Commissione europea e Alto rappresentante presentano la strategia dell’UE per le relazioni culturali internazionali (15.06.2016)

 

L’8 giugno 2016 la Commissione europea (d’ora in poi anche Comm.) e l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (di seguito anche AR) hanno presentato al Parlamento europeo e al Consiglio la comunicazione congiunta Verso una strategia dell’UE per le relazioni culturali internazionali (JOIN(2016) 29 final). La strategia individua tre pilastri che dovranno essere sviluppati per migliorare e rendere più efficaci le relazioni culturali internazionali dell’Unione, ossia: (i) i principi guida per l’azione dell’UE, (ii) i modi per promuovere la cooperazione culturale con i paesi partner, (iii) l’approccio strategico dell’UE alla diplomazia culturale. La comunicazione sottolinea il contributo che l’Unione fornisce già alle relazioni culturali internazionali e propone i modi per svilupparle ulteriormente, allo scopo di sostenere gli obiettivi dell’UE nel campo della promozione della pace e della stabilità internazionali, della salvaguardia della diversità e del sostegno all’occupazione e alla crescita.
Il documento ricorda alcuni suoi atti già adottati in questo campo e gli strumenti internazionali di cui l’UE è parte e si impegna a realizzarne gli obiettivi. Due su tutti, l’adesione alla Convenzione sulla protezione e la promozione della diversità delle espressioni culturali promossa dall’UNESCO, firmata a Parigi nel 2005 ed entrata in vigore nel 2007, e la comunicazione della Commissione Verso un approccio integrato al patrimonio culturale per l’Europa (COM(2014) 477 final), in cui ribadisce il suo impegno in tal senso, in cooperazione con il Consiglio d’Europa e l’UNESCO. Inoltre ricorda come il commercio globale dei prodotti creativi sia più che raddoppiato tra il 2004 e il 2013 e l’industria culturale e creativa rappresenti circa il 3% del PIL mondiale e 30 milioni di posti di lavoro, di cui 7 milioni nella sola UE.

1. Principi guida per l’azione dell’UE. – La Commissione e l’Alto rappresentante hanno sostanziato il primo pilastro individuando un’ampia gamma di principi che dovrebbero guidare l’azione dell’Unione nello sviluppo delle sue relazioni culturali internazionali: la promozione della diversità culturale e il rispetto dei diritti umani, l’impulso al rispetto reciproco e al dialogo interculturale, la garanzia del rispetto per la complementarità e la sussidiarietà, la promozione di un approccio trasversale alla cultura e, infine, la promozione della cultura attraverso i quadri di cooperazione esistenti.
Per quanto riguarda la promozione della diversità culturale e il rispetto dei diritti umani, la comunicazione afferma che la diversità culturale può essere protetta e promossa solo se c’è il pieno rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali e per questo l’UE è costantemente impegnata a promuovere un approccio tollerante e pluralistico alle relazioni culturali internazionali, in linea con i suoi obblighi derivanti dal diritto comunitario e internazionale, come previsto dalle disposizioni del Trattato sull’Unione Europea (TUE), della Carta dei diritti fondamentali dell’UE, della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU) e dal Patto internazionale sui diritti civili e politici. Con riferimento all’impulso al rispetto reciproco e al dialogo interculturale occorre tenere in considerazione le differenze regionali e le sensibilità locali, che devono essere un valore aggiunto piuttosto che un fattore di esclusione e questo può essere esaltato, ad esempio, attraverso l’utilizzo rispettoso e solidale degli strumenti digitali. Per ciò che attiene la garanzia del rispetto dei principi di complementarità e sussidiarietà, la comunicazione congiunta rimarca la perfetta conformità dell’azione dell’Unione nel campo delle relazioni culturali internazionali con le norme del diritto primario riguardo ad es. al riparto delle competenze dell’UE e degli Stati membri, laddove nella cultura, ad esempio, l’Unione è chiamata a completare l’azione degli Stati membri (art. 6, Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea – TFUE) o ad attuare quanto previsto dall’art. 167 TFUE. Per quanto riguarda il principio guida della promozione di un approccio trasversale alla cultura, la Comm. e l’AR hanno asserito che la cultura gioca un ruolo chiave nello sviluppo sostenibile e anche per questo dovrebbe essere parte integrante delle politiche esterne dell’Unione, dato che, tra l’altro, essa non si limita alle arti o alla letteratura, ma abbraccia più campi, come il dialogo interculturale, il turismo, la formazione e la ricerca per le industrie creative, la protezione del patrimonio, la promozione delle nuove tecnologie, l’artigianato e la cooperazione allo sviluppo. Infine, la promozione della cultura attraverso i quadri di cooperazione esistenti è essenziale per assicurare coerenza politica ed evitare i duplicati nello sviluppo delle relazioni culturali internazionali dell’UE. A tal proposito è fondamentale sfruttare gli strumenti di finanziamento esistenti, in modo da non disperdere risorse preziose. Quindi occorre attingere dai quadri su misura per la cooperazione tematica e geografica e dagli strumenti di finanziamento che l’UE ha già sviluppato. Per la cooperazione tematica lo strumento di partenariato per la cooperazione con i paesi terzi (Regolamento (UE) n. 234/2014), lo strumento finanziario per la promozione della democrazia e i diritti umani nel mondo (Regolamento (UE) n. 235/2014), lo strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo (Regolamento (UE) n. 233/2014 riguardante la programmazione pluriennale 2014-2020), lo strumento inteso a contribuire alla stabilità e alla pace (Regolamento (UE) n. 230/2014) e il programma Europa creativa 2014-2020 (Regolamento (UE) n. 1295/2013). Per la cooperazione geografica, lo strumento di assistenza pre-adesione (IPA), la politica europea di vicinato (PEV) orientale e del Mediterraneo meridionale e lo strumento europeo di vicinato (Regolamento (UE) n. 232/2014), i programmi di cooperazione transfrontaliera e, infine, i programmi geografici (47 paesi in via di sviluppo coinvolti) e il programma panafricano dello strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo (rispettivamente gli artt. 5 e 9 del Regolamento (UE) n. 233/2014).

2. Promuovere la cooperazione culturale con i paesi partner. – Sviluppare delle solide, stabili e strutturate relazioni culturali internazionali con i paesi partner è per l’Unione una questione strategica e, come già detto, si inserisce pienamente nella più complessiva azione esterna dell’UE. Secondo la Comm. e l’AR, per perseguire questo secondo pilastro della strategia bisognerebbe seguire tre strade. La prima è il sostegno alla cultura come motore di uno sviluppo sociale ed economico sostenibile che dovrà sostanziarsi con la promozione di diverse azioni come: il supporto allo sviluppo delle politiche culturali nei paesi partner, attraverso la condivisione delle esperienze con i paesi dell’allargamento e del vicinato e il rafforzamento delle politiche culturali; il potenziamento delle industrie culturali e creative che sempre più creano posti di lavoro e spesso promuovono una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, tant’è vero che più di 70 regioni europee le hanno designate come prioritarie nelle loro strategie di specializzazione intelligente. In tal senso si dovrebbero aumentare i ricavi economici dalle industrie creative, realizzare hub e clusters creativi (es. Asia-Europe Foundation o lo European Network of Creative Hubs), sviluppare ulteriormente l’imprenditorialità e le competenze, sostenere le piccole e medie imprese, promuovere quadri strutturati di cooperazione territoriale (a tal fine sono centrali le strategie macroregionali dell’UE per il Baltico, il Danubio, l’Adriatico-Ionio e le Alpi); il sostegno al ruolo svolto dalle autorità locali dei paesi partner, mediante partnership innovative, supporto ai gemellaggi culturali tra città, condivisione con i paesi partner dell’iniziativa sulle Capitali europee della cultura, sostegno all’implementazione delle strategie urbane per la riabilitazione dei centri storici.

La seconda strada da intraprendere per favorire l’espansione e l’efficacia delle relazioni culturali internazionali dell’UE riguarda la promozione della cultura e del dialogo interculturale per relazioni pacifiche tra le comunità. Le azioni indicate sono il sostegno alla cooperazione, alla mobilità e al dialogo tra gli operatori culturali, incoraggiando i paesi del vicinato a partecipare al programma Europa creativa (Georgia, Moldova e Ucraina ne fanno già parte), promuovendo la cultura all’interno del partenariato orientale e sostenendo la Fondazione Anna Lindh; la promozione della costruzione della pace attraverso il dialogo interculturale, attraverso lo strumento per la stabilità e la pace; il dialogo interculturale giovanile; la formazione degli osservatori delle missioni d’osservazione elettorale e del personale da impiegare in missioni civili di stabilizzazione; infine, la promozione dei diritti culturali (ai sensi, ad es., del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali e della Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni).

La terza strada è il rafforzamento della cooperazione sul patrimonio culturale, spesso troppo vulnerabile o messo in pericolo da fenomeni come disastri naturali, guerre, saccheggi, attività criminali perpetrate da gruppi terroristici, come il commercio illegale o la pura e semplice distruzione di beni culturali e archeologici. Per questo le azioni, che la Comm. e l’AR indicano per sostanziare questo terzo pilastro, si concentreranno su una tutela integrata del patrimonio culturale basata sulla ricerca scientifica (ad es. utilizzando le risorse messe a disposizione dal programma Horizon 2020), sulla lotta al traffico illecito e sul contributo agli sforzi internazionali, guidati dall’UNESCO, volti all’istituzione di un meccanismo di reazione rapida per la protezione dei siti culturali e archeologici.

3. L’approccio strategico dell’UE alla diplomazia culturale. – Per favorire un’efficace ed effettiva cooperazione dell’UE con i paesi partner nei tre campi appena indicati, è fondamentale l’implementazione del terzo pilastro della strategia, ossia un approccio strategico dell’UE alla diplomazia culturale. Tale approccio prevede, in primis, che gli stakeholders europei possano unire le forze al fine di garantire le sinergie necessarie tra tutti i livelli di governo, la società civile e le organizzazioni culturali locali, la Commissione e l’Alto rappresentante, e infine gli Stati membri e le loro istituzioni culturali. Oltre a questi attori, sarà cruciale sfruttare il potenziale del Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE), il quale gestisce attualmente 139 uffici e delegazioni operative in tutto il mondo, una risorsa unica che può essere messa a disposizione per la diplomazia culturale dell’Unione. Due obiettivi su tutti potrebbero favorire il raggiungimento di un approccio strategico europeo alla diplomazia culturale. Il primo riguarda il miglioramento della cooperazione europea che, nei piani della Comm. e dell’AR, può essere perseguito attraverso varie azioni. Innanzitutto, facendo decollare la piattaforma diplomatica culturale istituita nel febbraio 2016 e finanziata dallo strumento di partenariato. Poi, migliorando la cooperazione con gli istituti culturali e a tal proposito la Commissione proporrà entro la fine dell’anno un nuovo tipo di collaborazione tra il SEAE, i servizi della Commissione, gli istituti culturali nazionali e la loro organizzazione ombrello che definisce i principi di cooperazione paneuropea ed i valori che sono alla base di esso. Inoltre dovrà essere potenziato il ruolo delle delegazioni dell’UE, importanti “sentinelle” europee dislocate nel mondo per la comprensione e l’interpretazione dei bisogni e delle opportunità delle comunità locali. Si dovrà favorire l’istituzione delle Case della cultura europea, strumentali alla fornitura di servizi alla popolazione locale, alla presentazione di progetti comuni, all’offerta di borse di studio e agli scambi culturali. Non meno importante sarà la promozione di una società civile attiva e, laddove esistente, un suo concreto sostegno, in quanto proprio i cittadini, organizzati in associazioni, comitati, organizzazioni di diverso tipo, svolgono una indispensabile opera di intermediazione e avvicinamento nel campo culturale tra UE e paesi terzi. Importante sarà, inoltre, l’organizzazione di eventi culturali comuni dell’UE, in grado di accrescere la visibilità dell’UE nei paesi terzi e valorizzare aspetti culturali specifici come quelli legati alla cinematografia (dal 2017 e a valere sul successivo biennio, un nuovo strumento con una dotazione di 1.5 milioni di euro finanzierà festival cinematografici europei) o alle differenze linguistiche (Giornata europea delle lingue). Per concludere, si porrà particolare enfasi sui partner strategici dell’Unione, in quanto alcuni di essi sono dotati di forti strategie di diplomazia culturale e l’UE con essi intrattiene strette relazioni e cooperazioni nel settore culturale. Un esempio su tutti sono gli Stati Uniti e la European-American Cultural Foundation, fondata nel 2013 per fornire finanziamenti più strutturati per programmi culturali europei e per rafforzare i legami culturali tra gli USA e l’UE. Tuttavia stanno acquisendo via via più rilevanza partner come il Sudafrica, in cui l’Unione finanzia giovani artisti, produttori audiovisivi, musicisti e sportivi, e la Cina.

Il secondo obiettivo riguarda gli scambi interculturali tra studenti, ricercatori ed ex-studenti, uno dei mezzi più efficaci e fattivi per l’acquisizione di competenze e abilità interculturali e, a tal proposito, per supportare finanziariamente settori fondamentali come la ricerca e l’innovazione sulle relazioni culturali, la diplomazia scientifica e il patrimonio culturale, è disponibile Horizon 2020, il più grande programma multilaterale al mondo sulla ricerca e l’innovazione. Ma la mobilità dei giovani tra UE e paesi vicini è incentivata anche dagli scambi culturali, dal Servizio volontario europeo (SVE) e dai programmi di formazione per giovani e giovani lavoratori. Le azioni che si dovranno intraprendere riguarderanno la promozione della mobilità dei ricercatori (ad es. attraverso le azioni Marie Curie-Sklodowska), lo scambio degli studenti e del personale e nuovi progetti congiunti e, infine, l’attuazione di iniziative mirate per ex studenti (Erasmus+ calibrati su di essi) e reti di studi europei (gli studi europei raggiungeranno più di 250.000 studenti ogni anno in tutto il mondo attraverso attività didattiche e di sensibilizzazione).

4. Considerazioni conclusive. – Questo primo passo compiuto dalla Commissione e dall’Alto rappresentante verso una vera e propria strategia dell’Unione per le relazioni culturali internazionali sembra essere allo stesso tempo significativo, dalle grandi potenzialità ma anche caratterizzato da alcune criticità da verificare nella prassi. L’ottimistica chiosa finale dell’Alto rappresentante Federica Mogherini restituisce plasticamente l’aspirazione e la fiducia che la Commissione riserva verso una strategia di questo tipo: «Put culture at the very heart of Europe’s external action. Refuse any clash civilizations, and work for an alliance of civilisations. Cultural diplomacy is not just a hobby for intellectuals. It is a cornerstone in our relationship with today’s world. It is vital for Europe, to promote our interests and advance our values».
I tre pilastri intorno ai quali dovrà svilupparsi la strategia sono stati concepiti in una prospettiva integrata e trasversale, perché è evidente che i principi guida per l’azione dell’Unione nel campo delle relazioni culturali internazionali (primo pilastro) rappresentano il quadro delle norme, delle politiche e dell’insieme dei valori e principi che dovranno orientare la cooperazione culturale tra UE e paesi partner (secondo pilastro), la quale, a sua volta, potrà essere effettivamente implementata anche e soprattutto con un approccio strategico dell’Unione alla diplomazia culturale (terzo pilastro), che parta dall’impulso dell’UE ma che coinvolga tutti i livelli di governo, la società civile e gli stakeholders, istituzionali e non, pubblici e privati. In tale settore è quanto mai necessario e, anzi, raccomandato un equilibrato bilanciamento tra approccio top-down e approccio bottom-up, in quanto, se da una parte è essenziale la funzione svolta dalle istituzioni dell’UE e dagli Stati membri, dall’altra sono centrali l’apporto pratico, l’esperienza e le competenze possedute dalla società civile e dalle loro organizzazioni, come anche dai livelli di governo decentrati e locali. Inoltre, sempre in un’ottica olistica, per l’UE sarà indispensabile promuovere e diffondere nei paesi partner e nei paesi terzi quegli strumenti di soft-power che altri players globali sembrano aver già implementato per realizzare programmi di sensibilizzazione e avvicinamento di quei paesi che da essi sono ritenuti partner strategici. Il rafforzamento degli uffici e delle delegazioni del Servizio europeo per l’azione esterna, le Case della cultura europea, gli eventi culturali comuni negli Stati membri ma soprattutto nei paesi partner, gli scambi interculturali di studenti e ricercatori, i gemellaggi, l’ammissibilità di soggetti di paesi terzi ai fondi gestiti direttamente dalla Commissione (in primis Horizon 2020) e via dicendo, sono solo alcuni esempi di questa grande e orchestrata “offensiva culturale” che l’Unione dovrebbe sostenere e rafforzare per recuperare terreno su altri competitors globali e ricostruire un’immagine e una credibilità che, per diversi motivi, sembrano appannate.

Luigi D’Ettorre

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