Consiglio europeo del 25 e 26 giugno 2015 (06.07.2015)

Il 25 ed il 26 giugno ha avuto luogo a Bruxelles la riunione del Consiglio Europeo alla quale hanno partecipato l’Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza Comune, Federica Mogherini, e il Presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Junker. L’incontro ha chiuso il semestre di Presidenza a guida lettone. Durante la seconda giornata di attività, i Capi di Stati e di Governo sono stati raggiunti dalle notizie di tre attentati, avvenuti a poche ore di distanza uno dall’altro, in Francia, a Lione, in Tunisia in due resort turistici di Sousse, località balneare a 140 km da Tunisi e infine in Kuwait, contro una moschea sciita a Kuwait city. Negli ultimi due casi l’Isis ha rivendicato gli attacchi.
Venendo alle questioni dibattute dal Consiglio Europeo che, come è noto, ai termini dell’art. 15 TUE, è il vertice dei Capi di Stato e di governo che indirizza l’azione politica dell’Unione, al centro dei dibattiti ci sono stati:
I. le questioni relative alle pressioni migratorie nel Mediterraneo dopo il lancio dell’Agenda Europea globale sulla migrazione da parte della Commissione nel maggio scorso che aveva richiesto una divisione delle quote dei migranti beneficiari della protezione internazionale negli Stati membri dell’UE, alleggerendo in tal modo le tensioni nei Paesi al Sud della frontiera europea;
II. i lavori in corso sulla lotta al terrorismo e la revisione della strategia europea in materia di sicurezza;
III. i temi economici con riferimento specifico al lavoro, alla crescita e alla competitività;
IV. le discussioni intorno al referendum nel Regno Unito.
I. L’Europa ha bisogno di un approccio onnicomprensivo così come tracciato dall’Agenda della Commissione del maggio scorso nei riguardi dei flussi migratori. Per questo il Consiglio Europeo ha richiamato i principi della solidarietà e della responsabilità, come base per ogni futura azione, così come contenuti nei Trattati, all’art. 80 TFUE. L’istituzione di EUNAVFOR MED, resa operativa da una decisione del Consiglio del 22 giugno 2015, è considerata un importante contributo dato proprio a tale scopo.
Nelle sue Conclusioni, il Consiglio Europeo si è focalizzato su tre direttrici che dovranno avanzare in parallelo:
1. ricollocazione/reinsediamento. In primo luogo sembra utile riportare la distinzione tra i due termini: per ricollocazione si intende il trasferimento di persone – che hanno chiesto protezione internazionale – dallo Stato membro incaricato di esaminarne la domanda ad un altro Stato membro.
Per reinsediamento si intende invece il trasferimento di persone di paesi terzi sfollate, con evidente bisogno di protezione internazionale, da un paese terzo e il successivo stabilimento in uno Stato membro dell’UE.
Per quanto riguarda la ricollocazione dei richiedenti asilo, i Capi di Stato e di Governo hanno concordato la ricollocazione di 40.000 persone bisognose dall’Italia e dalla Grecia in altri Stati membri nel corso dei prossimi due anni e il reinsediamento di altre 20.000 persone. Queste misure però, pare opportuno metterlo in luce, hanno carattere temporaneo ed eccezionale proprio perché emergenziali e non pregiudicano le situazioni specifiche di Regno Unito, Irlanda e Danimarca che sono tenute fuori grazie ai Protocolli 21 e 22 allegati ai Trattati. Per il reinsediamento e il ricollocamento il Consiglio Europeo ha chiesto l’adozione rapida di una decisione da parte del Consiglio con la quale tutti gli Stati membri potranno, per consensus, dare il loro assenso entro la fine di luglio. Il Consiglio Europeo ha richiesto anche il potenziamento, o comunque il pieno utilizzo, delle agenzie già esistenti, quali Frontex, Europol e l’EASO sia per l’accoglienza che per mettere in piedi le strutture per assicurare l’immediata identificazione e registrazione (tramite le impronte digitali) dei migranti. Questo strumento è essenziale per differenziare chi è bisognoso di protezione internazionale da chi invece non lo è. È stato chiesto a tale scopo alla Commissione di preparare delle indicazioni entro luglio contenenti le basi legali, finanziarie ed operative proprio per la creazione di tali strutture. Quanto agli strumenti finanziari, il Consiglio Europeo ha chiesto che un immediato aiuto venga dato agli Stati membri di frontiera per alleviare i costi dell’assistenza.
2. Ritorno/riammissione/reintegro. Sulla base della proposta della Commissione del 16 giugno scorso, il Consiglio Europeo ha definito la politica di rimpatrio per i migranti che non hanno titolo ad entrare nell’UE, uno strumento essenziale per combattere le migrazioni illegali e per scoraggiare le persone dal rischiare le proprie vite in mare. Della proposta della Commissione (Doc. 10170/15), il Consiglio Europeo ne ha ripreso i punti salienti che riguardano l’urgenza di dare vita a stretti dialoghi tra l’Alto Rappresentante per la PESC, gli Stati membri, la Commissione e il Consiglio e i Paesi di origine e transito. Il Consiglio Europeo ha portato l’esempio della Convenzione di Cotonou (l’accordo tra l’Unione Europea e il gruppo degli stati dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico, firmata in Benin il 23 giugno 2000) per far comprendere come possano svilupparsi allo stesso modo convenzioni simili tra l’Unione e altri Paesi terzi particolarmente importanti per un partenariato con l’Europa in materia di immigrazione. Sempre all’interno di questi temi, un ulteriore strumento considerato fondamentale dai Capi di Stato e di Governo riuniti a Bruxelles è lo sviluppo di politiche che possano contribuire ad aiutare i paesi terzi in difficoltà a costruire le proprie capacità locali che includano i controlli alle frontiere, il reintegro e le risposte alle varie forme di contrabbando. Infine, gli Stati membri dovranno applicare a pieno la “direttiva rimpatri” (Direttiva 2008/115/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2008, recante norme e procedure comuni applicabili negli Stati membri al rimpatrio di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare) – facendo uso di tutte le misure che essa fornisce – per assicurare il rapido rientro degli immigrati irregolari; le varie decisioni prese dagli Stati membri in merito ai rimpatri dovranno essere resi disponibili per tutti gli altri e per questo ognuno dovrà aggiornare il Sistema di Informazione Schengen (SIS).
3. Come già ribadito nel punto precedente dallo stesso Consiglio Europeo, uno snodo cruciale per combattere la migrazione irregolare, per risolvere alla radice le cause di tali spostamenti pericolosi e illegali e per opporsi in modo adeguato alle reti di trafficanti, è la cooperazione con i Paesi di origine e transito. L’assistenza allo sviluppo è lo strumento primario per dialogare con Paesi come l’Iraq, il Libano e la Giordania, da mettere in pratica con l’aiuto di partner regionali come la Turchia o i paesi dei Balcani sud-occidentali.

II. Sicurezza e difesa. Date anche le notizie drammatiche degli attacchi terroristici della giornata del 26 giugno, il Consiglio Europeo si è concentrato sulla politica di difesa e di sicurezza comune chiedendo all’Alto Rappresentante per la PESC di lavorare a stretto contatto con gli Stati membri alla preparazione di una strategia globale dell’Unione sulla politica estera e di sicurezza da presentare al Consiglio Europeo del giugno 2016. Bisognerà inoltre sviluppare capacità sia civili che militari, rafforzare l’industria di difesa europea, intensificare i partenariati non solo con i Paesi terzi ma anche e soprattutto con le Nazioni Unite, l’Unione Africana, la NATO e l’OSCE e rendersi capaci di prevenire e gestire le crisi (tramite progetti concreti che siano adattabili a più ambiti territoriali).
III. Lavoro, crescita e competitività. Il presidente dell’Eurogruppo ha informato i leader dell’UE sullo stato di avanzamento dei negoziati con la Grecia. Gli stessi Capi di Stato e di Governo hanno rinnovato il loro sostegno al lavoro delle istituzioni nei negoziati in corso e nella conferenza stampa anche il Presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi, ha auspicato che una soluzione venga trovata il prima possibile escludendo categoricamente una uscita della Grecia dall’euro.
Ampio spazio è stato dedicato poi al tema dell’Agenda digitale e del mercato unico e alla relazione sull’Unione economica e monetaria (UEM) su una migliore governance economica nella zona euro. Per tale tema il Consiglio Europeo ha preso nota del rapporto sulla UEM e ha chiesto al Consiglio di esaminare rapidamente la questione. Per quanto riguarda invece l’Agenda digitale e il mercato unico, il Consiglio Europeo si è focalizzato sulle enormi possibilità che le tecnologie offrono all’innovazione, alla crescita e al lavoro; per beneficiare a pieno della rivoluzione tecnologica, l’Europa ha bisogno di eliminare ogni tipo di frammentazione nel mercato, assicurare normative adeguate, creare infrastrutture che aiutino la digitalizzazione dell’industria e creare condizioni per facilitare la crescita in tutti i settori e nella protezione dei cittadini europei. Il mercato unico digitale potrebbe diventare un veicolo per la crescita in tutte le regioni all’interno dell’UE. Nel rispetto delle competenze di ciascuno Stato membro, il Consiglio Europeo ha richiamato l’ambizioso programma di riforme che la Commissione vorrebbe attuare, in particolare il regolamento sulle telecomunicazioni nel mercato unico, la rapida adozione della direttiva sulla sicurezza della rete e dell’informazione e la direttiva sul pacchetto per la protezione dei dati sensibili. Inoltre, il Consiglio Europeo ha richiamato anche i passi che bisogna ancora fare nel rimuovere le barriere alla libera circolazione di beni e servizi; nel garantire la fruibilità del materiale on line garantendo allo stesso tempo il copyright, i diritti sulla proprietà intellettuale; nella sovvenzione delle innovazioni digitali; nell’assicurare il flusso rapido dei dati; nell’incoraggiare l’e-Goverment.

IV. Referendum nel Regno Unito. Il premier britannico David Cameron ha presentato i suoi piani per un referendum sulla permanenza o l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. Quello nel Consiglio Europeo è considerato dalle Conclusioni un passo nel processo di negoziato sul quale si tornerà a dicembre 2015.

Luisa Di Fabio

Per saperne di più:

Trovare soluzioni alle pressione migratorie

Lotta al terrorismo

 

 

 

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