Accordo UE-Turchia: progressi quantitativi o regressi qualitativi? (22.06.2017)

 

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La Commissione ha pubblicato una nuova relazione sui progressi compiuti nell’ambito del Piano d’azione comune UE-Turchia.

Dall’ultima relazione sull’attuazione dell’Accordo, il numero totale di arrivi dalla Turchia alle isole greche si è notevolmente ridotto a 5.303 unità, con una media giornaliera di 52 arrivi. Nel 2016, nel medesimo periodo di riferimento della presente relazione (27 febbraio – 8 giugno), il numero di arrivi superavano le 40.000 unità, con una media giornaliera di 1.700. Anche in termini di perdite di vite umane, la Commissione ha registrato notevoli miglioramenti: da circa 1.150 morti nel mar Egeo nel 2015 si è passati a 105 deceduti dall’attivazione dell’Accordo.
Tuttavia, permangono elevati margini di miglioramento nell’attuazione della Dichiarazione, in particolare nel numero di arrivi che supera sempre quello dei rimpatri dalle isole greche alla Turchia, esercitando continue pressioni sulle strutture di accoglienza e sugli hotspot greci.

1. Coordinamento e cooperazione rafforzati
Il Coordinatore europeo per l’attuazione della Dichiarazione, Maarten Verwey, sta continuando a lavorare a stretto contatto con tutti i partner coinvolti nell’implementazione dell’Accordo (Stati membri, autorità greche, autorità turche, Agenzie europee). Fino ad ora, la Commissione ha sostenuto le autorità greche nel coordinamento delle fasi di registrazione e nella gestione delle strutture di accoglienza. Particolare attenzione è stata riservata al trattamento dei soggetti più vulnerabili (donne, bambini, anziani e disabili) e, nello specifico, sono stati individuati dalla Commissione gli interventi necessari per garantire la tutela del minore migrante non accompagnato.

2. Rimpatrio dei migranti irregolari dalla Grecia alla Turchia
Secondo la Dichiarazione, tutti i migranti irregolari che raggiungono le isole greche dalla Turchia sono riammessi nel territorio turco “nel pieno rispetto del diritto internazionale e dell’Unione europea”. Inoltre, chi non richiede asilo o presenta una domanda, infondata o inammissibile, deve essere ricondotto in Turchia.
La Commissione, nella presente relazione, ha constatato che dal 27 febbraio all’8 giugno 311 persone (di cui 42 siriani) sono state ricondotte in Turchia. Mentre, in totale, il numero di migranti ricondotti nel territorio turco, dalla data della dichiarazione UE-Turchia, è stato di 1.798. Un numero relativamente basso se rapportato alla quota di arrivi in Grecia. Per tale ragione, la Commissione ha richiesto una maggior efficienza ed efficacia nelle procedure di valutazione delle domande di protezione internazionale da parte della Grecia.
Attualmente vi sono dodici Commissioni che valutano i ricorsi presentati contro le decisioni adottate dal servizio greco per l’asilo. Su 3.554 ricorsi presentati sono state adottate fino ad ora 2.088 decisioni in secondo grado. Per i ricorsi inerenti all’inammissibilità, nella maggior parte dei casi, le decisioni hanno invertito il provvedimento di prima istanza. Per quanto riguarda i ricorsi di merito, le decisioni di secondo grado hanno confermato quelle di primo.

2.1 Assistenza finanziaria dell’Unione alla Grecia
Dall’inizio della crisi migratoria (2015) è stata fornita una concreta assistenza finanziaria dal Fondo per l’asilo, la migrazione e l’integrazione e il Fondo per la sicurezza interna pari a circa 356,8 milioni di euro.
La Commissione continua a sostenere le autorità greche affinché i finanziamenti erogati (509 milioni di euro per il periodo 2014-2020) possano essere interamente utilizzati per affrontare le esigenze di gestione della migrazione in Grecia. A tal fine, l’Istituzione ha richiesto alle autorità greche l’adozione di tutte le misure legislative, amministrative e operative necessarie per attuare al meglio le azioni prioritarie nell’ambito dell’Accordo UE-Turchia.

3. “One for one” Reinsediamento dalla Turchia all’UE
A partire dal 4 aprile 2016, nell’ambito del meccanismo 1:1 swap, il numero totale di siriani reinsediati è stato di 6.572. Nel periodo in esame sono stati reinsediati 2,689 siriani in dieci Stati membri (Austria, Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Italia, Romania, Spagna, Svezia, Paesi Bassi). Anche se il ritmo del reinsediamento continua ad essere rapido, le lente procedure di rimpatrio eseguite in Grecia rallentano il bilanciamento di tale strumento.
Per sostenere il reinsediamento, nell’ambito della dichiarazione UE-Turchia, la delegazione dell’UE ha sviluppato un modulo “ad hoc” per fornire ai possibili candidati al reinsediamento informazioni sugli Stati membri ospitanti. Tale questionario è stato accolto favorevolmente dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati e dalla maggior parte degli Stati membri.

4. Liberalizzazione dei visti
Per quanto riguarda l’attuazione della tabella di marcia per la liberalizzazione dei visti per i cittadini turchi, rimangono ancora da soddisfare sette parametri:
– rilascio di documenti di viaggio rispettando gli standard dell’UE (es. dati biometrici);
– promozione di corsi di formazione sull’anticorruzione e approvazione di codici etici per prevenire la corruzione negli enti pubblici e nelle forze di polizia;
– stipula di un accordo di cooperazione operativa con Europol;
– revisione delle legislazioni in materia di terrorismo, in linea con gli standard europei;
– allineamento della legislazione sulla protezione dei dati personali con le norme UE;
– offrire un’efficace cooperazione giudiziaria in materia penale a tutti gli Stati membri dell’UE;
· attuazione dell’Accordo di riammissione UE-Turchia in tutte le sue disposizioni.

5. Strumento per i rifugiati in Turchia
Con decisione del 24 novembre 2015, la Commissione ha creato un meccanismo per coordinare le risorse messe a disposizione dall’UE e, dai singoli Stati membri, per un importo totale di 3 miliardi di euro (2016-2017). Con tali risorse, ad oggi, sono stati approvati 47 progetti.
Tale strumento ha consentito di mobilitare rapidamente i finanziamenti dell’UE ai rifugiati in Turchia, sotto forma di assistenza (umanitaria e non umanitaria).

6. Processo di adesione della Turchia
Nell’ambito dei negoziati di adesione della Turchia, fino ad oggi, sono stati aperti 16 capitoli. Il lavoro tecnico continua nei settori chiave della magistratura e dei diritti fondamentali, nonché nella giustizia, nella libertà e nella sicurezza (capitoli 23 e 24).
L’UE si aspetta che la Turchia rispetti i più alti standard in materia di democrazia, stato di diritto e rispetto delle libertà fondamentali, inclusa la libertà di espressione.

7. Conclusioni
La dichiarazione UE-Turchia continua a fornire risultati concreti in termini meramente quantitativi. Sono visibili le riduzioni degli arrivi in Grecia rispetto agli anni precedenti (2016 e 2015). La Commissione ha evidenziato in più occasioni l’importante diminuzione degli arrivi sulla rotta del mediterraneo orientale grazie alla cooperazione rafforzata fra l’Unione e la Turchia (“partner prioritario” in materia di immigrazione).
Ma la Commissione, nelle sue valutazioni, sembra che abbia dimenticato gli effetti diretti e indiretti che l’Accordo UE-Turchia sta producendo: in primo luogo, in relazione all’incremento del numero di migranti sulla rotta del mediterraneo centrale. Una politica improntata sul forte respingimento dei migranti, come quella dell’Accordo, è riuscito temporaneamente a ridurre i flussi in determinati territori ma, allo stesso tempo, ha portato i migranti su rotte talvolta più pericolose come quella del mediterraneo centrale. Il 2016 è stato un anno record per la rotta summenzionata, non solo per quanto attiene al numero di arrivi (soprattutto sul territorio italiano) ma anche per l’elevato numero di vite perse in mare (4.500 su 181.000 migranti).
In secondo luogo, in relazione alla particolare situazione nel territorio turco. Nel 2016, dopo il tentato colpo di Stato, le misure eccezionali adottate dal governo di Ankara hanno prodotto effetti negativi sulla tutela delle libertà fondamentali nel Paese. Lo stesso Parlamento europeo, in più occasioni, ha manifestato una profonda preoccupazione per la stretta collaborazione dell’Unione con la Turchia. Quest’ultima è «un paese in cui le violazioni di diritti fondamentali quali la libertà di espressione e di riunione sono costanti, la popolazione del sud-est del Paese è sotto attacco da parte del proprio governo, oltre 30.000 impiegati pubblici sono stati licenziati per motivi politici e più di 130 mezzi di comunicazione sono stati chiusi dalle autorità» (2015/2342(INI)).
Forse è giunto il momento di abbandonare i discorsi enfatici, per gestire internamente ed esternamente la crisi migratoria, evitando di individuare strumenti consapevolmente ambigui sul piano del rispetto degli obblighi internazionali ed europei.

Annalisa Geraci

Per saperne di più:
Sesta relazione sull’attuazione dell’Accordo UE-Turchia

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