Consiglio Affari Esteri (Difesa) e sessione congiunta dei Ministri degli Esteri e della Difesa, 18 maggio 2015 (28.05.2015)

Il 18 maggio scorso a Bruxelles si è tenuta la riunione del Consiglio Affari Esteri. In mattinata c’è stata una prima sessione dei Ministri della Difesa degli stati membri dell’UE, seguita dall’incontro in sessione congiunta con i Ministri degli Affari Esteri. Alla fine, si è riunito il Consiglio cooperazione di cui il Consiglio AE ha poi adottato le conclusioni come posizione dell’Unione Europea.

Durante la prima parte della riunione, la discussione ha riguardato le operazioni comuni nell’ambito della Politica di sicurezza dell’Ue attive in tre continenti, compresa l’operazione anti-pirateria Atalanta; è stato anche affrontato il dibattito sulle sfide alla sicurezza nei Paesi oggetto di politiche di vicinato con il Segretario Generale della Nato, Jens Stoltenberg. La sessione è stata preceduta dalla riunione con il comitato esecutivo dell’Agenzia di difesa europea (1).
La riunione congiunta dei Ministri degli Affari Esteri e della Difesa ha invece visto in agenda i seguenti temi principali: l’immigrazione (2), il colpo di stato in Burundi, che è stato oggetto di specifiche conclusioni (3) e le relazioni Ue-Uzbekistan tramite il Consiglio Cooperazione (4).

1. Data l’instabilità, che in maniera sempre più profonda, preoccupa intere regioni del mondo, l’Unione sente la necessità di rafforzare le componenti della Politica estera e di sicurezza comune, perché percepita come l’unico strumento per affrontare le crisi vicine al territorio europeo con particolare riferimento all’Iraq, alla Libia, al Sahel, alla Siria e all’Ucraina. Dal report dell’Alto Rappresentante per la PESC emerge con chiarezza come le sfide e le minacce cambino in modo sempre più repentino e come l’impatto sulla sicurezza dell’Unione possa determinare gravi danni. Data l’importanza della pace e della sicurezza internazionali (quali principi fondanti l’azione dell’Unione), gli Stati membri e le Istituzioni europee stanno cercando di assumere un ruolo che li coinvolga in maniera sempre maggiore e in modo sostanziale così da prevenire e risolvere i conflitti alla base. A tal fine risultano essenziali le consultazioni e il dialogo tra l’Alto Rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza e gli Stati membri, data anche l’imminenza del Consiglio Europeo che si terrà a giugno e che dibatterà anche tali temi. A parere del Consiglio è necessario operare una saldatura tra le azioni volte alla sicurezza esterna e quelle rivolte alla sicurezza interna allo scopo di migliorare le sinergie nelle risposte che l’UE può assicurare contro terrorismo, crimine organizzato, combattenti stranieri, trafficanti di esseri umani, immigrazione irregolare, gestione dei confini e sicurezza informatica. I pericoli che minacciano la sicurezza dentro e fuori le frontiere sono ibridi, provengono da luoghi diversi ed hanno a monte una capacità organizzativa sempre più rilevante. Dato il carattere multiforme di tali minacce, il Consiglio sostiene la necessità del coordinamento e del rafforzamento tra la Politica di Sicurezza e di Difesa Comune, sia nel ramo civile che in quello militare, e gli attori che operano all’interno della vasta area rappresentata dallo Spazio di Libertà, Sicurezza e Giustizia, con riferimento particolare a FRONTEX e CEPOL, all’Interpol e allo EEAS, ad Europol e allo European Gendarmerie Force. Alla luce dell’incremento qualitativo oltre che quantitativo delle minacce, il Consiglio ha invitato l’Alto Rappresentante per la PESC, la Commissione e l’Agenzia Europea per la Difesa, previa consultazione degli Stati membri, a presentare entro la fine del 2015 una quadro di lavoro, contenente proposte operative per rispondere concretamente alle sfide superando le resistenze degli Stati membri e dei partner dell’UE ed eventuali impasse. Questo genere di lavoro dovrebbe includere la sicurezza informatica, i sistemi di allarme e le comunicazioni tra agenzie, organi, istituzioni che Stati e dovrebbero essere rapidi ed efficaci. Necessità in questo campo sono la complementarietà, la cooperazione trasparente e il coordinamento con partner che esulano dal contesto dell’Unione, come la NATO. In quest’ottica rientra anche la formazione dei civili tramite il Civilian Capability Development Plan, ma soprattutto rientra la capacità della European Defence Technological and Industrial Base di contribuire a creare lavoro, crescita e innovazione anche al di là dai confini dell’Unione, mentre al loro interno potrebbe contribuire ad incoraggiare la cooperazione in materia di difesa.
Il Consiglio ha poi passato in rassegna le missioni sotto il controllo della PSDC ed impegnate all’estero (EUAM in Ucraina; EUBAM in Libia; EUBAM a Rafah; EUCAP Nestor nel Corno d’Africa; EUCAP SAHEL in Mali; EUCAP SAHEL in Niger; EUFOR Althea in Bosnia Erzegovina; EULEX in Kosovo; EUMAM RCA nella Repubblica centrafricana; EUMM in Georgia; EUNAVFOR Atalanta lungo le coste della Somalia; EUPOL in Afghanistan; EUPOL COPPS nei territori palestinesi; EUSEC RD in Congo; EUTM in Somalia; EUTM in Mali). Attraverso tale rassegna, il Consiglio ha ribadito l’importanze dello stretto coordinamento con partner regionali ed internazionali quali la NATO, l’ONU, la Lega Araba e l’OSCE al fine di utilizzare una strategia comune, onnicomprensiva e globale e che sottostia al principio dell’inclusione. Infine, il Consiglio ha riconfermato l’importanza della strategia di vicinato proprio nell’ottica del dialogo tramite il quale supportare la creazione e l’attuazione di riforme strutturali nel campo della sicurezza. Tutto questo, ribadisce il Consiglio, deve avvenire senza pregiudicare l’autonomia decisionale a livello degli Stati membri.

2. A causa delle numerose tragedie di migranti avvenute nel Mar Mediterraneo, l’UE ha ritenuto opportuno rispondere in modo adeguato alla esigenza immediata di salvare vite umane, di gestire situazioni di emergenza, ma anche e soprattutto di affrontare le cause profonde della migrazione irregolare, in linea con quanto richiesto dal Consiglio europeo del 23 aprile 2015. Tra le misure prese, si distingue la decisione del Consiglio di dare avvio all’operazione navale EUNAVFOR Med che sarà all’ordine del giorno del Consiglio “Affari esteri” di giugno e che le darà avvio. EUNAVFOR Med è un’operazione militare dell’UE istituita allo scopo di porre fine all’attività degli scafisti e dei trafficanti di esseri umani nel Mediterraneo. La decisione permetterà di avviare formalmente la pianificazione operativa dell’operazione navale. EUNAVFOR Med si svolgerà in fasi successive e nel rispetto del diritto internazionale. Saranno avviate il prima possibile la pianificazione dell’operazione e la fase iniziale di sorveglianza e valutazione delle reti degli scafisti e dei trafficanti di esseri umani nel Mediterraneo centromeridionale. La seconda e la terza fase dell’operazione saranno mirate alla ricerca, al sequestro e allo smantellamento dei beni dei trafficanti, in collaborazione con le autorità libiche. La sede operativa di EUNAVFOR Med sarà a Roma ed è stato nominato comandante dell’operazione l’ammiraglio di divisione italiano Enrico Credendino. Per quanto concerne i costi dell’operazione, le stime parlano di 11,82 milioni di euro per la prima fase (della durata di due mesi) ma l’operazione ha un mandato iniziale di 12 mesi.

3. Tramite la riunione dei Ministri degli Esteri e della Difesa, l’UE ha condannato il tentativo di colpo di Stato in Burundi e tutti gli atti di violenza e di capovolgimento dell’ordine costituzionale burundese a prescindere dagli autori del gesto, ed ha ricordato l’imperativo rivolto dall’Unione Africana a tutte le parti in causa di risolvere le controversie con mezzi pacifici. L’Unione europea ha espresso profonda preoccupazione per la situazione caratterizzata, già prima del colpo di stato, da grande fragilità: ora infatti, il rischio è che le tensioni sociali si inaspriscano ed esplodano in aperta guerra civile. Pertanto l’UE ha invitato tutte le parti (il governo, i servizi di sicurezza, tutti i gruppi politici, compresi i rispettivi movimenti giovanili) ad astenersi dal compiere atti che potrebbero esasperare la tensione in Burundi, a tener conto dell’interesse superiore del paese e a cercare soluzioni conformi agli accordi di Arusha del 2000, fondamento della pace e della democrazia per la zona. L’UE si è rivolta in particolar modo alle forze armate e di sicurezza del Burundi, affinché diano prova di moderazione, di mantenimento della loro neutralità e auspicando soprattutto che siano capaci di assicurare la protezione della popolazione civile. Ha chiesto inoltre che i procedimenti giudiziari avviati contro i presunti autori del colpo di Stato rispettino i diritti della difesa e le regole dello stato di diritto.
L’UE cerca inoltre una nuova verifica delle condizioni necessarie perché il processo elettorale sia credibile, trasparente e non violento. A tal fine ha esortato al rispetto delle libertà fondamentali ed espressamente della libertà d’opinione, di espressione, di stampa e di manifestazione pacifica. A questo proposito, l’UE condivide e sostiene la conclusione del vertice della Comunità dell’Africa orientale secondo cui per il momento non sussisterebbero le condizioni favorevoli all’organizzazione di nuove elezioni e un rinvio risulterebbe indispensabile ed appropriato, pur restando però entro i limiti costituzionali. L’UE ha quindi ricordato che il suo sostegno al processo elettorale e la sua missione di osservazione elettorale sono strettamente connessi a tali presupposti e limiti. Nelle sue conclusioni il Consiglio ha sottolineato l’importanza della “tabella di marcia” conclusa tra il governo e tutti gli attori politici nel marzo 2013 sulla preparazione di elezioni democratiche e libere. Per tale ragione l’Unione Europea dà pieno sostegno agli sforzi delle Nazioni Unite e dell’inviato speciale del Segretario generale per la regione dei Grandi Laghi, Saïd Djinnit, all’azione dell’Unione Africana condotta dall’ex primo ministro, Edem Kodjo, e alle iniziative della Comunità dell’Africa orientale, che hanno lo scopo di agevolare il dialogo tra le parti e di provvedere al ritorno della stabilità. Sotto un profilo rilevante per l’UE, e cioè quello del rispetto dei diritti umani, il Consiglio ha espresso apprezzamento per la decisione presa dall’Unione africana di inviare, il prima possibile, osservatori dei diritti umani in Burundi allo scopo di rendere conto delle violazioni commesse e di avviare azioni di risoluzione dei conflitti a livello locale. Nonostante ciò però, l’UE è estremamente preoccupata per i massicci sfollamenti di popolazione dovuti alle tensioni politiche, per il deterioramento della situazione umanitaria, soprattutto per quanto riguarda i gruppi più esposti ed indifesi, le donne e i bambini. L’UE ha confermato il suo sostegno all’impegno degli operatori umanitari nella regione e agli sforzi dei paesi vicini nell’accoglienza dei rifugiati. Sulla base del partenariato tra UE e Burundi, disciplinato dall’accordo di Cotonou, è importante che ciascuna delle parti rispetti i suoi termini e provveda all’esecuzione degli obblighi che ne derivano, più specificamente nella materia del rispetto dei diritti umani per continuare a mantenere un dialogo politico rafforzato con le autorità del Burundi.
In funzione degli sviluppi futuri, l’UE è pronta a prendere in considerazione l’adozione di eventuali misure, anche nel settore della cooperazione. Si dichiara pronta ad adottare, sotto l’egida del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, tutte le misure necessarie nei confronti degli attori burundesi che perpetrino azioni di violenza o ostacolino la ricerca di una soluzione politica pacifica.

4. Infine, il Consiglio ha adottato la posizione del Consiglio di cooperazione che si è riunito per la dodicesima volta e che ha riguardato i rapporti tra l’Unione Europea e la Repubblica dell’Uzbekistan. Il Consiglio di cooperazione, tenutosi il 18 maggio stesso, è stato presieduto da Abdulaziz Kamilov, ministro degli Affari Esteri della Repubblica dell’Uzbekistan. La delegazione dell’UE era guidata da Edgars Rinkevics, ministro degli Affari Esteri lettone, per conto dell’Alto Rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e in qualità di Presidente del Consiglio “Affari esteri” dell’UE. Il Consiglio di cooperazione ha ribadito l’impegno di entrambe le parti a rafforzare le relazioni bilaterali in diversi settori e ha fatto il punto sui progressi compiuti dopo l’undicesima riunione tra i due partner tenutasi nel marzo 2014, compresa l’attuazione della strategia dell’UE per l’Asia centrale, ponendo l’accento sull’intensificazione del dialogo politico. Il Consiglio di cooperazione ha ribadito il suo impegno per la piena attuazione della strategia dell’UE per l’Asia centrale, sia a livello regionale che nazionale, accogliendo con favore la partecipazione dell’Uzbekistan alle iniziative regionali dell’UE e discutendo di possibili orientamenti riguardo al riesame in corso di tale strategia; l’UE si è detta favorevole infatti ad una partecipazione attiva dell’Uzbekistan al dialogo ad alto livello sulla sicurezza UE-Asia centrale, nonché ai progetti di cooperazione regionale sulle droghe (CADAP) e sulla gestione delle frontiere (BOMCA). Il Consiglio di cooperazione ha discusso questioni importanti di interesse comune come le riforme politiche, lo stato di diritto e i diritti umani, le relazioni commerciali ed economiche, la cooperazione energetica, l’istruzione, la cooperazione regionale in Asia centrale ed altri temi di interesse internazionale. Più nel dettaglio, l’UE ha accolto con favore la disponibilità dell’Uzbekistan a discutere di diritti umani in uno spirito di dialogo sempre più aperto. Entrambe le parti hanno esaminato la situazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali nel paese asiatico, in particolare nei principali settori motivo di preoccupazione per l’UE. A tal riguardo, l’UE ha accolto con favore il crescente impegno nella cooperazione assunto dall’Uzbekistan nei confronti dell’ILO (l’Organizzazione internazionale del lavoro) in particolare sul lavoro minorile, e ha preso atto dei risultati positivi riscontrati da tale organizzazione circa la problematica relativa alla raccolta del cotone del 2014. L’UE ha invitato l’Uzbekistan ad impegnarsi ulteriormente con l’ILO per l’attuazione delle convenzioni della stessa organizzazione e ad affrontare tutte le tematiche rimaste in sospeso in materia di lavoro che rientrano in tali convenzioni, tenendo un particolare riguardo verso il tema del lavoro forzato.
Il Consiglio di cooperazione ha sottolineato il grande potenziale della componente economica e commerciale delle relazioni UE-Uzbekistan e ha discusso di come migliorare le condizioni per l’imprenditoria e per gli investimenti. L’UE ha ribadito il suo sostegno al piano dell’Uzbekistan per l’adesione all’Organizzazione Mondiale del Commercio e la sua disponibilità a fornire assistenza. Il Consiglio di cooperazione si è detto soddisfatto dei progressi già compiuti verso la creazione di un consiglio per le imprese e gli investimenti volto a promuovere gli scambi e gli investimenti bilaterali tra l’UE e l’Uzbekistan, nonché della disponibilità di entrambe le parti a istituire questo nuovo organismo nel più breve tempo possibile. Il Consiglio di cooperazione ha evidenziato l’interesse reciproco di UE e Uzbekistan riguardo a una cooperazione rafforzata nel settore dell’energia sottolineando l’importanza dell’effettiva attuazione del memorandum d’intesa bilaterale stilato proprio su tale materia.
Ulteriori temi dibattuti sono stati lo sviluppo rurale e il settore dell’istruzione: l’UE incoraggia il paese a trarre beneficio da essi e ribadisce l’importanza dei programmi nel settore dell’istruzione superiore e di quella tecnica e professionale dato il valore che hanno nello sviluppo socioeconomico. Al riguardo, l’Uzbekistan è stato invitato a partecipare alla prima conferenza ministeriale sull’istruzione tra l’UE e l’Asia centrale che si terrà a Riga il 25 e 26 giugno 2015.
Il Consiglio ha discusso poi della cooperazione regionale in Asia centrale e delle questioni internazionali, compreso l’Afghanistan, sottolineando l’importanza di tale cooperazione in Asia centrale quale mezzo efficace per la prevenzione dei conflitti e per lo sviluppo socioeconomico nella regione. In questo contesto, il Consiglio di cooperazione ha sottolineato l’importanza per i partner dell’Asia centrale di cercare una soluzione sostenibile alle questioni concernenti la gestione delle risorse idriche, la sicurezza e l’energia, soluzione che dovrebbe considerare gli interessi di tutti i paesi e preservare l’unità della regione stessa, in linea con le convenzioni regionali come quella sull’acqua. Infine, il Consiglio di cooperazione ha constatato la rilevanza della cooperazione tra l’UE e l’Uzbekistan per promuovere la stabilità regionale e far fronte alle sfide esterne.

Luisa Di Fabio

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