Consiglio Ambiente del 26/10/2015: le proposte ambientali dell’UE e gli sviluppi del Vertice di Bonn (02.11.2015)

Durante il Consiglio Ambiente, tenuto il 26 ottobre 2015, i Ministri dell’Ambiente hanno discusso principalmente sul riesame del sistema di scambio di quote dell’Unione Europea (EU ETS), riguardante gli strumenti atti alla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra. Il Consiglio, dunque, ha accolto la proposta della Commissione europea di rivedere il sistema “ETS” e monitorare la dimensione ambientale dell’attuale semestre europeo rispettando la prospettiva dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, adottata durante il Vertice delle Nazioni Unite a New York, tenutosi a settembre. Il Consiglio, infatti, ha messo in evidenza gli obiettivi che coinvolgono l’Unione Europea e che dovranno comportare la riduzione del 40% delle emissioni, entro il 2030.

Nell’ambito dei lavori, il Ministro lussemburghese, Carole Dieschbourg, ha accolto i pareri di varie delegazioni degli Stati membri sul sistema ETS, i quali hanno sottolineato la necessità di raggiungere concreti risultati in materia di cambiamento climatico, anche in merito all’introduzione della norma stabilizzatrice del mercato nel sistema dello scambio di quote di emissioni. Altri Stati membri hanno espresso, invece, un parere totalmente diverso, per cui sarebbe più opportuno discutere in materia dopo la sessione della Conferenza delle parti (COP 21) della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), che si terrà nel mese di dicembre a Parigi. L’Unione Europea mostra una contraddizione sull’effettiva direzione dei lavori ed in sede di Consiglio solo l’intervento del Ministro Dieschbourg ha riassunto il desiderio dell’UE di mantenere, con fermezza, l’efficacia e la coerenza delle politiche ambientali europee.

Il sistema di scambio delle quote di emissioni, nato nel 2005, rappresenta lo strumento più efficace per l’UE nel combattere le eccessive emissioni di gas ad effetto serra nel contesto continentale e, ricordiamo in breve, ha lo scopo di intervenire in gran parte nell’ambito di settori industriali altamente inquinanti, in cui ciascun azienda può acquistare  o vendere quote di emissione, maturando il diritto di produrre una tonnellata di CO2 per ogni quota acquistata.

La proposta della Commissione europea, discussa principalmente in sede di Consiglio, mira ad abbassare il limite massimo di emissioni  globali autorizzate al 2,2% all’anno a partire dal 2021, inoltre predisporre un fondo per incrementare gli investimenti e  modernizzare i sistemi energetici, affinché sotto tale prospettiva si migliori l’efficienza energetica degli Stati Membri con un PIL inferiore al 60% rispetto alla media nell’UE. Un ulteriore obiettivo consiste nel mettere all’asta il 57% delle quote di emissione al fine di fornire, dunque, 400 milioni di quote per sostenere lo sviluppo di tecnologie atte al miglioramento dei progetti di stoccaggio geologico, all’abbassamento delle emissioni di carbonio ed anche in materia di innovazione attraverso le energie rinnovabili.

Un’ulteriore tematica, posta al centro dell’attenzione del Consiglio, ha riguardato la graduale eliminazione dei sussidi dannosi per l’ambiente e l’attuazione di politiche ambientali dirette a mutare, del tutto, la tipologia degli interventi legislativi a vantaggio di una dimensione ambientale più consapevole. A tale scopo, il contributo e la cooperazione del settore dell’agricoltura resta fondamentale per la lotta ai cambiamenti climatici. Infatti, il 50% dei sussidi agricoli versati nei Paesi dell’OCSE generano danni per l’ambiente e ben due terzi degli investimenti effettuati nel settore energetico, in tutto il pianeta, sono dedicati ancora solo ai combustibili fossili. La politica economica europea deve perseguire, senza tentennamenti, la progressiva eliminazione delle sovvenzioni per facilitare la transizione verso un’economia più sostenibile dal punto di vista ambientale ed anche per ottenere un più efficiente uso delle stesse risorse.

Il 26 ottobre si è discusso anche sul testo inerente ai negoziati sul clima, approvato in occasione della Vertice ONU sul cambiamento climatico, tenutosi a Bonn dal 19 al 23 ottobre 2015 e sviluppato in prospettiva della futura Conferenza di Parigi. Lo  scritto riguarda, nello specifico, l’accordo internazionale che dovrebbe essere sottoscritto a Parigi e assumere valore vincolante per tutti i Paesi coinvolti. Se il testo base all’inizio di ottobre era racchiuso in 20 pagine, con la Conferenza di Bonn è lievitato a 51 per includere parti avanzate dai Paesi in via di sviluppo. Il testo presenta 1.490 parentesi che dovranno essere ridiscusse durante la COP 21 e che  rappresentano un nodo da sciogliere al fine di rendere l’accordo sul clima condiviso tra i Paesi del Nord e del Sud del mondo. Il testo, infatti, secondo il parere di Christiana Figueres, responsabile delle Nazioni Unite in materia di clima, non presenta più la chiarezza dovuta di un testo conciso. Anche le richieste dell’UE sono state integrate nel testo come ulteriori opzioni.

Il programma per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite,  per il 2030, rappresenta una delle priorità dell’UE sia sotto il profilo economico che ambientale ed il Consiglio ha evidenziato la necessità degli Stati membri  di procedere insieme, attraverso una politica più inclusiva ed una maggiore coerenza per la riduzione della povertà e la tutela dell’ambiente, nell’ottica di un approccio più globale. I 17 obiettivi fissati con il Vertice di New York sullo sviluppo sostenibile, tenutosi dal 25 al 27 settembre scorso, sostituiscono i precedenti obiettivi di sviluppo del Millennio e rappresentano le nuove linee guida del Consiglio dell’Unione Europea sotto molti aspetti, così come sottolineato dai Ministri durante il Consiglio Ambiente del 26 ottobre.

Infine, è stato esaminato il caso Wolkswagen, per cui il Consiglio è stato informato dalla Commissione europea e dagli Stati membri sulle emissioni dei veicoli in condizioni di guida reale (RDE) e, dunque, sui sistemi di controllo delle emissioni. Dopo la vicenda della manipolazione dei dispositivi  rimane l’urgenza di controlli più affidabili e la necessità di nuove normative sul settore, per proteggere la qualità dell’aria, la salute ed anche la credibilità dell’Unione Europea, in materia ambientale, tramite una maggior trasparenza e consapevolezza delle scelte che coinvolgono le industrie ed il mercato interno.

Fabio D’Apollo
Per saperne di più:
Portale della COP 21 Paris 2015
Conferenza di Parigi – Testo dei negoziati per l’accordo sul cambiamento climatico (pdf)
Information Hub Paris COP 21

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