Consiglio Affari Esteri, 9 febbraio 2015 – Bruxelles (12.02.2015)

Si è svolta lunedì 9 febbraio la riunione dei ventotto ministri degli esteri dei Paesi dell’Unione Europea in seno al Consiglio Affari esteri. Un meeting delle alte cariche della politica estera europea che, con il coordinamento dall’Alto Rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, ha indirizzato il dibattito su alcune tematiche riguardanti in particolare il continente africano, la lotta al terrorismo e – nonostante non formalmente inserita nell’agenda dei lavori – sulla questione ucraina. Partiamo proprio da quest’ultimo punto.

Ucraina

Dopo la convocazione di un Consiglio straordinario da parte dell’Alto Rappresentante lo scorso 29 gennaio, servito a fare il punto della situazione in seguito alla recente escalation di violenza nella regione orientale del paese ed intraprendere le relative azioni, i ministri europei sono tornati inevitabilmente  sulla crisi in corso. La recente missione diplomatica di Francia e Germania a Mosca e le difficoltà di arrivare ad un compromesso che escluda l’opzione militare, hanno indotto il Consiglio ad adottare ulteriori provvedimenti di carattere sanzionatorio. Nelle specifico sono state unanimemente approvate misure restrittive – divieto di viaggio e congelamento beni –  verso diciannove individui e nove enti coinvolti, secondo le autorità europee, in azioni che ledono l’integrità territoriale dell’Ucraina. L’entrata in vigore di tali sanzioni è stato, al fine di dare nuovi margini al lavoro della diplomazia, congelato fino al 16 febbraio. La ricerca di una soluzione è tuttora in corso e novità di rilievo sono attese nei prossimi giorni.

Azioni contro il terrorismo

“Una priorità non solo per la nostra politica interna e di sicurezza, ma anche per la nostra politica estera ed azione diplomatica”. Con queste parole Federica Mogherini ha desiderato sottolineare la centralità di promuovere maggiori sforzi di cooperazione in tale ambito allo scopo di combattere il radicalismo e l’estremismo di matrice violenta. In linea con la 2005 EU Counter-Terrorism Strategy, i ministri degli esteri europei fanno notare la necessità di adottare misure fondate su un maggiore coordinamento della politica interna e della politica estera dell’UE e sulla prevenzione, cercando di sradicare quei fattori, quali la povertà, il traffico di armi, la fragilità politica ed istituzionale, che possano favorire il sorgere del radicalismo. Di eguale tenore le considerazioni relative all’importanza di cooperare e rafforzare la partnership con paesi-chiave al fine di contrastare il finanziamento, in particolare, dello Stato Islamico.

Boko Haram 

Proprio nel quadro di un’azione europea contro fenomeni di terrorismo, il Consiglio ha nell’occasione espresso le proprie preoccupazioni e la propria condanna verso l’avanzata di Boko Haram in Africa. Si sottolinea come l’estensione e la profondità di tale azione rappresentino una minaccia non soltanto per la Nigeria. Il fenomeno, infatti, assume sempre più una matrice di carattere regionale, che coinvolge paesi vicini come il Camerun, il Ciad ed il Niger. L’aspetto umanitario dei combattimenti è al centro delle considerazioni di Bruxelles. Il Consiglio, al riguardo, pone al centro il ruolo degli stati della regione nella protezione dei civili. L’UE chiama in prima istanza l’urgenza dell’adozione di misure da parte del governo nigeriano, verso il quale Bruxelles si impegna a fornire assistenza. Poi, allo scopo di arginare l’azione di Boko Haram, lo strumento della cooperazione regionale riveste una funzione sostanziale, che chiama in causa la stessa Organizzazione delle Nazioni Unite in una sinergia a vari livelli, da quello politico a quello umanitario. Azione nazionale, coordinamento regionale e assistenza umanitaria. Sono questi fattori necessari per far fronte ad un contesto bellico che ha provocato centinaia di migliaia di vittime ed oltre un milione e mezzo di sfollati in Nigeria e centinaia di migliaia nei paesi limitrofi. Recentemente il parlamento del Niger ha approvato all’unanimità la decisione di schierare truppe nel nord della Nigeria contro Boko Haram. Una misura che pare rispondere alle istanze espresse nell’occasione dal Consiglio. La decisione, tra l’altro, fa seguito a impegni che, nella stessa direzione, sono stati assunti dalla Nigeria, dal Ciad, dal Camerun e dal Benin, ai quali l’ONU e la Francia hanno offerto appoggio logistico e rifornimenti.

Elezioni in Nigeria

Dopo aver posto l’accento sull’importanza dell’anno in corso, durante il quale momenti elettorali scandiranno la vita politica di diversi stati africani, il Consiglio si è soffermato specificamente sulle elezioni politiche che si svolgeranno in Nigeria. Le elezioni, prima previste per il 14 febbraio, sono state posticipate al 28 marzo. Le ragioni alla base della decisione è da ricercare nelle difficoltà organizzative e logistiche soprattutto nelle regioni del nord, poste sotto assedio da Boko Haram. L’UE, per sostenere gli sforzi del governo nigeriano nel garantire la regolarità e la qualità  di quello che è definito un momento chiave non solo per il paese ma per tutta la regione, ha stanziato un pacchetto di aiuti per un valore complessivo di 35 milioni di euro. Inoltre, rispondendo ad un invito delle autorità nigeriane, ha formato una missione di osservatori, guidata dal parlamentare europeo Santiago Fisas Ayxelà che, in collaborazione con altri osservatori, fornirà una valutazione completa e continuata delle operazioni elettorali.

Mali

Sul dossier maliano i rappresentanti degli stati membri hanno espresso la loro preoccupazione rispetto all’evolvere della situazione nel paese dove, in particolare nella parte settentrionale, le violenze non si placano. Il Consiglio ha invitato le parti in conflitto al rispetto dell’accordo di cessate il fuoco del 24 maggio 2014 e della dichiarazione di fine delle ostilità del luglio scorso. L’opzione del dialogo costruttivo è eretto a strumento cardine per ricomporre le fratture presenti all’interno delle fazioni politiche del paese. Al riguardo, in qualità di mediatore, l’UE ha affermato il valore di fornire ulteriore impulso ai negoziati di Algeri per il raggiungimento di un accordo di pace e favorire il processo di riconciliazione. Il Consiglio sottolinea poi il ruolo di Bruxelles nel promuovere la stabilità interna, lo sviluppo, la governance, le riforme della giustizia e lo stesso processo democratico, mettendo in rilievo quegli strumenti, come l’11° European Development Fund e le azioni bilaterali assunte dagli stati membri, funzionali al perseguimento di tali obiettivi. Estendendo lo spettro d’analisi, l’attenzione è stata rivolta, parimenti, alla stabilità della regione del Sahel, laddove un approccio rafforzato di cooperazione a livello regionale è ritenuto di capitale importanza. Approccio rivolto soprattutto in specifici settori: condizione dei giovani, gestione delle frontiere, prevenzione e lotta al radicalismo, contrasto ai traffici illeciti e al crimine organizzato. Nel quadro di tale azione, il Consiglio ha posto l’accento sull’importanza dell’ormai prossima conclusione del EU Regional Action Plan for the Sahel. Per quanto concerne il fattore sicurezza, i ministri degli esteri UE hanno messo in evidenza l’importanza del ruolo della United Nations Multidimensional Integrated Stabilization Mission in Mali (MINUSMA), istituita con la risoluzione 2100 del 25 aprile 2013 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Repubblica Centrafricana

Il Consiglio affari esteri ha ribadito il suo impegno a favorire una transizione sostenibile e ha riaffermato il valore di riferimento degli accordi raggiunti grazie all’azione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU: gli accordi di Libreville del gennaio 2013, di N’Djamena dell’aprile 2013 e di Brazzaville del luglio 2014. Anche su tale dossier la cooperazione regionale ed internazionale svolge un ruolo primario, con l’UE che ha sottolineato il ruolo di partner privilegiati quali l’Unione Africana e la ECCAS (Economic Community of Central African States), oltre alle Nazioni Unite. Il Consiglio, in relazione agli sforzi finalizzati a favorire la stabilità interna e la protezione delle popolazioni civili, ha evidenziato il ruolo delle forze internazionali impegnate in tale ambito come la United Nations Multidimensional Integrated Stabilization Mission in the Central African Republic (MINUSCA), l’operazione francese Sangaris e, per quanto riguarda l’UE, la EUFOR RCA. Quest’ultima, il cui mandato scadrà il prossimo 15 marzo con il passaggio di consegne alla missione ONU, verrà sostituita da un’altra missione militare targata UE, la EUMAM RCA. Essa, della durata di un anno, fornirà al governo centrafricano consigli di esperti in materia, tra le altre, di riforma dell’esercito.

Yemen

L’UE ha accolto con preoccupazione la recente escalation di violenza che ha avuto luogo nella capitale Sana’a ed in altre province, che hanno portato il presidente Hadi ed il primo ministro Bahah a rassegnare le dimissioni. Tali sviluppi mettono a serio rischio le prospettive di uno Yemen unito, stabile e democratico e minacciano la stessa integrità territoriale e la stabilità regionale. L’Ue ha riaffermato la centralità di raggiungere un ampio consenso tra le forze politiche nel processo di transizione, in vista di future elezioni. Al riguardo si è espressa una ferma condanna verso la “dichiarazione costituzionale” unilaterale di Ansar Hallah (Partigiani di Dio), il gruppo che rappresenta la minoranza sciita del paese, del 6 febbraio scorso. La Gulf Cooperation Council Initiative, i risultati del National Dialogue Conference (NDC) ed il Peace and National Partnership Agreement restano gli strumenti diplomatici di riferimento nel quadro del processo di transizione politica.

Diego Del Priore

 

Per saperne di più:

Conclusioni Consiglio Affari esteri 9 febbraio 2015

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