europea per la persecuzione dei reati finanziari a danno dell’Unione. In particolare, i Ministri hanno parlato dell’art. 49, relativo alle risorse finanziarie a disposizione dell’Ufficio del Procuratore europeo, e nello specifico se, nel perseguire un reato all’interno della cornice della stessa Procura, esso debba attingere a fondi comunitari o nazionali. Su questo punto, infatti, non c’è un accordo condiviso poichè alcuni Stati credono che sia necessario dotare la Procura di propri fondi in modo da garantire la sua indipendenza mentre altri, al contrario, sostengono l’idea del finanziamento nazionale.

7. Infine, il 10 marzo 2016 il Consiglio ha adottato la sua posizione in prima lettura su una proposta di regolamento che mira ad allineare l’attuale Europol (istituito con decisione 2009/371/GAI) alle prescrizioni del trattato di Lisbona, stabilendo nel regolamento il quadro normativo di Europol e introducendo un meccanismo di controllo delle sue attività da parte del Parlamento europeo e dei Parlamenti nazionali, adeguando inoltre le relazioni esterne di Europol alle norme del nuovo trattato. Il nuovo regolamento garantirebbe un solido regime di protezione dei dati, in particolare per assicurare che il garante sia effettivamente indipendente, che possa agire in modo efficace e disporre di poteri di intervento sufficienti. Così facendo Europol dovrebbe offrire un sostegno più efficiente agli Stati membri per lottare contro il terrorismo e altre forme gravi di criminalità con la massima efficacia.

Luisa Di Fabio

Per saperne di più:

Proposta di Regolamento del Consiglio che istituisce la Procura europea

Protocollo addizionale della Convenzione delle Nazioni Unite contro la Criminalità organizzata transnazionale per combattere il traffico di migranti via terra, via mare e via aria

Direttiva 2004/114/CE del Consiglio del 13 dicembre 2004 relativa alle condizioni di ammissione dei cittadini di paesi terzi per motivi di studio, scambio di alunni, tirocinio non retribuito o volontariato

Direttiva 2005/71/CE del Consiglio del 12 ottobre 2005 relativa a una procedura specificamente concepita per l’ammissione di cittadini di paesi terzi a fini di ricerca scientifica

Eurodac

Direttiva 91/477/CEE del Consiglio, del 18 giugno 1991, relativa al controllo dell’acquisizione e della detenzione di armi

Europol

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