Consiglio Affari Esteri 16-17 novembre 2015 (22.11.2015)

Si è riunito a Bruxelles, lunedì 16 e martedì 17 novembre, il Consiglio Affari Esteri presieduto dell’Alto rappresentante per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, Federica Mogherini. Gli argomenti trattati nei due giorni di Consiglio hanno toccato vari aspetti relativi al processo di pace in Medio Oriente, tra cui l’escalation di violenza a Gerusalemme est e Gaza, così come i recenti sviluppi dell’azione diplomatica in Siria in seguito a quanto discusso nei negoziati di Vienna iniziati lo scorso 23 ottobre. Focus importante anche sulle migrazioni e sulle conclusioni del Consiglio riguardo il Burundi, lo Sri Lanka, lo Yemen e la Repubblica Centro Africana.

Il processo di pace nel Medio Oriente

In presenza dell’inviato speciale europeo in Medio Oriente, Fernando Gentilini, il Consiglio ha discusso della situazione in Medio Oriente alla luce dell’escalation di violenza che ha investito i territori palestinesi, in particolare nelle aree di Gerusalemme Est, Cisgiordania e Gaza.
L’Alto Rappresentante ha informato i ministri riguardo al suo recente incontro con il Primo Ministro Israeliano e il Presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese, durante il quale è stata sottolineata la necessità di trovare delle soluzioni per arrestare le violenze, stabilizzare la situazione e iniziare ad attuare misure concrete sul campo in linea con gli accordi prioritari del processo di pace. L’obiettivo rimane quello di migliorare le condizioni di vita della popolazione, sia israeliana sia palestinese, per aprire nuove prospettive nel processo politico di pace.
I ministri hanno rimarcato l’importanza di mantenere quanto stabilito nell’agenda per far cessare le violenze data la fragile situazione nell’area, anche attraverso il mantenimento della sicurezza nei luoghi sacri. I ministri hanno anche accolto positivamente quanto adottato dalla Commissione europea l’11 novembre scorso riguardo l’indicazione dell’origine dei prodotti provenienti dai territori occupati da Israele fin dal 1967, la quale è definita un’utile indicazione per implementare la legislazione esistente in materia.

Migrazioni

Il Consiglio ha discusso riguardo l’emergenza migranti, a seguito della riunione dei ministri dell’interno UE dell’8 ottobre sulla “rotta balcanica” e del summit di La Valletta dell’11 e 12 novembre tra Unione Europea e paesi Africani partner appartenenti all’Unione Africana, ECOWAS e Nazioni Unite. I ministri hanno discusso riguardo le decisioni prese riguardo la rotta del Mediterraneo Centrale e la rotta dei Balcani Occidentali sottolineando la necessità di una maggiore cooperazione con paesi quali la Turchia, il Libano e la Giordania, in materia di rifugiati, al fine di supportare questi paesi nell’accoglienza e gestione dei flussi di rifugiati che attraversano i loro confini.

Siria

In presenza dell’inviato speciale delle Nazioni Unite Staffan de Mistura, i ministri hanno discusso riguardo ai risultati ottenuti dai negoziati sulla crisi siriana, svoltasi a Vienna dallo scorso 23 ottobre fino al 14 novembre.
L’Alto Rappresentante ha affermato che bisogna trovare una soluzione politica al conflitto siriano al fine di individuare le condizioni migliori per sconfiggere il Da’esh.
L’Unione Europea si vede pronta a contribuire sia dal punto di vista umanitario con progetti già posti in essere, sia dal punto di vista politico, in particolare lavorando per far sedere al tavolo delle trattative i gruppi d’opposizione e iniziare una transizione politica in Siria.

Burundi

A seguito della situazione in Burundi, il Consiglio ha adottato le seguenti decisioni: l’Unione Europea condanna fortemente tutte le violazioni dei diritti umani e gli atti di violenza che vengono perpetrati in Burundi ed esprime la sua solidarietà con tutte le vittime di tali violenze e alla popolazione costretta a vivere in un clima di insicurezza e incertezza. L’Unione si rammarica del persistente stallo politico nel paese, dettato dal rifiuto da parte dei partiti del Burundi di iniziare un vero dialogo e caratterizzato. L’Unione richiama il governo e l’opposizione a moderare i toni e a far cessare le violenze, ricordando al governo del Burundi, che la sua prima responsabilità è quella di proteggere la propria popolazione.
Richiamando le conclusioni del Consiglio del 22 giugno 2015, l’Unione Europea ribadisce la linea assunta assieme alla Comunità dell’Africa Orientale, l’Unione Africana e le Nazioni Unite che vede il dialogo come unica via di costruzione del consenso, in conformità con gli accordi di Arusha e la Costituzione del Burundi, per il bene della popolazione così come richiamato dalla risoluzione 2248 (2015) del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, il quale, ha espresso l’intenzione di prevedere misure addizionali contro tutti i soggetti del Burundi che con le loro azioni contribuiscono a perpetuare le violenze e ostacolano la ricerca di una soluzione pacifica alla crisi. Infine, l’Unione Europea, in qualità di principale partner per lo sviluppo del Burundi, conferma la sua volontà di portare avanti azioni in supporto del popolo del Burundi.

Sri Lanka

Riguardo allo Sri Lanka, il Consiglio ha adottato le seguenti decisioni: Il Consiglio accoglie di buon grado i significativi passi fatti dal governo dello Sri Lanka, sin dalle elezioni presidenziali tenutesi nel gennaio 2015, per ristabilire una governance democratica, e nell’iniziare un processo di riconciliazione nazionale e riprendere i rapporti con la comunità internazionale e con il sistema delle Nazioni Unite. Sotto invito del Governo dello Sri Lanka, l’Unione Europea ha dispiegato una missione di osservazione elettorale (EU EOM) nelle elezioni di agosto, le quali sono state giudicate in maniera positiva dalla missione stessa. Le elezioni hanno visto un forte rafforzamento del cambiamento politico messo in atto da gennaio. In linea con quanto raccomandato da EU EOM al comitato governativo per la riforma elettorale. L’Unione Europea e i suoi Stati membri supportano il nuovo orientamento alle riforme adottato dallo Sri Lanka, indicandolo come soluzione dei passati conflitti nel paese. In questo spirito, l’Unione esprime la propria intenzione di rivedere i programmi di assistenza per supportare la riconciliazione nel paese, il rafforzamento della buona governance contro la corruzione, il rispetto dei diritti umani e della legge, le politiche economiche inclusive e lo sviluppo sostenibile, il lavoro volto a ridurre la povertà e le tematiche ambientale.

Giustizia di transizione

Il Consiglio ha ribadito il sostegno dell’UE alla giustizia di transizione, in particolare l’intenzione dell’Unione di svolgere un ruolo attivo e coerente nel dialogo con i paesi partner e le organizzazioni internazionali e regionali a sostegno dei processi della giustizia di transizione. Il Consiglio ha adottato anche il quadro strategico dell’UE sul sostegno alla giustizia di transizione.

Yemen

Per quanto concerne lo Yemen, tutti gli attori hanno descritto la situazione umanitaria come catastrofica per la popolazione yemenita, i combattimenti continuano in numerose aree del paese e l’accesso a beni di prima necessità rimane estremamente limitato. Richiamando le conclusioni sullo Yemen del 20 aprile 2015, l’Unione Europea ribadisce la propria posizione sul conflitto dando come unica soluzione alla crisi il dialogo politico. Si ravvisa l’urgenza, come definito dalla risoluzione 2216 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, di instaurare un cessate il fuoco duraturo per avviare il dialogo e restaurare la pace e la legittima autorità politica per l’erogazione dei servizi di base per la popolazione e allo stesso tempo preservare l’unità, la sovranità, l’indipendenza e l’integrità territoriale dello Yemen.
L’Unione Europea insiste nel far assumere al Governo dello Yemen la responsabilità di combattere contro i gruppi estremisti e terroristi come Al Quaeda nella Penisola Araba (AQAP) e il Da’esh sul proprio territorio, i quali stanno approfittando dell’attuale instabilità a proprio vantaggio. L’Unione Europea chiama tutte le parti in campo ad avviare un colloquio flessibile e costruttivo al fine di facilitare i negoziati condotti dalle Nazioni Unite, in modo da avviare un processo di transizione politica atto a fermare le violenze, ritirare le rispettive forze in campo sotto la supervisione delle organizzazioni internazionali,il rilascio dei prigionieri politici e la facilitazione dell’accesso agli aiuti umanitari e alla ripresa del commercio. L’Unione Europea richiama tutti gli attori regionali a contribuire a tali azioni per la stabilità del paese e della regione.

Eupol Afhghanistan

Il Consiglio ha esaminato il rapporto “The EU police mission in Afghanistan: mixed results” pubblicato dalla Corte dei Conti Europea, la quale, per la prima volta ha effettuato una verifica su una missione PSDC civile dell’Unione Europea. Questa ha valutato
EUPOL in Afghanistan in maniera positiva, affermando che in parte ha raggiunto il proprio obiettivo, cioè contribuire a costituire una forza di polizia civile sostenibile ed efficace sotto la direzione afghana. Tuttavia, le persistenti carenze sistemiche della giustizia e della polizia del paese mettono a rischio la sostenibilità dei risultati raggiunti dall’EUPOL, nonché del settore della polizia afghana in generale, dopo il graduale ritiro della missione alla fine del 2016.

Kosovo

Il Consiglio ha prorogato il mandato del rappresentante speciale dell’Unione Europea (RSUE) per il Kosovo fino al 28 febbraio 2017. La nomina di Samuel Žbogar risale al 25 febbraio 2012.
Gli RSUE promuovono le politiche e gli interessi dell’UE nelle regioni e nei paesi in conflitto e svolgono un ruolo attivo a favore del consolidamento della pace, della stabilità e dello stato di diritto. La nomina dei primi RSUE risale al 1996. Attualmente nove RSUE sostengono l’operato dell’alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini.

Repubblica Centro Africana

L’Unione Europea rimane determinata nel supportare il processo di transizione democratica nella Repubblica Centro Africana, il quale vedrà la sua conclusione con l’indizione di elezioni credibili e trasparenti. L’Unione condanna le recenti violenze che destabilizzano il processo per il ritorno all’ordine costituzionale e riaccendono l’astio tra la popolazione.
Per il Consiglio rimane vitale che le parti rispettino quanto definito dal Forum di Bangui, al fine di assicurare la sicurezza, la pace, la giustizia e la riconciliazione nazionale. L’Unione Europea invita il presidente della Comunità Economica degli Stati dell’Africa centrale e gli altri paesi della regione a dare il proprio supporto al processo di transizione politica.
Il Consiglio ha elogiato il lavoro della MINUSCA (UN Multidimensional Integrated Stabilisation Mission) delle Nazioni Unite la quale assieme alla missione Sagaris e alla missione EUMAN sta contribuendo alla stabilizzazione dell’area e al lavoro di ristrutturazione delle forze armate della Repubblica Centro Africana.

Fabio Sulli

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