Allargamento, accordi di associazione e Agenda “Legiferare meglio” sono i maggiori temi dell’ultimo Consiglio Affari generali sotto la Presidenza slovacca (19.12.2016)

Il 13 dicembre 2016 a Bruxelles si è tenuto l’ultimo Consiglio dell’Unione europea nella formazione Affari generali sotto la presidenza slovacca che a breve cederà il testimone a Malta.

I Ministri hanno portato al centro del loro incontro diverse questioni: di seguito una breve disamina delle più importanti.

1. Preparazione dei lavori del Consiglio europeoIl Consiglio Affari generali, come di consueto, ha preparato i lavori del Consiglio europeo del 15 dicembre 2016 con un programma che ha previsto quattro punti all’ordine del giorno: immigrazione e valutazione dell’attuazione della dichiarazione Ue-Turchia, dei partenariati conclusi con i primi paesi africani e lo stato della riforma delle norme dell’Ue in materia di asilo; sicurezza esterna e difesa; sviluppo economico, sociale e gioventù, tra cui i progressi realizzati tramite il Fondo europeo per gli investimenti strategici e la lotta contro la disoccupazione giovanile; relazioni esterne, con particolare attenzione al referendum nei Paesi bassi e all’accordo di associazione UE-Ucraina. Le due questioni sono inoltre legate tra loro: se, da un lato, l’Unione europea, il 1° gennaio 2016 – dopo la guerra in Ucraina, la perdita della Crimea e l’elezione del Presidente europeista Porošenko – ha firmato con il governo di Kiev un accordo di associazione per la creazione di una zona di libero scambio globale e approfondita (DCFTA, dovrebbe sancire un’associazione politica profonda e un’integrazione economica fornendo accesso libero e reciproco al mercato), dall’altro, il referendum del 6 aprile 2016 tenutosi nei Paesi Bassi ha rigettato l’accordo di associazione con l’Ucraina e non ha permesso di raggiungere l’unanimità al Consiglio e di conseguenza la ratifica da parte dell’Unione.

2. Allargamento e processo di adesione. Alcuni Stati dei Balcani occidentali e la Turchia si trovano nella fase di negoziazione con l’Unione europea precedente all’adesione e, per tale ragione, gli incontri del 13 dicembre si inseriscono nella serie di conferenze interministeriali che hanno proprio lo scopo di portare avanti i negoziati sulle aree politiche o i capitoli tematici che ciascun paese candidato all’adesione deve trattare con le istituzioni dell’Unione.

Una parte delle conclusioni del Consiglio è infatti dedicata ad ognuno di questi Stati. Il ruolo di tali territori è centrale per l’Unione per una serie di motivi che vanno dalla lotta alla radicalizzazione e al terrorismo alla cooperazione sull’immigrazione, dalla lotta al traffico illegale di armi alla lotta al riciclaggio di denaro. Al fine di rafforzare la collaborazione, i Ministri riuniti a Bruxelles hanno riaffermato che l’Ue continuerà a dare sostegno finanziario e tecnico alle amministrazioni locali. Un esempio di tale supporto è costituito dall’IPA II, lo strumento di assistenza ai Paesi in preadesione che sostiene le riforme nei paesi verso cui si rivolge la politica di allargamento. Il sostegno fornito è infatti di tipo finanziario e tecnico e i suoi fondi hanno lo scopo di potenziare le capacità dei paesi interessati durante tutto il processo di adesione, con conseguenti e progressivi sviluppi per tutta la regione coinvolta.

a) Montenegro. Durante la riunione del Consiglio Affari generali si è tenuto l’ottava Conferenza di adesione con il Montenegro, durante la quale sono stati esaminati alcuni dei 36 capitoli sul tavolo delle trattative: quello relativo all’agricoltura e allo sviluppo rurale (l’undicesimo capitolo), quello relativo alla politica sociale e all’occupazione (il diciannovesimo), ai quali vanno aggiunti ulteriori due capitoli (il dodicesimo e il tredicesimo) relativi alla sicurezza alimentare, alla politica veterinaria e fitosanitaria e alla pesca.

Il Montenegro ha dimostrato di aver compiuto molti passi avanti per allinearsi all’acquis dell’Ue e ai suoi standard in tutte le materie rientranti nelle negoziazioni tanto che, durante la riunione, sono stati menzionati i cambiamenti che il Montenegro ha già concluso nella politica sociale e nell’occupazione tra cui la modifica della legislazione sul lavoro e della legislazione sulla sicurezza e sulla salubrità dei luoghi di lavoro. In tal modo, dice il Consiglio, il governo montenegrino ha dimostrato di avere una solida struttura amministrativa e una forza tale da poter rafforzare, sempre per quanto riguarda il lavoro, anche il sistema ispettivo. Stessa cosa può dirsi per gli sforzi compiuti nella modifica delle leggi sulla non discriminazione di genere nell’occupazione. Tali impegni, ha ricordato il Consiglio, sono necessari per la futura gestione del Fondo sociale europeo.

Ulteriori passi avanti dovranno poi essere fatti nelle materie del capitolo 11 dell’accordo di adesione e cioè quelle attinenti all’agricoltura e allo sviluppo rurale; in questi campi il Montenegro deve dotarsi di un piano credibile per la creazione di una agenzia per le erogazioni in agricoltura (o più in generale di Organismi Pagatori), ben strutturato, che istituisca il sistema delle particelle agricole e che specifichi tutte le azioni necessarie per la piena attuazione del sistema, gli obiettivi futuri, il programma, requisiti precisi in termini di risorse umane e finanziarie, l’individuazione di possibili carenze e le relative soluzioni e la legislazione che si intende adottare.

b) Serbia. Per quanto riguarda i rapporti con la Serbia, il 13 dicembre si è riunito il Consiglio Ue-Serbia per la stabilizzazione e l’adesione che ha lo scopo di visionare i progressi compiuti dallo Stato serbo nei negoziati.

Nel comunicato il Consiglio ha sottolineato i passi avanti che la Serbia ha compiuto in molte materie, tra cui figurano anche gli sforzi in tema di immigrazione ma ha constatato la mancanza di un consenso comune per poter stilare delle conclusioni in materia. L’allargamento resta tuttavia un tema fondamentale per l’Ue, per la sua prosperità, stabilità, sicurezza e democrazia, come ha ribadito Miroslav Lajčák, ministro slovacco degli affari esteri ed europei e presidente in carica del Consiglio.

c) Turchia. Il Consiglio Affari generali ha confermato l’importanza delle relazioni e del dialogo con la Turchia per creare un unico spazio di «democrazia, stabilità, sfide e benefici comuni, cooperazione in molteplici ambiti».

Per quanto riguarda l’attuale situazione turca, il Consiglio, pur riconoscendo la legittimità delle misure prese dalla Turchia dopo il golpe del luglio scorso, ha mostrato preoccupazione per le sparizioni, gli arresti anche di parlamentari esponenti delle minoranze e le limitazioni all’indipendenza del potere giudiziario.

Tuttavia, pur dovendo ammettere l’importanza che lo Stato turco riveste nelle relazioni regionali e per il suo posizionamento geografico, nelle conclusioni della riunione del 13 dicembre è mancata una presa di posizione netta e solida in linea con quanto espresso il mese scorso dal Parlamento europeo che aveva richiesto il congelamento dei negoziati di adesione con Ankara a causa della politica spregiudicata del Presidente Erdogan su materie fondamentali per l’Unione (diritti umani, libertà di stampa, stato di diritto, pena di morte, questione curda).

Per quanto riguarda invece le altre materie contenute nell’accordo di associazione con la Turchia, il Consiglio ha ricordato i progressi nella liberalizzazione dei visti, nel miglioramento degli accordi bilaterali esistenti con gli Stati membri nella non discriminazione dei cittadini turchi e di quelli europei nei reciproci territori. È stata inoltre discussa l’apertura di un ulteriore capitolo di negoziato avvenuta nel luglio scorso, il 33, sulle previsioni finanziarie e di budget, in quanto la Turchia sta dimostrando una buona capacità di adattamento agli standard richiesti in capo economico. Per queste ragioni il Consiglio ha affermato che intende aumentare la dotazione del fondo IPA, da destinare in particolare alla società civile.

Infine, è stato discusso il valore della Turchia nella politica estera e di sicurezza dell’Unione: oltre ad aver espresso gratitudine al governo di Ankara per gli sforzi in materia di immigrazione, il Consiglio ha ricordato quanto sia importante la cooperazione nella lotta al terrorismo e come la Turchia sia essenziale nella sua funzione anti-Daesh. Tuttavia, restano situazioni critiche quali la questione curda e quella della Repubblica di Cipro, entrambe necessarie per la stabilizzazione dell’area; la prima necessiterebbe di una politica credibile di inclusione e dialogo, mentre per la seconda la Turchia dovrebbe rispettare gli obblighi internazionali e normalizzare i rapporti con il governo di Nicosia anche in riferimento alle negoziazioni con l’Unione europea.

d) Processo di stabilizzazione e associazione con i Paesi dei Balcani Occidentali. Per quanto riguarda il processo di stabilizzazione e associazione, sono stati discussi i rapporti con gli altri Stati dei Balcani occidentali e cioè con la ex Repubblica Jugoslava di Macedonia, con l’Albania, con la Bosnia-Erzegovina e con il Kosovo. La pubblicazione, il 9 novembre scorso, del ‘Pacchetto Allargamento 2016’ (la valutazione periodica della Commissione sulla performance dei singoli paesi candidati all’ingresso nell’Unione europea), ha dato nuova visibilità al processo di stabilizzazione e integrazione europea dei Balcani occidentali. Tuttavia, se da un lato il processo di allargamento ha registrato negli anni passati importanti successi (tra cui l’ingresso della Croazia, l’accordo sulla normalizzazione serbo-kosovara o i progressi compiuti da Albania e Serbia verso l’adesione all’Ue), i Balcani restano esposti a tensioni politiche ed etnico-religiose, stagnazione socio-economica, debole stato di diritto e fenomeni diffusi di corruzione e crimine organizzato. A ciò si sono aggiunte le dinamiche della crisi migratoria lungo la “rotta balcanica”, e l’attivismo di Stati quali la Russia e la Cina. Anche per tali ragioni la Commissione europea ha sostenuto che tali Paesi non potranno entrare nell’Unione almeno fino al 2019. Le conclusioni del Consiglio Affari generali non si discostano da quanto sostenuto dalla Commissione, ma anzi ribadiscono la necessità di riforme strutturali in tutti i campi necessari al buon funzionamento di uno Stato (efficienza dell’amministrazione, della giustizia, dell’economia).

3. “Legiferare meglio”.Per la prima volta nella loro storia, Commissione, Parlamento europeo e Consiglio hanno firmato, nel maggio del 2016, un accordo interistituzionale dal nome “Legiferare meglio”. Le tre istituzioni europee si sono impegnate in questo a concordare ogni anno una serie di proposte prioritarie rispetto alle altre nell’iter legislativo. Il Consiglio Affari generali ha approvato pertanto le priorità legislative dell’Unione per l’anno 2017 di cui si dà conto di seguito:

a) dare nuovo impulso all’occupazione, alla crescita e agli investimenti, attraverso il raddoppiamento e il potenziamento del Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS 2.0), la modernizzazione di tutti gli strumenti di difesa commerciale, il miglioramento della gestione dei rifiuti in un’economia circolare, il completamento, nell’ambito degli sforzi di approfondimento dell’Unione economica e monetaria, dell’Unione bancaria in modo da bilanciare la ripartizione del rischio e la riduzione del rischio, nonché la creazione di mercati più sicuri e trasparenti per la cartolarizzazione e per prospettare strumenti finanziari migliori ai fini della realizzazione dell’Unione dei mercati dei capitali;

b) dedicarsi alla dimensione sociale dell’Unione europea, in particolare attraverso il potenziamento dell’iniziativa a favore dell’occupazione giovanile, un miglior coordinamento della sicurezza sociale, l’atto europeo sull’accessibilità e la creazione di un corpo europeo di solidarietà. A tal fine si ricorda che una priorità, contenuta anche nel programma della Commissione per il 2017, è la creazione di un “Pilastro europeo dei diritti sociali”, una serie di misure legislative e non legislative per gli Stati dell’eurozona, da poter ampliare anche ad altri che ne facciano richiesta.

c) proteggere meglio la sicurezza dei cittadini, migliorando la protezione delle frontiere esterne attraverso il sistema di entrata e uscita, le frontiere intelligenti e il sistema dell’UE di informazione e autorizzazione ai viaggi, rafforzando il controllo dell’acquisto e della detenzione di armi da fuoco, migliorando gli strumenti per perseguire penalmente il terrorismo e lottare contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo, nonché procedendo allo scambio di informazioni su cittadini di paesi terzi nell’ambito dei sistemi europei di informazione sui casellari giudiziari (ECRIS);

d) riformare e sviluppare la politica migratoria in uno spirito di responsabilità e solidarietà, attraverso la riforma del sistema europeo comune di asilo, il pacchetto sulla migrazione legale e il piano di investimenti esterni per contribuire ad affrontare le cause profonde della migrazione e potenziando allo stesso tempo gli investimenti e la creazione di posti di lavoro nei paesi partner;

e) concretizzare un mercato unico del digitale connesso, in particolare attraverso riforme del diritto d’autore e delle telecomunicazioni, dell’uso, nell’Unione, della banda dei 700 MHz, il superamento dei geoblocchi ingiustificati, la revisione della direttiva sui servizi di media audiovisivi e il completamento dei lavori di modernizzazione delle norme comuni sulla protezione dei dati;

f) tener fede all’obiettivo di un’Unione dell’energia ambiziosa e di politiche lungimiranti in materia di cambiamenti climatici, attuando il quadro 2030 per il clima e l’energia, dando seguito all’accordo di Parigi e al pacchetto “Energia pulita per tutti gli europei”.

4) Le Conclusioni del Consiglio su un mercato unico omogeneo e le relazioni dell’Ue con i paesi dell’Europa occidentale non Ue. Il Consiglio è tornato a valutare lo stato delle relazioni dell’Unione europea con i Paesi dell’Europa occidentale, non membri dell’Ue ma che con essa hanno sviluppato una cooperazione molto stretta in particolare per quanto riguarda le materie del mercato unico; l’integrazione economica è infatti arrivata ad un punto tale da aver creato un’interdipendenza oramai imprescindibile. Questi paesi sono la Repubblica d’Islanda, il Principato del Liechtenstein, il Regno di Norvegia, il Principato di Andorra, il Principato di Monaco e la Repubblica di San Marino oltre che la Confederazione svizzera. Con Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera l’Ue ha siglato infatti, nel 1993, l’accordo sullo Spazio economico europeo (SEE), per raggiungere un elevato grado di integrazione economica in tutto il territorio dell’Europa geografica.

Il Consiglio è tornato a ribadire che l’integrazione dipende ovviamente dal rispetto delle quattro libertà fondamentali (libertà di movimento di merci, capitali, servizi e persone) e dal pieno rispetto della parità di diritti e doveri per i cittadini e per le imprese. Infatti, l’accordo SEE contempla aspetti di diverse aree politiche come l’istruzione, la ricerca, gli affari sociali, la protezione dei consumatori, il diritto aziendale e l’ambiente oltre che la concorrenza e le norme sugli aiuti di Stato.

Il Consiglio ha constatato che, seppure l’accordo SEE abbia funzionato in modo soddisfacente negli ultimi anni, c’è ancora un numero elevato di atti giuridici entrati in vigore ma non ancora applicati completamente dagli Stati in questione, provocando ritardi nell’integrazione e mancanza di certezza del diritto.

Infine, il Consiglio ha parlato dello stato degli accordi con gli altri tre Paesi, Andorra, Monaco e San Marino con i quali l’Ue ha aperto i negoziati nel marzo 2015 al fine di concludere uno o più accordi di associazione per la loro partecipazione al mercato unico e alla cooperazione in altri settori politici, tra cui spicca il richiamo alla politica estera e di sicurezza.

Luisa Di Fabio

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