Chi ha eletto Jean Claude Juncker? (22.07.2014)

Commento

Andrea Gratteri

Il 15 luglio scorso Jean Claude Juncker è stato eletto alla Presidenza della Commissione europea dal Parlamento Europeo con 422 voti favorevoli sulla base dell’accordo di grande coalizione fra Popolari, Socialisti e democratici e Liberaldemocratici.
Juncker ha così ampiamente superato la maggioranza assoluta richiesta (376 voti) ed ha ottenuto un buon successo rispetto al potenziale di 479 voti della coalizione che lo sostiene.
Il dato più interessante sul piano istituzionale è legato all’articolo 117 del Regolamento del Parlamento europeo secondo cui l’elezione del Presidente della Commissione avviene a scrutinio segreto.
Si è molto parlato di parlamentarizzazione della relazione fra Commissione e Parlamento europeo, come se l’elezione del Presidente equivalesse alla realizzazione di un rapporto fiduciario.
Ma non è così. Nonostante la forte enfatizzazione del procedimento democratico di selezione del Presidente della Commissione, la sua elezione a scrutinio segreto induce a ritenere che non sia questo il momento della massima espansione della funzione rappresentativa del Parlamento europeo, anche a causa dell’impossibilità di identificare con ragionevole certezza i confini di una maggioranza e di una opposizione.
Rispetto al potenziale dei voti della grande coalizione circa cinquanta franchi tiratori non hanno approvato l’elezione di Juncker mentre alcuni voti favorevoli potrebbero essere arrivati da altri gruppi: i Verdi in particolare che si sono detti divisi per bocca del Presidente del loro gruppo politico Philippe Lamberts.
Ma da dove provengono i voti dei franchi tiratori contrari a Juncker? Da singole delegazioni nazionali? Da frange minoritarie scontente all’interno dei gruppi?
E lo scrutinio segreto ha garantito la tenuta di un accordo politico difficile da metabolizzare per molti o ha lasciato un maggior spazio di libertà ai pochi oppositori interni alla grande coalizione?
Nel corso della discussione parlamentare Nigel Farage ha criticato il procedimento a voto segreto perché non democratico. Non si può però non sorridere alla battuta di replica rivoltagli da Jean Claude Juncker: “Farage vorrebbe che i suoi elettori non scoprissero che lui ha votato per me”. E nella provocazione della battuta c’è molto di verità: questo voto segreto accentua la libertà del dissenso, anche nei gruppi politici che coltivano le più granitiche certezze.
Il momento capace di segnare più marcatamente il processo di parlamentarizzazione deve, invece, essere rintracciato nell’elezione dell’intera Commissione che avverrà a scrutinio nominale e non più segreto e con la semplice maggioranza dei voti espressi.
Questa apparente contraddizione segnala una differenza fra il Presidente e il collegio sul piano più prettamente politico, dove il Presidente dovrebbe essere connotato per la sua capacità di essere un punto di equilibrio e sintesi di istanze politiche contrapposte.
Capacità di sintesi che, in qualche modo, si dovrà manifestare anche nel momento della nomina dei commissari britannico e ungherese: in una Commissione a ventotto è previsto che anche i Governi che non hanno sostenuto la designazione di Juncker esprimano un commissario. E come si comporteranno i gruppi politici corrispondenti al momento dell’elezione complessiva della Commissione?
In conclusione: il carattere segreto dell’elezione del Presidente della Commissione stride con il procedimento che ha portato al successo la candidatura del gruppo politico uscito più forte dalle elezioni del maggio scorso. A fronte di questo tentativo di rendere più democratico e politico il procedimento meglio sarebbe un’elezione a scrutinio palese.
Allora chi ha eletto Juncker? Lo spirito del procedimento fissato nel regolamento del Parlamento europeo vorrebbe che la risposta fosse il Parlamento europeo; ma la lettera della norma ormai deve essere messa in relazione con la prassi del procedimento di elezione e la risposta non può che essere la coalizione di Popolari, Socialisti e democratici e liberaldemocratici, salvo eccezioni.

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