Consiglio Affari Esteri straordinario sulla crisi ucraina. Bruxelles, 29 gennaio 2015 (02.02.2015)

«Un incontro costruttivo che ho deciso di convocare su richiesta di alcuni stati membri dopo gli attacchi a Mariupol, di comune accordo con il presidente Tusk ed il presidente Juncker, non solo allo scopo di valutare la situazione sul terreno, estremamente preoccupante e negativa, ma anche per stabilire la nostra reazione e le prossime azioni da intraprendere a livello di Unione Europea». Questo uno stralcio delle dichiarazioni rilasciate dall’Alto Rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell’UE, Federica Mogherini, al termine della riunione straordinaria del Consiglio Affari Esteri, resasi necessaria in virtù dell’escalation di violenza e gli ultimi sviluppi della crisi ucraina. Riportando la nostra attenzione sui fatti, il 24 giugno forze separatiste filo-russe hanno avviato un’offensiva a Mariupol, città di quasi mezzo milione di abitanti nella parte sud-orientale del paese. Durante l’attacco hanno perso la vita 30 persone. 93 i feriti. Un atto che evidentemente chiama in causa, oltre alla gestione di una situazione interna sempre più critica, lo stesso stato delle relazioni tra UE e Russia.
I ministri degli esteri dei paesi membri hanno adottato delle conclusioni in base alle quali emerge, in primo luogo, la ferma condanna dell’indiscriminato bombardamento di aree residenziali a Mariupol e dei recenti episodi di violenza ed i combattimenti nelle regioni di Donetsk e Luhansk. Il Consiglio ha sottolineato come i recenti fatti mettano in risalto il costante e crescente sostegno ai separatisti fornito dalla Russia. Al riguardo, si è resa manifesta l’aspettativa che il governo di Mosca induca le forze separatiste a cessare qualsiasi operazione militare ed adempiere agli impegni presi con gli accordi di Minsk. Tali accordi prevedono, tra i vari punti toccati, la creazione di una zona demilitarizzata nella parte orientale. A tale scopo, l’UE ha sollecitato le parti firmatarie delle intese raggiunte nella capitale bielorussa a riunirsi con urgenza nel quadro del Trilateral Contact Group. Quest’ultimo, creato nel maggio del 2014 al fine di promuovere una soluzione diplomatica del conflitto, è costituito dai rappresentanti ucraini, russi e dell’OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione europea).
Il Consiglio ha ribadito la sua azione a sostegno degli sforzi diplomatici, in particolare quelli in corso sotto gli auspici dell’OSCE, funzionali al raggiungimento di una soluzione diplomatica sostenibile, fondata sul rispetto degli accordi di Minsk, la sovranità, l’indipendenza e l’integrità territoriale dell’Ucraina. A tal proposito, l’Unione fa notare l’urgenza di conseguire risultati più tangibili in merito al ritiro di truppe, combattenti ed armamenti, della liberazione di tutti gli ostaggi nella zona di confine russo-ucraino, oltre a permettere l’attività di controllo e monitoraggio dell’OCSE. Sul piano politico, la promozione di un dialogo nazionale sulle riforme costituzionali ed ipotesi di decentralizzazione costituiscono dei punti di capitale importanza.
Come prevedibile la reazione UE al recente deterioramento della situazione sul terreno si è concretizzata nella decisione di prolungare fino a settembre le sanzioni e le misure restrittive nei confronti di persone ed entità che minaccino e minino la sovranità e l’integrità territoriale del paese. Non si è fatta attendere la reazione del governo russo, principale destinatario delle misure, che per bocca del suo ministro degli esteri, Sergey Lavrov, ha condannato la decisione. Sono stati rinnovati nell’occasione gli sforzi di cooperazione con l’OSCE, di cui si apprezza il ruolo svolto al tavolo diplomatico, e con il Consiglio d’Europa. Inoltre, è ribadita la centralità delle missioni di controllo e monitoraggio (Special Monitoring Mission), sempre svolte in ambito OCSE, e dei suoi report.
Il Consiglio incoraggia il governo ucraino – oltre a fare passi in avanti verso la ratifica dello Statuto di Roma, come previsto dall’accordo di associazione con l’Unione – ad intraprendere gli step legali richiesti per consentire alla Corte Penale Internazionale di procedere in relazione ai presunti crimini contro l’umanità commessi nel territorio ucraino nel 2014-2015.
In merito alla situazione interna, l’Unione Europea ha invitato il governo di Kiev ad accelerare il processo di riforme politiche ed economiche, in grado di creare un clima favorevole agli investimenti ed al supporto della comunità internazionale. Sul tema, il consesso di Bruxelles ha accolto con favore alcune misure adottate di recente dall’esecutivo ucraino, quali alcuni provvedimenti per la decentralizzazione fiscale. Un processo di riforme funzionali al raggiungimento di una stabilità politica e finanziaria che possa rappresentare il viatico per un’integrazione economica con l’Unione, soprattutto attraverso l’attuazione del titolo IV dell’Accordo di associazione UE-Ucraina, relativo alle disposizioni in materia commerciale.
Specifica attenzione, infine, è stata prestata all’aspetto umanitario della crisi. Dopo aver invitato le parti al rispetto del diritto umanitario internazionale e alla protezione delle popolazioni civili, l’Unione ha ribadito il suo impegno in aiuto delle fasce di popolazione più colpite dal conflitto, come i seicentomila profughi ed i circa novecentomila sfollati. Si è preso atto con soddisfazione della recente decisione della Commissione europea di mobilitare maggiori risorse ed assistenza in natura – ad oggi il totale è di novantacinque milioni di euro – per far fronte ai bisogni più urgenti.

Diego Del Priore

 

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