Consiglio Affari generali del 21 aprile: tengono banco la questione immigrazione e il progetto interistituzionale “Legiferare meglio”. (25.04.2015)

Il 21 aprile a Lussemburgo si è riunito il Consiglio Affari Generali presieduto da Edgars Rinkēvičs, ministro degli Affari esteri della Lettonia. Diversi, come sempre, sono stati i temi oggetto di discussione e approvazione. Per quanto riguarda il dibattito, esso si è focalizzato in particolare su due temi: la questione dei flussi migratori e il progetto interistituzionale per un migliore processo legislativo a livello UE.

1. Questione immigrazione: dibattito in Consiglio e risultati del Consiglio europeo straordinario del 23 aprile. – Innanzitutto la presidenza ha informato il Consiglio della discussione che si è avuta tra i Ministri degli Esteri e dell’Interno in una riunione congiunta convocata dall’Alto Rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza il 20 aprile. In questa occasione l’Alto Rappresentante Federica Mogherini e il commissario europeo per la migrazione, gli affari interni e la cittadinanza Dimitris Avramopoulos hanno prima preannunciato che la Commissione a maggio presenterà un’Agenda europea globale sulla migrazione per affrontare i nodi strutturali della questione e poi hanno presentato un Piano d’azione in dieci punti sulla migrazione. Questi riguardano: 1) il rafforzamento delle operazioni congiunte nel Mediterraneo, ossia Triton e Poseidon, aumentandone le risorse e i mezzi e estendendone la loro area operativa nel quadro del mandato di Frontex; 2) uno sforzo sistematico per catturare e distruggere le navi utilizzate dai contrabbandieri tenendo presente la positiva esperienza dell’operazione Atalanta; 3) EUROPOL, Frontex, l’Ufficio Europeo di Sostegno per l’Asilo (EASO) e EUROJUST dovranno riunirsi regolarmente e lavorare a stretto contatto per raccogliere e condividere informazioni sul modus operandi dei trafficanti di esseri umani; 4) l’EASO deve dispiegare dei team in Italia e Grecia per una gestione congiunta delle domande d’asilo; 5) la raccolta da parte degli Stati membri delle impronte digitali di tutti i migranti; 6) la predisposizione di un meccanismo di trasferimento di emergenza; 7) l’elaborazione di un progetto pilota europeo sul reinsediamento dei migranti, che garantisca un certo numero di posti alle persone bisognose di protezione; 8) stilare un nuovo programma di ritorno per un rapido rimpatrio dei migranti irregolari coordinato da Frontex; 9) aumentare l’impegno della Commissione e del Servizio Europeo per l’Azione Esterna (SEAE) con i Paesi che circondano la Libia e in particolare le iniziative con il Niger devono essere intensificate; 10) il dispiegamento di ufficiali di collegamento sull’immigrazione nei Paesi terzi strategici, per acquisire informazioni sui flussi migratori e rafforzare il ruolo delle delegazioni dell’UE.
Alla luce di questo documento e delle prospettive che esso apre, dalla discussione è emersa chiaramente la volontà dei ministri degli Stati membri di affrontare con più determinazione il tema dei migranti e dei flussi che interessano in particolare l’area del Mediterraneo, alla luce anche delle ripetute tragedie dei giorni precedenti. Per questo il Consiglio si è detto pronto ad agire soprattutto su tre fronti molto sensibili: il rafforzamento della lotta contro il traffico di esseri umani, il rafforzamento dell’azione dell’UE per soccorrere e salvare le vite umane nel mar Mediterraneo e il rafforzamento della cooperazione con i Paesi terzi. Quanto emerso da questa discussione è stato ritenuto un buon punto di partenza per il Consiglio europeo straordinario convocato per il 23 aprile dal Presidente Donald Tusk al fine di adottare misure più efficaci per far fronte alla pressione migratoria nel Mediterraneo.

Il Consiglio europeo del 23 aprile ha elaborato delle conclusioni in linea con le aspettative del Consiglio del 21 aprile e ha innanzitutto dichiarato che, dopo le recenti tragedie avvenute nel Mediterraneo, l’assoluta priorità dell’UE è impedire che muoiano altre persone in mare. Dopodiché, però, deve esserci un maggior coinvolgimento dell’Unione nella gestione della questione degli immigrati e dei flussi migratori che investono diversi Paesi dell’Europa meridionale a partire dall’Italia. Per questo, oltre a sostenere le iniziative delle Nazioni Unite per ripristinare le autorità statali e pubbliche in Libia e in Siria, cercando al contempo di combattere l’instabilità e i conflitti che creano un ambiente adatto alle attività criminali dei trafficanti di esseri umani, il Consiglio europeo ha stilato un programma di impegni in quattro punti: i) rafforzamento della presenza dell’UE in mare, potenziando le missioni Triton e Poseidon triplicandone gli stanziamenti per il biennio 2015 – 2016, facendo affidamento sugli impegni sottoscritti dagli Stati membri; ii) lotta ai trafficanti nel rispetto del diritto internazionale, smantellando le reti della tratta, assicurando i colpevoli alla giustizia e sequestrando i loro beni, attraverso un intervento rapido da parte delle autorità degli Stati membri in collaborazione con EUROPOL, Frontex, l’EASO e EUROJUST e la cooperazione tra le polizie e l’intelligence dei vari Paesi coinvolti. Inoltre dovranno essere fatti i necessari sforzi per individuare, catturare e distruggere le navi prima che siano utilizzate dai trafficanti; iii) prevenzione dei flussi migratori illegali, il che vuol dire in primis incrementare il sostegno ai Paesi del Maghreb e del Sahel in sofferenza e che, a diverso titolo, contribuiscono a produrre e aumentare il fenomeno, come Tunisia, Egitto, Sudan, Niger e Mali, i quali sono chiamati a monitorare attentamente le loro frontiere, ma anche a rafforzare la cooperazione con i partner africani a tutti i livelli (singoli Stati, organizzazioni sub-regionali, Unione Africana) per affrontare le cause delle migrazioni illegali e combattere la tratta degli essere umani. A tal fine l’UE insieme a tali partner si impegna a organizzare nei prossimi mesi un summit a Malta. Significativi anche da una parte i propositi di dispiegamento di ufficiali di collegamento europei in Paesi chiave al fine di raccogliere informazioni sui flussi migratori, sfruttando la collaborazione con i vari ufficiali di collegamento nazionali e con le autorità locali e dall’altra, nel rispetto del diritto d’asilo, l’elaborazione di un nuovo programma di rimpatrio rapido dei migranti irregolari coordinato da FRONTEX; iv) rafforzare la responsabilità e la solidarietà interna, che mira a condividere maggiormente, a livello degli Stati membri, l’onere di far fronte a tale fenomeno e ai relativi drammi aumentando, ad esempio, gli aiuti agli Stati membri in prima linea e prendendo in considerazione l’opzione di organizzare il trasferimento e l’accoglienza tra tutti gli Stati membri su base volontaria. Inoltre bisognerà distribuire i team dell’EASO negli Stati membri più esposti per predisporre un trattamento comune delle domande di asilo, compresa la registrazione e la raccolta delle impronte digitali dei migranti.

2. Accordo interistituzionale “Legiferare meglio”. – L’altro argomento di discussione dei Ministri ha riguardato le priorità del Consiglio nel futuro accordo interistituzionale relativo a un piano d’azione per legiferare meglio. In altre parole, questo piano mira a migliorare il contesto normativo comunitario, a partire dall’intero processo legislativo, dalla preparazione della proposta da parte della Commissione fino all’attuazione da parte dei singoli Stati membri, passando per tutte le tappe intermedie che tra l’altro coinvolgono anche il Parlamento europeo e il Consiglio. Sulla base di questa discussione la Presidenza del Consiglio illustrerà gli interessi e le priorità dell’istituzione in una lettera destinata al Primo Vicepresidente della Commissione, Frans Timmermans, che ha la delega alla qualità della legislazione, alle relazioni interistituzionali, allo Stato di diritto e ai diritti umani. La proposta della Commissione volta a trovare un nuovo accordo interistituzionale in tal senso è prevista per il 19 maggio, tenendo in considerazione che l’ultimo progetto di questo tipo risale ormai al 16 dicembre 2003 (2003/C 321/01), cioè quando, tra le altre cose, non era stato neanche elaborato il Trattato di Lisbona che in seguito avrebbe migliorato e incrementato l’apporto del Parlamento europeo al processo legislativo dell’Unione.

In occasione del progetto interistituzionale del 2003, frutto di un’iniziativa congiunta del PE, del Consiglio e della Commissione, le tre istituzioni affermarono di voler migliorare la qualità della legislazione attraverso una serie di iniziative e di procedure definite dal progetto stesso (par. 1 del progetto), che tenessero conto dei principi generali come la legittimità democratica, la sussidiarietà, la proporzionalità e la certezza del diritto. L’obiettivo era quello di rendere il processo legislativo più intellegibile, aperto e comprensibile, promuovendo la semplicità, la chiarezza e la coerenza nella redazione dei testi legislativi e la massima trasparenza in tutte le fasi dell’iter legislativo. A tal fine, assolutamente centrale è il ruolo rivestito dagli Stati membri, chiamati a un recepimento corretto, rapido e tempestivo del diritto dell’Unione (allora comunitario) nella legislazione nazionale (par. 2) ritenendo che questo sia indispensabile per l’applicazione coerente ed efficace di tale legislazione da parte degli organi giurisdizionali, delle amministrazioni pubbliche, dei cittadini e degli operatori economici e sociali (par. 32).
Tra le proposte più significative provenienti dalle tre istituzioni c’era quella riguardante un migliore coordinamento dell’attività legislativa a partire dai lavori preparatori fino a investire ogni snodo del processo di codecisione (dopo l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona definito procedura legislativa ordinaria). In questo quadro, per fare alcuni esempi, il Consiglio era chiamato a fornire informazioni tempestive al PE in merito al progetto di programma strategico pluriennale che raccomanda al Consiglio europeo di adottare; oppure le tre istituzioni si sarebbero comunicate vicendevolmente i rispettivi calendari legislativi annuali per rendere più fluida e ordinata la programmazione annuale comune; o ancora, il PE e il Consiglio si sarebbero sforzati di stabilire, per ogni proposta legislativa, un calendario di massima delle varie fasi fino all’approvazione finale della proposta stessa (par. 4); o, infine, si sarebbe dovuto puntare su una effettiva semplificazione e riduzione della legislazione dell’UE, anche attraverso l’abrogazione degli atti non più applicati, al fine di migliorare e adeguare la legislazione modificando o sostituendo atti e disposizioni troppo macchinosi e troppo complessi ai fini della loro attuazione.
Alla luce quindi dei cambiamenti nel frattempo sopravvenuti nell’impianto istituzionale e decisionale dell’UE il Consiglio a breve avrà un confronto con la Commissione per rinnovare e rilanciare un nuovo accordo interistituzionale per rendere il processo legislativo più efficiente, efficace, chiaro e lineare.

Luigi D’Ettorre

PER APPROFONDIMENTI

Risultato Consiglio europeo 23 aprile 2015

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