Consiglio Affari generali del 17 ottobre 2017: tra i temi dibattuti la difesa dello Stato di diritto nell’era digitale e delle fake news (17.10.2017)

Il 17 ottobre si è riunito a Lussemburgo il Consiglio Affari generali presieduto da Matti Maasikas, viceministro per gli Affari esteri dell’Estonia. L’agenda discussa dai ministri europei è stata relativamente scarna e ha riguardato l’ordine del giorno che affronterà il Consiglio europeo del 19 ottobre e il dialogo sullo Stato di diritto.

Per quanto attiene il primo punto, i capi di Stato e di governo affronteranno le questioni dei flussi migratori, l’Europa digitale, la politica della difesa e le relazioni esterne dell’Unione. In particolare, i leader presenteranno le misure adottate per porre rimedio ai flussi illegali provenienti da tutte le rotte migratorie, decideranno alcune misure supplementari per migliorare la loro gestione e chiederanno di fare ulteriori progressi verso un accordo per riformare il sistema europeo comune di asilo. Per quanto riguarda le questioni digitali, il Consiglio europeo esaminerà il modo un cui l’Ue potrà meglio affrontare le sfide e sfruttare le opportunità offerte dalla rivoluzione digitale. L’input sarà fornito dalla relazione orale del Primo ministro estone che verterà sulle discussioni svoltesi al vertice sul digitale tenutosi a Tallinn il 29 settembre. Il tema della difesa includerà una revisione dei preparativi intrapresi per il lancio di una cooperazione strutturata permanente. Infine nel campo delle relazioni esterne il confronto si focalizzerà soprattutto sulle relazioni con la Turchia.

Con riferimento al dialogo annuale sullo Stato di diritto – il terzo da quando è stato istituito nel 2015 – il Consiglio si è concentrato sulla libertà e sul pluralismo dei media e lo Stato di diritto nell’era digitale. L’argomento è stato introdotto dal Direttore dell’Agenzia dell’Ue per i diritti fondamentali Michael O’Flaherty. La libertà e il pluralismo dell’informazione oltre a essere sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione e ad essere dei valori democratici di base sui quali l’Unione è fondata, sono considerati in ambito europeo dei presupposti e delle garanzie essenziali per le democrazie funzionanti correttamente.
Questo dato valoriale di partenza, che ha dei risvolti giuridici e politici a livello europeo, deve però fare i conti con una realtà che negli ultimi anni si è andata via via complicandosi anche a seguito della rivoluzione tecnologica, della diffusione capillare di internet e dell’esplosione del fenomeno dei social media. Infatti se l’apertura delle piattaforme Internet e l’epoca digitale nel suo complesso hanno agevolato l’esercizio dei diritti connessi alla democrazia partecipativa, trasparente e efficace, contemporaneamente hanno ampliato le sfide ai diritti fondamentali, alla democrazia e allo Stato di diritto, poiché la proliferazione di informazioni inesatte o addirittura false veicolate dai social network e da internet può influire negativamente sulla fiducia nei media e sulla qualità del dibattito politico circa le questioni cruciali per le società democratiche. La disinformazione digitale su larga scala, in altre parole, può minare il fondamento stesso delle democrazie, cioè l’impegno politico di cittadini informati in maniera corretta e onesta. La perdita di fiducia nei mezzi di comunicazione mina la loro capacità di svolgere il ruolo per cui sono nati e si sono affermati nel contesto di società e Stati democratici e pluralisti. In un momento in cui molti, soprattutto i giovani, utilizzano sempre più Internet e i social network come principale fonte a cui attingere notizie e storie, è fondamentale garantire informazioni plurali, indipendenti e di qualità come precondizioni per mantenere la fiducia nei media e allo stesso tempo è altrettanto importante essere in grado di distinguere tra un’informazione precisa e affidabile e quella che non lo è. Con il dibattito odierno in Consiglio si è dato seguito al seminario degli esperti organizzato dalla presidenza estone e tenutosi il 12 luglio di quest’anno a Bruxelles che ha affrontato i medesimi temi, ossia pluralismo dei media e dell’informazione e Stato di diritto nell’era digitale. Al seminario hanno partecipato rappresentanti degli Stati membri, delle istituzioni dell’Ue, dell’Agenzia dell’Ue per i diritti fondamentali e del Consiglio d’Europa oltre a giornalisti, società del settore, esponenti della società civile e del mondo universitario. I partecipanti hanno discusso di cosa potrebbero fare gli attori coinvolti – quali Stati membri, istituzioni dell’Ue, ONG e aziende del campo dei media – per garantire la credibilità delle informazioni, la fiducia nei media e il dibattito politico accuratamente informato nell’era digitale. Questo perché non può essere in nessun modo sottovalutata l’importanza di media pluralisti, indipendenti e affidabili come “cane da guardia” della democrazia e dello Stato di diritto. Gli interventi degli esperti hanno sottolineato, tra le varie cose, l’importanza di una condivisione di responsabilità tra legislatori, giornalisti, editori e intermediari di internet, ma anche dei cittadini nella veste di consumatori di informazioni. Alcuni interventi hanno osservato che non tutto può essere regolato dalla legge o dall’autoregolamentazione e per questo è cruciale attuare programmi di alfabetizzazione mediatica e digitale a partire dalla giovane età, ma anche rivolti agli adulti, in quanto è fondamentale che i consumatori di informazioni riescano ad identificare informazioni false o fuorvianti e comprendere anche la motivazione e le fonti che si celano dietro le c.d. fake news.

Per chiudere, una nota di attualità che giunge come beffarda e tragica allo stesso tempo. Il dibattito in Consiglio tra i ministri degli Stati membri giunge all’indomani dell’attentato perpetrato nei confronti della giornalista e blogger Daphne Caruana Galizia uccisa a Bidnija, nell’isola di Malta, da una bomba che ha fatto saltare in aria la sua auto, mentre lei era a bordo uccidendola all’istante. La giornalista aveva lavorato ai c.d. MaltaFiles, l’inchiesta internazionale che indicava Malta come lo Stato che fa da base pirata per l’evasione fiscale nell’Unione europea, e in questo momento stava indagando su scandali di corruzione che coinvolgerebbero, tra gli altri, la moglie del primo ministro maltese Muscat, che sarebbe implicata nel caso dei c.d. Panama Paper. Questo evento drammatico, compiuto in uno Paese membro dell’Ue, dovrebbe spingere ancora di più le istituzioni dell’Unione, i governi degli Stati membri e tutti gli altri attori interessati a fare in modo che l’Unione diventi uno spazio di libertà e sicurezza per i giornalisti e gli operatori dell’informazione intenzionati, nel loro lavoro quotidiano, a cercare davvero la verità dei fatti, troppe volte ricostruiti e somministrati all’opinione pubblica senza un doveroso riscontro e senza una vera inchiesta che li depuri da falsità e opacità di ogni tipo.

Luigi D’Ettorre

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