Approvato dal Consiglio dell’Unione europea il Pilastro europeo dei diritti sociali: reale possibilità per un’Europa sociale o “tigre di carta”? (13.11.2017)

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Il 23 ottobre scorso i Ministri dell’occupazione e degli affari sociali degli Stati membri dell’Unione europea si sono riuniti in occasione del Consiglio “Occupazione, politica sociale, salute e consumatori”. Durante l’incontro l’Istituzione ha approvato all’unanimità il “Pilastro europeo dei diritti sociali” (COM (2017) 251 del 26 aprile 2017) su proposta della Commissione europea. La proposta era stata modificata rispetto al progetto preliminare in base ai risultati emersi dalla consultazione pubblica promossa dalla Commissione europea stessa nel 2016 (COM (2016) 127 dell’8 marzo 2016 con il relativo allegato che contiene la prima stesura del Pilastro).

L’idea della creazione di un Pilastro europeo che raccogliesse i diritti sociali aveva fatto la sua prima comparsa nel discorso sullo Stato dell’Unione del Presidente della Commissione europea, Junker, nel 2015. La versione definitiva del pilastro, quella cioè approvata dal Consiglio dell’UE, contiene l’enunciazione di una serie di principi e diritti fondamentali, 20 in tutto, divisi a loro volta in tre Capi, ed ha lo scopo di sostenere il mercato del lavoro e i sistemi di protezione sociale. Il Capo I, intitolato “Pari opportunità e accesso al mercato del lavoro” ricomprende i diritti: all’istruzione; alla formazione e all’apprendimento permanente; alla parità di genere; alla pari opportunità e al sostegno attivo all’occupazione. Il Capo II, relativo alle “Condizioni di lavoro eque” annovera, fra gli altri, i diritti: a un’occupazione più flessibile e sicura; alla retribuzione; alla protezione in caso di licenziamento; all’equilibrio tra attività professionale e vita familiare e alla protezione dei dati. Infine, il Capo III, rubricato “Protezione sociale e inclusione” include i diritti: all’assistenza, all’infanzia e al sostegno dei minori; alla protezione sociale; alle prestazioni di disoccupazione; al reddito minimo; alle pensioni di vecchiaia; all’assistenza sanitaria; all’inclusione delle persone con disabilità; ecc.

Le basi giuridiche individuate dalla Commissione europea per l’istituzione del Pilastro europeo dei diritti sociali sono: l’articolo 3 del TUE (che promuove il benessere dei popoli europei e lo sviluppo sostenibile dell’Europa, basato su un’economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale) e gli articoli 9, 151 e 152 del TFUE. Questi ultimi promuovono, tra le altre cose, l’occupazione, la protezione sociale e il riconoscimento e la promozione del ruolo delle parti sociali. Infine, il Pilastro trova un ulteriore fondamento giuridico nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea che tutela e promuove una serie di principi fondamentali, essenziali per il modello sociale europeo.

Al documento in esame è allegata una più dettagliata comunicazione, la COM (2017) 250,  che illustra i principi e diritti contenuti nel Pilastro ribadendo in realtà circostanze già note come: la competenza primaria o addirittura esclusiva degli Stati membri in settori quali il diritto al lavoro, alla retribuzione minima, all’istruzione e all’assistenza sanitaria. Inoltre, non bisogna dimenticare che sono gli stessi Stati a fornire la maggior parte dei finanziamenti nei settori interessati dal Pilastro europeo dei diritti sociali.
Questo, come ribadisce la COM 250, ripropone diritti già presenti nell’acquis dell’UE e nelle normative internazionali. Tuttavia, l’intento della Commissione europea è stato quello di integrarli alla luce delle attuali sfide sociali che l’Europa si trova ad affrontare. In altre parole, il Pilastro non incide sui diritti e sui principi già contenuti nelle disposizioni vincolanti del diritto dell’Unione, ma li riunisce con l’intento di renderli più visibili, comprensibili ed espliciti per i cittadini e per tutti gli attori coinvolti. Invero, il Pilastro europeo dei diritti sociali non comporta un ampliamento delle competenze dell’Unione definite dai trattati.

Il documento prende allora la forma di un quadro di riferimento per gli Stati membri e per le istituzioni europee che, nell’elaborazione dei futuri atti, si auspica terranno conto di quanto contenuto nel Pilastro. Lo scopo principale è la convergenza economica in quanto, per la Commissione europea, la costruzione di un’Europa più sociale passa attraverso la realizzazione di un mercato interno più integrato e più equo. Strumentali al Pilastro saranno le ulteriori iniziative, legislative e non, per monitorare gli Stati membri nell’attuazione della dimensione sociale data dal Pilastro. Ulteriore obiettivo del Pilastro è quello di ispirare le attività del Semestre europeo affinché gli Stati membri elaborino, sotto le indicazioni dei Commissari europei, le rispettive politiche economiche, di bilancio e di occupazione tenendo in considerazione i principi e i diritti inclusi nel Pilastro.

Ciò detto, è possibile avanzare alcune considerazioni che riguardano i dubbi sulla forma e sulla sostanza del Pilastro europeo dei diritti sociali.

La necessità di ribadire l’importanza dei diritti sociali nell’attuale economia globale è certamente apprezzabile. Un po’ meno lo è il fatto che tali principi e diritti vengano in alcuni casi modellati sulle esigenze contingenti di quella stessa economia globale. In realtà, i diritti sociali dovrebbero avere la funzione di tutelare dal rischio povertà, dalla disoccupazione, dall’aumento di contratti di lavoro atipici, dagli squilibri sociali, ecc. Tuttavia, il fatto di continuare a rimandare ad azioni future la costruzione di un’Europa sociale e coesa, rischia di trasformare il Pilastro in un pot-pourri senza carattere e senza consistenza.
Diversi dubbi in merito alla sostanza del Pilastro europeo dei diritti sociali sono emersi anche dal Rapporto della Consultazione pubblica del 2016 (cfr. SWD (2017) 206). Un esempio su tutti riguarda le osservazioni effettuate dai sindacati e dal mondo accademico sulla correlazione tra aumento della speranza di vita e aumento dell’età pensionabile: secondo tali categorie, l’aspettativa di vita veniva considerata per lo più irrilevante rispetto ad altri indicatori come “gli anni di vita sana” e “il lavoro usurante”. Nonostante tali critiche e osservazioni, nel Pilastro è stato inserito un generico richiamo al «diritto a risorse che garantiscano una vita dignitosa». È proprio la genericità delle enunciazioni che rende il Pilastro, a parere di chi scrive, “una tigre di carta”, essendo inoltre «stato ideato precipuamente per la zona euro, [anche se] applicabile a tutti gli Stati membri che desiderino farne parte». Se uno degli obiettivi del Pilastro è quello di raggiungere la coesione economica, sociale e territoriale nell’intera Unione, aderire o meno ai suoi principi non dovrebbe dipendere dall’appartenenza o meno alla zona euro. Sottostare a tale logica infatti, vorrebbe dire, ancora una volta, creare zone ad intensità variabile dei diritti sociali dei cittadini, che pure sono tutti europei. Per le ragioni fin qui esposte, è possibile affermare che, fin quando non sarà riempito di atti, europei e nazionali, ispirati ai suoi principi, il Pilastro europeo dei diritti sociali resterà una semplice cornice, vuota.

Luisa Di Fabio

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