Bilancio UE e risorse proprie: le raccomandazioni dell’High-Level Group presieduto da Mario Monti (23.01.2017)

 

Il 12 gennaio scorso presso il Parlamento europeo, ed in una serie successiva di occasioni pubbliche, l’High-level Group sulle risorse proprie ha presentato le proprie conclusioni in merito all’analisi del bilancio europeo ed alle prospettive di riforma dello stesso. Istituito nel febbraio 2014 e presieduto dal senatore a vita ed ex primo ministro italiano, Mario Monti, il gruppo di lavoro è stato investito del compito di valutare modalità più trasparenti, eque ed efficienti attraverso cui l’Unione europea possa finanziare le sue politiche. E’ composto da membri designati dal Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione. Tra di essi, oltre allo stesso Monti, compaiono, tra gli altri, Frans Timmermans, vicepresidente della Commissione, Pierre Moscovici, commissario europeo per gli affari economici e monetari e Guy Verhofstadt, presidente del gruppo Alleanza dei Liberali e Democratici Europei (ALDE) in seno al Parlamento. Il report, che costituisce il terminale di circa tre anni di lavoro, segna anche la fine del mandato del gruppo. In via preliminare, è utile ricordare che il sistema delle risorse proprie è stato introdotto con decisione del Consiglio il 21 aprile 1970. Da quel momento, il bilancio comunitario non sarebbe più stato alimentato secondo le modalità seguite comunemente nell’ambito delle altre organizzazioni internazionali, ossia attraverso contributi versati da ciascuno stato, ma mediante risorse finanziarie autonome.
Dopo un rapporto provvisorio elaborato alla fine del 2014, nel quale si sottolineavano gli aspetti positivi dell’attuale sistema ed i miglioramenti che potevano essere apportati, il gruppo ha proseguito i lavori nei due anni successivi fino alla finalizzazione del documento presentato pochi giorni fa. Il report sottopone all’attenzione delle istituzioni dell’UE una serie di proposte di cambiamento che incidono sia sul lato delle entrate che delle uscite; e che mirano a modificare alcuni aspetti, in primo luogo, del Multiannual Financial Framework (MFF). L’MFF descrive il quadro di riferimento del bilancio europeo, stabilendo delle soglie massime di spesa entro le quali l’Unione dovrebbe tenersi nel finanziamento dei vari settori della sua politica, per un periodo di almeno cinque anni. L’attuale MFF copre il periodo 2014-2020. Si tratta dunque di una cornice intesa a far sì che la programmazione finanziaria europea sia prevedibile e sostenibile e che possa rispettare i limiti stabiliti. Come da mandato, il lavoro del gruppo si è ispirato a quattro principi guida: simplicity, transparency, equity e democratic accountability.
In primo luogo, il documento sottolinea la possibilità di far leva, nel quadro di una riforma complessiva, sull’introduzione di nuove risorse proprie che «aiuterebbero nell’applicazione delle politiche europee ed il perseguimento dei loro obiettivi, in particolare quelli della sostenibilità economica, sociale ed ambientale»..
Viene ribadito che il bilancio dell’UE debba in ogni caso rispondere al principio aureo dell’equilibrio finanziario, nell’ambito del quale le entrate devono coprire le spese votate dal Parlamento e dal Consiglio ogni anno. Ciò implica l’impossibilità di registrare deficit annuali, di prendere in prestito dai mercati finanziari e, in ultima analisi, di contribuire alla creazione di debito pubblico. Il bilancio UE resta uno strumento, si specifica, di medio-lungo periodo. Al riguardo viene richiamato, quale elemento critico delle previsioni di bilancio, quello dell’interdizione, a causa dell’insufficienza di risorse, di una maggiore flessibilità nell’applicazione di politiche di stabilizzazione economica anticiclica o di redistribuzione sostanziale per affrontare crisi di breve periodo.
Come accennato, le raccomandazioni si concentrano sia sul lato della spesa europea che su quello delle entrate. Sul primo fronte, si sottolinea la necessità di convogliare le risorse finanziarie verso quelle politiche che, se necessario in seguito ad un intervento riformatore, siano in grado di produrre un reale valore aggiunto. Tra di esse vengono citate quelle di una migliore gestione e protezione della frontiera esterna dell’UE, della sicurezza, della difesa, le politiche ambientali e quelle politiche energetiche funzionali al perseguimento di una low-carbon economy. Sul lato delle entrate, si prospetta la possibilità di introdurre nuove fonti di finanziamento, ad esempio apportando cambiamenti all’attuale regime dell’IVA, confidando in una tassa sulle transazioni finanziarie e su una tassa sui profitti delle società. Nuove risorse proprie potrebbero anche derivare da un’attenzione maggiore rivolta alle politiche ambientali. In tale direzione si inserisce la proposta del gruppo relativa alla previsione di una tassa sulle emissione di CO2, di una tassa indiretta sulle importazioni da paesi che registrano un elevato livello di emissioni, nonché degli utili derivanti dallo European emission trading system (ETS).
Un ulteriore principio che trova spazio nelle raccomandazioni, che mantengono in parte i contributi nazionali sulla base del PIL, è quello della differenziazione nel contributo, direttamente legato a quello della cooperazione rafforzata (art. 20 TUE). Restando salda la concezione di unità, coerenza ed uniformità del bilancio, nel report si individuano alcune circostanze in cui una forma di differenziazione potrebbe trovare giustificazione. Un esempio di cooperazione differenziata è d’altronde riscontrabile nella stessa adozione della tassa sulle transazioni finanziarie che, inizialmente respinta dai membri dell’UE, è stata portata avanti da dieci stati. Differenziazione, dunque, che negli auspici del gruppo, potrebbe costituire un ingrediente importante di una futura riforma ad ampio spettro delle risorse proprie e del bilancio UE. Si ritiene doveroso ricordare in questa sede che il principio della differenziazione, riconducibile al processo di integrazione nel suo complesso, coincide comunemente con quello di Europa a più velocità o, ancora, di Europa à la carte o a geometria variabile. Tale fenomeno nasce quando l’estensione di una competenza o l’attribuzione di poteri d’azione a livello comunitario incontra l’opposizione di un numero circoscritto di Stati membri. In tali casi, si preferisce talvolta rinunciare ad un’idea di integrazione uniforme e si permette ad alcuni Stati che hanno la volontà politica, i mezzi o le capacità, di andare avanti senza gli stati contrari nella speranza che questi in futuro li emulino. La stessa Unione Economica e Monetaria (UEM) è un chiaro esempio di integrazione differenziata a livello UE. Il gruppo di lavoro, proprio nell’ottica di un approccio differenziato, ha prospettato la possibilità di istituire un bilancio specifico per i paesi membri dell’eurozona. Un bilancio che, nonostante si lascino non specificati una serie di aspetti, dovrebbe assolvere a tre funzioni principali: favorire la stabilizzazione macroeconomica e la crescita di breve periodo; la promozione della competitività e la crescita di lungo periodo attraverso il finanziamento di progetti comuni e la gestione delle crisi.

Diego Del Priore

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