Adozione della strategia UE sull’Artico, proroga di EUNAVFOR MED Sophia, Sahel e il processo di pace in Medioriente (28.06.2016)

Il 20 giugno 2016 si è tenuto a Bruxelles il Consiglio Affari Esteri, il quale ha visto i ministri degli esteri dei paesi membri dell’Unione Europea discutere di varie tematiche tra le quali l’adozione della Strategia dell’Unione sulla Regione Artica, la proroga ed espansione del mandato di EUNAVFOR MED SOPHIA, l’approccio globale dell’UE alla sicurezza e allo sviluppo nella regione del Sahel e del processo di pace in Medioriente.

La strategia UE sull’Artico
I ministri dell’Unione hanno discusso in merito all’adozione della Strategia dell’Unione Europea per l’Artico, una politica integrata dei paesi membri dell’UE per rispondere in maniera coerente alle sfide della regione, sulla base di quanto pubblicato nella comunicazione congiunta dell’alto rappresentante e della Commissione adottata il 27 aprile 2016.
Tenendo conto delle conclusioni adottate il 12 maggio 2016, il Consiglio ha sottolineato la crescente importanza strategica dell’Artico nello scenario internazionale, ponendo al centro del crescente impegno dell’Unione la realizzazione di una politica trasversale e coordinata, che abbia come particolare rilevanza la sicurezza, la sostenibilità e la prosperità della regione.
Per il Consiglio, l’Unione può apportare un contributo significativo all’interno dei consessi regionali e multilaterali che si occupano di questioni riguardanti l’Artico, ritenendo che queste, possano essere affrontate in maniera più efficace nell’ambito della cooperazione regionale o multilaterale, in collaborazione con importanti istituzioni operanti nell’area quali il Consiglio dell’Artico, il Consiglio euro-artico di Barents e l’Alleanza transatlantica per la ricerca oceanica.
Si è ravvisata la necessità del mantenimento di stretti contatti con le popolazioni indigene e le comunità locali nelle politiche dell’Unione aventi incidenza sulla regione artica al fine di garantire l’elaborazione di risposte politiche che pongano la giusta enfasi sullo sviluppo e lo sfruttamento sostenibile delle risorse nell’Artico, garantendo la salvaguardia dell’ambiente e degli ecosistemi.
A tal proposito è stata riconosciuta la necessità di un’urgente azione globale tesa a ridurre e prevenire i rischi posti dai cambiamenti climatici e dall’impatto ambientale causato dalle attività globali. Facendo riferimento alle conclusioni adottate dal Consiglio il 15 febbraio 2016, l’UE e i suoi Stati membri devono garantire soluzioni ambiziose e coerenti aventi un impatto locale e globale anche attraverso l’attuazione degli impegni assunti negli accordi ambientali regionali e multilaterali quali l’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici risultato della COOP 21 del dicembre 2015.
Al fine di ribadire la centralità dell’Unione nel sostenere lo sviluppo sostenibile e l’innovazione, il Consiglio ha accolto favorevolmente gli sforzi della Commissione volti a rafforzare le sinergie tra i vari strumenti di finanziamento tesi a favorire lo sviluppo regionale sostenibile nell’Artico mediante l’istituzione di un forum degli stakeholders dell’Artico. Di pari passo, Il Consiglio conviene che le ricerche scientifiche nell’Artico da parte dell’Unione e dei suoi Stati membri si integrino a vicenda in tutti i campi di interesse per la regione accogliendo favorevolmente l’intenzione di mantenere ad un alto livello i finanziamenti relativi alla ricerca nell’Artico nel programma Horizon 2020. Al fine di rafforzare la resilienza ambientale della regione, il Consiglio ha invitato la Commissione a studiare i possibili interventi che permettano all’UE di contribuire allo sviluppo sostenibile nell’Artico di industrie e di infrastrutture innovative, resilienti ai cambiamenti climatici, a basse emissioni di carbonio e adatte ai climi della regione che sia conformi ai piani e alle politiche TEN-T.
Tra le conclusioni del Consiglio è stata auspicata una cooperazione commerciale e imprenditoriale rafforzata al fine di contribuire allo sviluppo socioeconomico e alla resilienza delle comunità locali e della regione nel suo insieme attraverso la realizzazione di un ambiente favorevole allo sviluppo di piccole e medie imprese e del turismo sostenibile nell’Artico.

Proroga di EUNAVFOR MED Sophia
Durante la seduta, il Consiglio ha prorogato di un anno il mandato di EUNAVFOR MED Operazione SOPHIA, fino al 27 luglio 2017, l’operazione PSDC intesa a smantellare le attività illecite relative al traffico di esseri umani nel Mediterraneo centromeridionale, che vede attualmente diverse unità appartenenti agli Stati membri dell’Unione ed è nella sua fase 2 di attuazione, la quale prevede l’individuazione, il fermo e la messa fuori uso di imbarcazioni usate o sospettate di essere usate per attività legate al traffico e alla tratta di esseri umani.
Assieme alla proroga, il Consiglio, facendo riferimento alle conclusioni del 23 maggio 2016, ha ravvisato la necessità di rafforzare le capacità operative della missione per una sua maggiore efficacia nel contrasto delle attività illecite; a tal proposito, sono stati aggiunti al mandato due compiti di sostegno all’operazione: la formazione di una guardia costiera e di una marina libica e il contrasto al traffico illegale di armi.
A seguito delle richieste avanzate dalle legittime autorità libiche, l’Unione si impegna a sostenere un programma teso alla formazione di una guardia costiera e una marina libica al fine di rafforzare le capacità di contrasto al traffico di esseri umani e permettere lo svolgimento di operazioni di ricerca e salvataggio di vite umane portando ad un incremento della sicurezza nelle acque territoriali libiche.
Sulla base della risoluzione 2292 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, EUNAVFOR MED operazione SOPHIA, contribuirà all’attuazione dell’embargo delle Nazioni Unite sulle armi in alto mare al largo delle coste libiche, auspicando una più efficace lotta ai traffici illeciti nell’area e una limitazione dei flussi di armi ed equipaggiamenti diretti verso il Da’esh e altre organizzazioni criminali e terroristiche.

Sahel
Il Consiglio ha discusso l’approccio globale dell’UE alla sicurezza e allo sviluppo nella regione del Sahel e ha adottato conclusioni.
I ministri hanno discusso come rafforzare ulteriormente il dialogo politico e il partenariato con i paesi del G5 in materia di sicurezza e di migrazione. Hanno anche sottolineato l’importanza della piena attuazione dell’accordo di pace in Mali, esattamente a un anno dalla sua firma.

Conclusioni del Consiglio sul Sahel
Alla luce dell’accordo di pace e riconciliazione firmato in Mali nel 2015, e facendo riferimento ai contenuti del Piano d’azione regionale per il Sahel 2015-2020 del 20 aprile 2015, l’Unione ha ribadito il proprio impegno a sostegno delle leadership politiche del G5 Sahel (Mauritania, Mali, Burkina Faso, Niger e Ciad), dell’Unione africana, dell’ECOWAS e delle Nazioni Unite nell’affrontare le sfide relative a sicurezza, migrazioni, governance e sviluppo della regione del Sahel. Il Consiglio, sul solco della riunione ministeriale tenutasi il 17 giugno a Bruxelles convocata dall’Alto Rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza con la presenza dei ministri degli affari esteri, il presidente e il segretario permanente del G5 Sahel, si è espresso sulla strutturazione di politiche tese ad un maggiore rafforzamento delle relazioni tra i paesi del Sahel, invitando l’Alto rappresentante, il rappresentante speciale dell’UE per il Sahel, la Commissione europea e gli Stati membri ad operare in tal senso.

Un aspetto cruciale emerso dal vertice trilaterale con i ministri degli esteri di Libia, Niger e Ciad è quello relativo alla gestione delle frontiere, sul quale l’Alto rappresentante ha sottolineato la necessità di una cooperazione concreta. In questa ottica il Consiglio ha sottolineato l’importanza della presenza attiva dell’Unione nella regione, limitrofa ad aree di crisi quali la Libia e il Maghreb, in linea con l’approccio globale intrapreso attraverso l’impiego di tutti i propri mezzi diplomatici, della cooperazione allo sviluppo a lungo termine, del sostegno ai diritti umani e degli sforzi protesi alla stabilizzazione dell’area e delle capacità di resilienza e sicurezza, comprese le missioni PSDC; con il fine ultimo di affrontare le cause dell’instabilità e della migrazione irregolare.
L’intensificazione del traffico di migranti, droga e armi nella regione del Sahel ha destato preoccupazioni per l’Unione, difatti, tali attività hanno un impatto negativo sulla stabilità della regione, andando a finanziare organizzazioni illecite e terroristiche operanti nel Sahel.
Il Consiglio ha ribadito la propria condanna a tutti gli attacchi terroristici perpetrati da AQIM, Da’esh, Ansar Dine, Boko Haram e affiliati a danno dei civili e militari nella regione e alla missione MINUSMA delle Nazioni Unite in Mali. Nel quadro della lotta al terrorismo nel Sahel, l’Unione ribadisce la crucialità dell’Operazione Barkhane condotta dalla Francia.
L’Unione si è dichiarata pronta a lavorare con i paesi della regione al fine di intraprendere azioni efficaci di contrasto delle operazioni criminali e terroristiche nell’area, sostenendo lo sviluppo di capacità nel settore della sicurezza per i paesi del Sahel, definito come obiettivo prioritario dell’Unione nell’area.
Altro tema prioritario nell’area del Sahel per l’Unione è il rafforzamento della gestione integrata delle questioni transfrontaliere, in risposta all’aumento del numero di migranti irregolari che lasciano l’Africa occidentale attraverso il Sahel per raggiungere l’Europa transitando dal Niger per la Libia mettendo a repentaglio la propria vita nel tentativo di attraversare il Mediterraneo. Per poter rispondere alla crisi migratoria il Consiglio ritiene necessaria una serie di risposte immediate e a lungo termine attraverso un approccio ampio ed equilibrato tendente alla cooperazione su tutte le questioni relative alla migrazione, tra cui il rimpatrio e la riammissione nei paesi d’origine e intervenendo contemporaneamente nei paesi di partenza mediante sforzi tesi ad accrescere lo sviluppo umano e la sicurezza incentivando la creazione di capacità di resilienza nell’ambito di un approccio globale di ampio respiro.
Al fine di poter elaborare tale strategia il Consiglio ha preso atto della proposta della Commissione europea sulla creazione di nuovi quadri di partenariato volti ad una migliore gestione della migrazione che si applichino nei paesi terzi di origine e di transito dei migranti, i quali, assieme all’iniziativa del contributo del fondo fiduciario dell’UE per l’Africa, potranno rafforzare l’approccio globale per la stabilità, la sicurezza e la resilienza nella regione del Sahel.
A tali misure, il Consiglio ha ritenuto di importanza strategica la creazione di un approccio globale per far fronte alle sfide derivanti dalla crescita demografica che vada a porre accento sull’offerta di un’istruzione inclusiva, di formazione professionale e di migliori opportunità lavorative e prospettive economiche al fine di combattere l’estremismo violento, la radicalizzazione, la discriminazione di genere e l’intensificazione dei fenomeni migratori.
Il Consiglio ha infine rimarcato l’importanza del contributo delle missioni PSDC in Mali e Niger, in particolare EUCAP Sahel Mali, EUTM Mali ed EUCAP Sahel Niger, le quali, in stretta cooperazione con i governi ospitanti hanno dato un apporto fondamentale alla stabilità della regione, offrendo la possibilità di formazione, sviluppo di capacità e il sostegno alla cooperazione regionale.

Il processo di pace in Medioriente
In linea con le precedenti conclusioni, l’Unione ha ribadito la propria linea di continuare con le sue controparti israeliana e palestinese e con i principali attori della regione verso un processo di pace che veda come soluzione la coesistenza di due Stati da ottenere attraverso un autentico impegno a favore di una soluzione pacifica al fine di costruire il giusto clima per negoziati e diretti e significativi atti a porre fine all’occupazione dei territori acquisiti nel 1967 e a risolvere tutte le questioni inerenti allo status permanente.
Sulla base del comunicato congiunto sull’iniziativa di pace in Medio oriente in occasione della riunione ministeriale di Parigi del 3 giugno 2016, il Consiglio ha ribadito il proprio sostegno a una risoluzione del conflitto israelo-palestinese che sia equa, sostenibile e globale al fine di garantire la pace e la stabilità nella regione.
Durante il Consiglio, i ministri hanno rinnovato la propria volontà di contribuire in maniera concreta e significativa affinché le parti ristabiliscano la pace in vista di una conferenza internazionale prevista prima della fine dell’anno. A tal proposito, la Commissione e il SEAE sono stati invitati a presentare proposte, anche sotto forma di incentivi economici.

Fabio Sulli

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