Consiglio Ambiente del 16/12/2015: biodiversità, riduzioni di emissioni inquinanti e misure settoriali sull’economia circolare (31.12.2015)

L’ultimo Consiglio Ambiente del semestre di Presidenza lussemburghese ha posto in rilievo alcuni argomenti di notevole rilevanza, tra cui la revisione intermedia della strategia dell’Unione Europea sulla biodiversità e la riduzione delle emissioni nazionali di fattori inquinanti. Il focus della discussione ha posto in primo piano la necessità di procedere seguendo le linee guida dell’Agenda 2030 sullo sviluppo sostenibile, adottata dall’Assemblea Generale della Nazioni Unite, a settembre, e implementando la strategia dell’UE sulla biodiversità per garantire l’effettività e la coerenza degli obiettivi previsti nel 2020.

La priorità consiste nell’arrestare, il più possibile, la perdita di biodiversità nel contesto europeo e, dunque, favorendo anche a livello globale il mantenimento degli ecosistemi presenti, condizionati dall’evoluzione dell’habitat europeo, al fine di ripristinarli. Sulla scorta del Report SOER 2015 dell’Agenzia europea dell’ambiente, che analizza lo stato e le prospettive ambientali in Europa, nonché le problematiche inerenti alla biodiversità, il Consiglio riconosce l’esigenza di attuare interventi di conservazione per raggiungere gli obiettivi strategici e, in particolare, per garantire la corretta gestione delle aree terrestri e marine protette. Da ciò emerge l’esigenza di coinvolgere tutte le politiche europee che, in materia, possono incidere in modo rilevante nei prossimi anni, come ad esempio la Politica agricola comune, la Politica comune della pesca e in generale le politiche di sviluppo, affinché entro il 2050 possa essere mantenuto l’attuale ecosistema e, dunque, conservare il valore intrinseco della biodiversità, non solo per ragioni puramente ambientali, ma anche in funzione della produzione agricola e ittica.

In questa prospettiva, si invitano gli Stati membri a presentare “piani d’azione” per potenziare il loro impegno nella strategia comune in difesa della biodiversità sulla base degli strumenti giuridici offerti dall’UE, come ad esempio la direttiva 92/43/CEE, in merito alla conservazione degli habitat naturali, le direttive 2000/60/CE e 2008/56/CE, riguardanti l’azione comune in materia di tutela delle acque e dell’ambiente marino e, più recentemente, la direttiva 1143/2014 sulla prevenzione e la gestione delle specie invasive, al fine di tutelare anche gli aspetti economici, suscettibili di mutazioni derivanti dagli sfasamenti degli ecosistemi. A tal fine, è essenziale la cooperazione degli Stati membri sul fronte dei finanziamenti e dei processi decisionali per attuare una strategia efficiente, integrando il settore pubblico e quello privato negli investimenti necessari per tutelare le risorse europee e valorizzare la crescita sostenibile.

Sulla base della relazione della Corte dei conti europea, inoltre, sono state rilevate delle osservazioni in merito alla gestione del Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), il quale sarebbe un’efficace fonte di finanziamento per progetti in difesa della biodiversità, nel contesto della Strategia 2020 dell’UE. Gli Stati membri, tuttavia, non adottano strumenti adeguati all’utilizzo di queste risorse finanziarie, che potrebbero incidere significativamente in alcune macro aree designate, in virtù della biodiversità e dello sviluppo in generale. La Commissione europea e gli Stati membri, infatti, sono stati invitati a realizzare, esplicitamente,  un meccanismo di monitoraggio di tali finanziamenti al fine di destinare la quota parte necessaria alla tutela degli ecosistemi.

Il Consiglio è intervenuto, in materia, sottolineando la necessità di promuovere, da parte della Commissione europea e degli Stati membri, strumenti utili per realizzare sinergie tra risorse naturali e sviluppo culturale, affinché si possano ottenere indicatori utili al monitoraggio del progresso economico e del patrimonio ambientale nel lungo periodo e seguendo le linee guida della Comunicazione 9658/11 della Commissione europea sulla strategia per la tutala della biodiversità entro il 2020. L’importanza del Fondo europeo di sviluppo regionale, inoltre, è stata riconosciuta, dal Consiglio, come ulteriore fonte di sostegno finanziario per la realizzazione di progetti inerenti al settore della biodiversità e, dunque, atti ad integrare anche lo sviluppo economico.

Il 16 dicembre è stata presa in considerazione anche la riduzione delle emissioni nazionali di fattori inquinanti, attraverso la proposta di una direttiva, la quale introdurrebbe nuovi impegni di riduzione delle emissioni inquinanti per la salute e l’atmosfera, nel periodo 2020-2030, allineando la legislazione europea agli impegni internazionali e al successo della ventunesima Conferenza delle Parti per l’accordo globale raggiunto sui cambiamenti climatici. L’obiettivo di riduzione dei fattori inquinanti dipende anche dalla potenziale evoluzione dell’economia circolare, intesa come viatico per una concreta crescita sostenibile, per la quale la Commissione europea ha presentato un pacchetto di proposte tuttora al vaglio del Consiglio.

Per il rafforzamento della competitività, il pacchetto di misure sull’economia circolare, presentato dalla Commissione europea, rappresenta non solo una scelta virtuosa in materia ambientale, ma anche una risorsa in grado di stimolare la crescita economica per la creazione di nuovi posti di lavoro. Con tali misure, infatti, si completerebbe il ciclo vitale dei prodotti, rendendo il riciclo un beneficio rilevante per le imprese e i consumatori, con un risparmio energetico e la riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra. Il progetto verrebbe finanziato da fondi provenienti Orizzonte 2020 e dai fondi strutturali per la gestione dei rifiuti, attraverso investimenti a livello nazionale. Il pacchetto di misure proposto mira, nella fattispecie, a realizzare l’intero iter produttivo secondo le esigenze dell’economia circolare, senza concentrarsi unicamente sulla fase finale di utilizzo dei prodotti, valorizzando, in tal modo, i materiali di scarto ed il loro impatto ambientale.

Il pacchetto sull’economia circolare presenta una metodologia comune per misurare e ridurre i rifiuti alimentari del 50%, entro il 2030, norme di qualità per le materie prime secondarie, interventi per il piano di lavoro 2015-2017 sulla progettazione ecocompatibile, una revisione del regolamento sui concimi, una precisa strategia per la gestione del materiale plastico al fine di ridurre i rifiuti marini e, infine, misure dirette al riutilizzo delle acque. Gli obiettivi auspicati dalle nuove proposte legislative, intendono migliorare l’economia e l’impatto ambientale nel lungo termine, entro il 2030, e consistono nella riduzione del 65% dei rifiuti urbani, il riciclaggio del 75% dei rifiuti derivanti da imballaggio, il divieto di collocare nelle discariche i rifiuti della raccolta differenziata, ridurre al 10% il collocamento in discarica di tutti i rifiuti e incentivi economici, al fine di immettere sul mercato prodotti ecologici e stimolare le imprese alla trasformazione dei prodotti di scarto.

In attesa del vaglio del Consiglio e del Parlamento europeo sul pacchetto di misure settoriali sull’economia circolare, la Commissione europea, attraverso le norme EMAS (European Eco-Management and Audit Scheme), ha ridotto l’impatto ambientale, aumentando l’efficienza energetica del 65%, nel decennio intercorso dal 2005 sino ad oggi, con un risparmio quantificato in 74 milioni di euro e attestando la miglior gestione ambientale in Europa. Con l’accordo sul clima, raggiunto a Parigi in seno alla COP21, è necessario che l’UE e ogni Stato membro dimostri l’adesione alle misure doverose per la riduzione delle emissioni e un utilizzo virtuoso delle risorse naturali.

Fabio D’Apollo
Per saperne di più:
Comunicazione della Commissione europea: L’anello mancante – Un piano d’azione per l’economia circolare
Proposta di direttiva della Commissione concernente la riduzione delle emissioni nazionali di fattori inquinanti
European Eco-Management and Audit Scheme (EMAS)

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