Commercio transatlantico, agenda di Doha e relazioni con i partner orientali nel Consiglio Affari esteri del 7 maggio 2015 (12.05.2015)

Nella seduta del Consiglio Affari esteri del 7 maggio 2015 relativa alla politica commerciale comune si sono affrontate le questioni relative al Trattato transatlantico su commercio e investimenti con gli Stati Uniti (TTIP), i temi relativi alla decima conferenza interministeriale dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), che si terrà a Nairobi nel dicembre 2015, e la preparazione del Vertice di Riga sul parternariato orientale.

Per quanto concerne il TTIP, la riunione del Consiglio si è concentrata anzitutto sullo stato dei negoziati. Si è di recente concluso il nono round delle trattative con gli Stati Uniti in cui si è discusso principalmente di disposizioni pattizie che assicurino una efficace cooperazione normativa tra UE e USA. Il Consiglio ha colto l’occasione per riaffermare l’importanza dell’iniziativa che sta conducendo la Commissione per rendere i negoziati commerciali più trasparenti. Il Consiglio, come previsto, ha poi affrontato i temi relativi agli investimenti esteri diretti con particolare riguardo al meccanismo di risoluzione delle controversie Stato-investitore (ISDS). Il tema è molto attuale in quanto la Commissione continua a sostenere la necessità di inserire l’ISDS nel trattato nonostante la consultazione sul tema, pubblicata nel gennaio 2015, abbia mostrato una diffusa avversione, sia tra i cittadini che tra le organizzazioni di vario tipo, a tale meccanismo. La Commissione di recente ha  comunicato la volontà, attraverso un concept paper, di sfruttare proprio il negoziato transatlantico al fine di migliorare la struttura ed il funzionamento dell’ISDS attraverso la costituzione di un organo di appello e una maggiore istituzionalizzazione dell’arbitrato in modo da renderlo permanente e favorirne la diffusione sino a renderlo una sorta di corte internazionale sugli investimenti. Il progetto della Commissione è quindi quello di arrivare a superare la connotazione bilaterale dell’arbitrato Stato-investitore. Il Consiglio si è detto in linea di principio favorevole a tale trasformazione pur mettendo in evidenza l’esigenza di salvaguardare il right to regulate degli Stati membri e circoscrivere meglio alcuni standard di protezione degli investimenti.

Per quanto riguarda il livello multilaterale, il Consiglio si è concentrato sull’agenda di Doha per lo sviluppo con particolare riguardo alle trattative sui beni e servizi ambientali (c.d. environmental goods and services, EGS). Questi vengono genericamente considerati prodotti, tecnologie e servizi per ridurre i danni ambientali o prevenire l’inquinamento. La dichiarazione di Doha del 2001 stabiliva che si sarebbe dovuti addivenire alla «riduzione (…) o eliminazione delle tariffe e delle barriere non tariffarie sui beni e servizi ambientali». Solo nel giugno 2014, l’UE, assieme ad altri 13 Stati, ha annunciato di voler intraprendere un negoziato plurilaterale che conducesse ad un accordo sui beni ambientali. La questione più spinosa continua ad essere la portata dell’accordo in quanto non è pacifico quali beni e servizi dovranno essere oggetto di liberalizzazione. A tale proposito l’UE intende utilizzare la lista di 54 beni messa a punto dagli Stati membri dell’Asia Pacific Economic Cooperation (APEC). La posizione dell’UE è quella di realizzare un living agreement ossia un trattato dinamico entro la cui orbita possano essere inseriti, di volta in volta, nuovi beni e nuove tecnologie di modo da non rendere la lista di beni liberalizzati obsoleta. Altro obiettivo del trattato è quello di fare in modo che esso si “multilateralizzi”, applicandosi a tutti i membri dell’OMC attraverso il principio della nazione più favorita. Questa circostanza è facilitata dal fatto che i 14 paesi che stanno conducendo il negoziato costituiscono insieme l’86% del commercio mondiale sui beni ambientali. Occorre comunque considerare che al momento attuale il negoziato copre soltanto i beni e i dazi. Sarebbero pertanto esclusi i servizi e, soprattutto, le barriere non tariffarie che costituiscono il più grosso ostacolo al commercio dei beni ambientali.

Nel pomeriggio, sotto il coordinamento del ministro degli affari esteri lettone, Edgars Rinkēvičs, e della Commissaria al commercio Cecilia Malmström, si è svolta la prima riunione ministeriale del parternariato orientale discutendo la possibilità di rafforzare alcuni aspetti commerciali del programma di associazione tra UE e Armenia, Azerbaigian, Georgia, Moldavia, Ucraina e Bielorussia. I ministri dell’UE hanno potuto incontrare i propri omologhi in vista del vertice di Riga che si terrà il 21 ed il 22 maggio. Ci si è concentrati segnatamente sull’utilizzo degli accordi di libero scambio ( i c.d. Deep and Comprehensive Free Trade Agreement, DCFTA) quali strumenti di integrazione e sui risultati prodotti da questi. Il Consiglio si è inoltre concentrato sugli strumenti da utilizzare per l’ulteriore integrazione commerciale dei partner orientali soprattutto per coloro che non hanno concluso accordi di associazione come ad esempio l’Azerbaigian.

Federico Di Dario

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