Consiglio Ecofin del 27 gennaio 2015 (09.02.2015)

Il 27 gennaio 2015 si è tenuto a Bruxelles il Consiglio dei Ministri di Economia e Finanze della Zona Euro nel corso del quale sono state affrontate una serie di tematiche che richiedono un pronto intervento dell’UE. Prima fra tutte è stata affrontata la questione dell’istituzione di un Fondo europeo per gli investimenti strategici, con il quale si auspica lo stanziamento di almeno 315 miliardi di euro in investimenti privati e pubblici. Nel corso del dibattito è emerso il chiaro intento di provvedere al raggiungimento di un accordo entro il mese di marzo 2015, in modo tale che i nuovi investimenti possano iniziare già da metà anno. Di particolare interesse, al riguardo, si sono rivelate le dichiarazioni rese da Jānis Reirs, il quale nella veste di Ministro delle finanze della Lettonia nonché di presidente del Consiglio, ha sostenuto come “La proposta è il fulcro del piano di investimenti per l’Europa e una delle principali priorità della presidenza lettone. Il termine fissato dal Consiglio europeo è ambizioso, ma confidiamo di riuscire a rispettarlo”.
Sul tavolo dei lavori del Consiglio è stata posta anche la questione della concessione di sostegno all’Ucraina, sotto forma di assistenza macrofinanziaria, consistente nell’allocazione di un cospicuo numero di risorse (dell’ammontare complessivo di 1,8 miliardi di euro) riguardo alle quali si manifesta come estremamente urgente il raggiungimento di un accordo. La proposta è mirata ad offrire sostegno attraverso una serie di prestiti a medio termine erogati in tre rate che consentirebbero all’Ucraina di poter coprire il fabbisogno residuo di finanziamenti esterni almeno per il 2015-2016. Particolare attenzione è stata invece posta per quanto riguarda le misure di contrasto al riciclaggio di denaro nonché al finanziamento del terrorismo, soprattutto a seguito degli eventi che si sono verificati recentemente a Parigi. L’auspicio è che si possa pervenire ad una solida cooperazione al riguardo raggiungibile anche attraverso l’attività degli Stati che dovrebbero garantire il loro impegno ad adottare le norme previste in materia in tempi piuttosto rapidi.
In materia societaria l’intervento del Consiglio si è rivelato mirato a contrastare l’elusione delle imposte, obiettivo raggiunto attraverso la modifica della direttiva UE sulle società madri e figlie, ovvero la direttiva n. 90/435/CEE (anche nota come direttiva madre-figlia) poi confluita nella direttiva n. 2011/96/Ue, alla quale è stata aggiunta una clausola antiabuso con lo scopo di prevenire l’elusione fiscale e la pianificazione fiscale aggressiva da parte dei gruppi societari. La direttiva cui si è appena fatto cenno ha ad oggetto la disciplina della tassazione degli utili in quei casi di partecipazioni societarie nei gruppi organizzati secondo il modello, appunto, della società madre e società figlia, nel caso in cui però le stesse appartengano a Stati differenti. Il Consiglio ha lavorato soprattutto nell’ottica di impedire che la direttiva potesse essere utilizzata impropriamente ma soprattutto nell’ottica di garantirne un’applicazione armoniosa tra tutti gli Stati membri. La modifica apportata alla direttiva dovrebbe consentire agli Stati, soprattutto mediante l’introduzione della predetta clausola antiabuso, di impedire che possano beneficiare dei vantaggi fiscali previsti dalla direttiva stessa tutte quelle costruzioni c.d. non autentiche, poiché miranti ad ottenere benefici fiscali senza però rispecchiare la realtà economica. Non solo. Con la modifica cui si è appena fatto cenno si mira anche ad eliminare la possibilità di una doppia imposizione degli utili distribuiti in forma di dividendi dalle società figlie, che sono stabilite all’interno di uno Stato membro, alle relative società madri, stabilite in uno Stato membro diverso, che scaturirebbe dalla contestuale incisione da parte di regimi tributari di due Stati differenti.
Di particolare interesse si sono rivelate, per quanto riguarda le dichiarazioni rese in Conferenza Stampa al termine della riunione, le parole del Ministro dell’Economia Italiano Pier Carlo Padoan il quale ha ammesso, con specifico riferimento al caso italiano, che “Il debito pubblico è molto sostenibile, anche se le circostanze eccezionali non ci permettono ancora di vedere nel 2015 un inizio della discesa. Questo succederà nel 2016, anche grazie al quadro macroeconomico più favorevole”. Lo stesso Ministro ha inoltre precisato come “Lo sforzo di riforme strutturali è importante, anche perché aumenta la sostenibilità del debito”.

Daniele Paolanti

 

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