Closing the loop: la Commissione approva una serie di misure per lo sviluppo dell’economia circolare nell’UE (30.12.2015)

Il 2 dicembre 2015 la Commissione Europea, con la Comunicazione “Closing the loop – An EU action plan for the circular economy” (COM(2015) 614/2) ha proposto una serie di misure per incentivare la transizione dell’Europa verso un’economia circolare, al fine di rafforzarne la competitività a livello mondiale e stimolarne la crescita economica sostenibile e la creazione di nuovi posti di lavoro. Tale iniziativa è supportata dalle azioni previste dalla strategia Europa 2020 nella flagshipA resource-efficient Europe” ed è coerente con impegni assunti nell’Agenda per lo Sviluppo Sostenibile 2030, in particolare al Goal 12 (Ensure sustainable consumption and production patterns).
L’attuale modello di produzione, basato sul procedimento lineare del “prendi, trasforma, usa e getta” (come definito dal vicepresidente della Commissione F. Timmermans), non risulta più adattabile alle esigenze delle società moderne nell’era della globalizzazione. Sarà difficile in futuro gestire il crescente fabbisogno alimentare e industriale di tutta la popolazione, sia per scarsità di risorse economiche sia per esaurimento dei fattori produttivi. È necessario sfruttare in modo ottimale le risorse in proprio possesso, fin quanto la loro utilità non si sarà esaurita completamente. L’introduzione di un nuovo assetto per il sistema economico, fondato sui principi dell’economia circolare, permetterà di aumentare il valore dei prodotti e dei materiali, favorendo il riutilizzo delle risorse già impiegate in altri processi produttivi per la realizzazione di nuovi output meno costosi e più sostenibili. Si potrà, così, trarre il massimo valore da materie prime, prodotti e rifiuti, promuovendo risparmi di energia e riduzioni di emissioni di gas a effetto serra. Il modello presuppone anche una profonda trasformazione del modo in cui funziona l’intera filiera economica. Riuscire a dipendere sempre meno dalle materie prime, particolarmente scarse in Europa, può garantire un aumento del vantaggio competitivo di costo a livello di singolo agente economico e a livello aggregato nazionale e macro-regionale, oltre a ridurre considerevolmente lo sviluppo di esternalità negative. Inoltre, si favorirà la creazione di nuovi posti di lavoro: la Commissione prevede un risparmio per le imprese di circa 600 miliardi di euro, pari all’8% del loro fatturato annuo e un conseguente aumento degli occupati di 580.000 unità.

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Le misure indivuduate dalla Commissione fungeranno da ”anello mancante” in tutte le fasi del ciclo di vita del prodotto: dalla produzione (production) e il consumo (consumption) fino alla gestione dei rifiuti (waste management) e al mercato per le materie prime secondarie (from waste to resources). In alcune aree specifiche, quali il settore della plastica, gli sprechi alimentari, le materie prime essenziali, la costruzione e la demolizione, la biomassa e i bio-prodotti, il piano prevede un certo numero di azioni mirate alle barriere in entrata e in uscita di tali mercati, poichè considerati più sensibili.
È stato diffuso anche un allegato alla Comunicazione adottata che comprende un calendario preciso per le azioni proposte e un piano per monitorarne i risultati.

Produzione
La fase delle produzione è uno dei canali di primaria importanza per lo sviluppo dell’economia circolare. Intervenire ex-ante, migliorando la progettazione del prodotto, è fondamentale per consentire la fabbricazione di prodotti più facili da riparare o più durevoli, e facilitare lo smontaggio e il riciclaggio degli stessi. Le azioni proposte dalla Commissione sono, dunque, volte a:

  • sostenere la riparabilità, la durabilità e la riciclabilità tenendo conto dei requisiti specifici di ciascun prodotto, e, all’interno del framework della direttiva sulla progettazione ecocompatibile (2009/125/CE), proporre in prima battuta dei requisiti intesi a semplificare lo smontaggio, il riutilizzo e il riciclaggio dei display elettronici;
  • proporre di differenziare i contributi finanziari versati dai produttori in base ai costi di dismissione dei loro prodotti, in modo tale da creare un incentivo a progettare prodotti più facili da riciclare o riutilizzare;
  • inserire nei documenti di riferimento sulle migliori tecniche disponibili (BREF), orientamenti sulle migliori prassi di gestione dei rifiuti e di efficienza delle risorse nei vari settori industriali;
  • promuovere processi industriali innovativi, come la simbiosi industriale, nei quali i rifiuti diventano risorse, impegnandosi a creare norme in materia di sottoprodotti e cessazione della qualifica di rifiuti.

Consumo
Le scelte di consumo rappresentano il veicolo principale per l’imposizione del modello di economia circolare. Queste scelte dipendono dalle informazioni a disposizione dei consumatori, che spesso sono disomogenee e talvolta falsate. La Commissione si è proposta di lavorare per definire un sistema di etichettatura più veritiero possibile, che possa permettere al consumatore di scegliere quei prodotti a minore impatto ambientale durante tutto il loro ciclo di vita, e per favorire la commercializzazione di prodotti con basso grado di obsolescenza programmata. Al contempo si vuole educare il consumatore al riutilizzo delle proprie risorse domestiche.

Gestione dei rifiuti
Per agevolare il passaggio a un’economia più circolare la Commissione ha presentato anche delle proposte di modifica alle direttive sui rifiuti già esistenti (2008/98/EC; 94/62/EC; 1999/31/EC; 2000/53/EC; 2006/66/EC; 2012/19/EU). Gli elementi chiave delle modifiche comprendono:

  • un obiettivo comune a livello di UE per il riciclaggio del 65% dei rifiuti urbani entro il 2030;
  • un obiettivo comune a livello di UE per il riciclaggio del 75% dei rifiuti di imballaggio entro il 2030;
  • un obiettivo vincolante per ridurre al massimo al 10% il collocamento in discarica per tutti i rifiuti entro il 2030;
  • il divieto del collocamento in discarica dei rifiuti della raccolta differenziata;
  • la promozione di strumenti economici per scoraggiare il collocamento in discarica;
  • definizioni più semplici e adeguate, nonché di metodi armonizzati, per il calcolo dei tassi di riciclaggio in tutta l’UE;
  • misure concrete per promuovere il riutilizzo e stimolare la simbiosi industriale trasformando i prodotti di scarto di un’industria in materie prime utilizzabili da altre industrie.

Conversione dei rifiuti in risorse (materie prime secondarie)
L’azione sull’ultimo step del ciclo produttivo riguarda la reimmissione dei rifiuti nel sistema. Esistono importanti ostacoli all’utilizzazione delle materie prime secondarie nell’economia spesso per l’incertezza della loro composizione. La Commissione intende:

  • avviare lavori mirati a sviluppare norme sulla qualità delle materie prime secondarie ove opportuno, in particolare per la plastica;
  • adottare misure per facilitare il trasporto legale di rifiuti fra gli Stati membri;
  • rivedere il regolamento UE sui fertilizzanti;
  • intraprendere azioni volte a facilitare il riutilizzo dell’acqua per esempio per l’irrigazione e il ravvenamento delle acque sotterranee;
  • elaborare analisi sulle sostanze chimiche di prodotti e rifiuti per facilitare l’approvvigionamento delle materie prime sul mercato secondario.

Per l’implementazione del piano, la Commissione ha previsto di utilizzare i finanziamenti provenienti da Horizon 2020 per oltre 650 milioni di euro, dai fondi strutturali e dal Fondo per gli investimenti strategici (FEIS) ed ha ribadito la necessità di coinvolgere le parti sociali a più livelli, dai governi degli Stati membri ai cittadini.

Cristiana Fiorelli

Per saperne di più:
Comunicazione — L’anello mancante: Piano d’azione dell’UE per l’economia circolare
Allegato della comunicazione sull’economia circolare
Proposta di direttiva sui rifiuti
Proposta di direttiva sui rifiuti da imballaggio
Proposta di direttiva sulle discariche
Proposta di direttiva sui rifiuti elettrici ed elettronici

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