“A Deeper and Fairer Economic and Monetary Union”: quali scenari? (25.04.2015)

Approfondimento

La Commissione Europea, nella nuova membership che ha inaugurato il suo mandato il 1 novembre 2014, ha affidato al programma 2015 dal titolo esemplificativo – “A New Start” – la direzione e la portata delle politiche UE per il prossimo futuro.
Un’attenzione di rilievo, in virtù della permanenza di elementi di criticità all’interno dell’eurozona, è stata inevitabilmente dedicata alla governance dell’Unione economica e monetaria. Nel documento elaborato dall’istituzione di palazzo Berlaymont si fa in tal senso esplicito riferimento all'”approfondimento del pacchetto sull’Unione economica e monetaria”. La permanenza di livelli occupazionali elevati, di un tasso di inflazione ben al di sotto dell’obiettivo del 2% e dei rischi potenzialmente sistemici derivanti dalla situazione in Grecia, pongono l’Unione Europea dinanzi ad un quadro che richiede l’adozione di azioni urgenti sul capitolo della governance economica e monetaria.
Nel novembre 2014, la stessa Commissione ha redatto un report dal titolo “Economic Governance Review”. Al centro dell’atto vi è l’analisi del grado di efficacia delle nuove regole introdotte dal”Six-pack” e dal “Two pack” nel raggiungere i loro obiettivi ed “in che misura essi hanno contribuito ad imprimere un più stretto coordinamento delle politiche economiche ed a sostenere la convergenza delle performance economiche degli stati membri, assicurando al tempo stesso un alto livello di trasparenza, credibilità e responsabilità”.
In breve, la riforma che prende il nome di Six pack è costituita da cinque regolamenti ed una direttiva. Essa mira a rafforzare la disciplina fiscale del Patto di Stabilità e Crescita e mette in moto un meccanismo di sorveglianza macroeconomica, la Macroeconomic Imbalances Procedure (MIP). E’ entrata in vigore il 13 dicembre 2011. Il Two pack, costituito da due regolamenti, rafforza il meccanismo di prevenzione di squilibri, soprattutto in riferimento alla disciplina fiscale. In tale ambito emerge il ruolo della Commissione nell’analisi delle leggi di bilancio dei paesi membri di cui, qualora esse fossero considerate non  in linea con il Patto di Stabilità e Crescita, la stessa Commissione può richiedere una revisione. Il Two pack è entrato in vigore il 30 maggio 2013.
Nell'”Economic Governance Review”, in un’opera intesa a tracciare una sorta di bilancio delle misure in esame, ha pesato senz’altro, specifica l’esecutivo dell’UE nel testo, la breve esperienza in termini temporali, in virtù della recente entrata in vigore, oltre alla manifestazione di crisi in tale lasso di tempo, che hanno lasciato le due misure di fatto non effettivamente testate in periodi di normale ciclo economico. Per quel che riguarda il consolidamento delle finanze pubbliche, la Commissione ha evidenziato come siano stati registrati progressi, laddove “il deficit medio dei 28 membri dell’UE è sceso dal 4,5% del 2011 a circa il 3% del 2011”. La correzione dei deficit eccessivi, si registra, “è stata considerevole dall’entrata in vigore del six pack. Allora 23 paesi su 27 erano soggetti alla Excessive Deficit Procedure. Alla fine di agosto 2014 il numero dei paesi è sceso a 11 su 28 membri”.
In relazione alla Macroeconomic Imbalances Procedure (MIP), la Commissione ha fatto notare come essa, insieme all’azione congiunta di altri elementi rientranti nella governance economica, “abbia contribuito ad una comprensione condivisa tra gli stati membri delle politiche specifiche, delle sfide comuni e le risposte politiche”. La MIP è il meccanismo di sorveglianza che mira ad identificare potenziali rischi, prevenire squilibri macroeconomici e correggere gli squilibri già in essere. La procedura si apre con l’Alert Mechanism Report (AMR), elaborato dalla Commissione ad inizio anno, attraverso cui si identificano, attraverso una serie di indicatori e soglie, quei paesi la cui situazione merita una più approfondita attenzione, l’eventuale in-depht review. Nell’AMR del 2015, che ha inaugurato il quarto anno di MIP, si è analizzato lo stato di salute dell’economia europea. Si delinea un quadro in cui, nonostante gli sforzi dei paesi membri effettuati per correggere gli squilibri, “La ripresa a ritmi lenti ha rappresentato un ostacolo alla riduzione degli squilibri e dei relativi rischi”. Ancora: “Negli ultimi mesi i dati economici sono andati peggiorando. La crescita ha fallito a soddisfare le aspettative ed ha subito una contrazione o una stagnazione in Germania, Francia ed Italia. La crescita del credito è rimasta bassa nell’UE, nonostante le politiche monetarie accomodanti”. La MIP prevede azioni di prevenzione e di correzione. Se con le prime la Commissione ed il Consiglio (ex art. 121.2 TFUE) possono fare delle raccomandazioni rientranti in un pacchetto di proposte specifiche per paese, le seconde trovano concretezza nella Excessive Deficit Procedure (EDP, ex art. 126 TFUE).

Le prospettive di riforma: l’azione dei quattro presidenti

La nuova Commissione, seguita nei propositi dall’attuale presidenza lettone del Consiglio, pare voler imprimere un’accelerazione nel processo di approfondimento dell’Unione Economica e Monetaria (UEM). In occasione del Consiglio Europeo del 12 febbraio, il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, ha presentato una nota analitica sull’Unione Economica e Monetaria elaborata di concerto con Donald Tusk, presidente del Consiglio Europeo, Jeroen Dijsselbloem, presidente dell’Eurogruppo e Mario Draghi, presidente della Banca Centrale Europea. Già in precedenza, l’Eurosummit del 24 ottobre 2014 aveva invitato i quattro presidenti a “preparare le prossime fasi relative ad una migliore governance economica della zona euro”. Il Consiglio Europeo del 18 dicembre 2014 ha confermato il mandato affidato ai quattro presidenti. Nella nota presentata lo scorso febbraio, oltre a ripercorrere le tappe della crisi e passare in rassegna gli strumenti messi in campo dall’establishment europeo – tra gli altri, il Meccanismo Europeo di Stabilità (MES), la già citata Macroeconomic Imbalances Procedure, il progetto di Unione Bancaria – ha individuato la necessità di “procedere gradualmente verso meccanismi concreti di più forte coordinamento, convergenza e solidarietà”. In funzione di ciò, nel breve periodo (entro i prossimi 18 mesi) si reputa cruciale l’attuazione di “un’importante strategia intorno al triangolo virtuoso delle riforme strutturali, investimenti e responsabilità fiscale ed in questo contesto andare verso impegni maggiormente efficaci sulle riforme strutturali nella zona euro orientate alla crescita”. Gli impegni sotto tale punto di vista, si precisa, “non sono stati, individualmente e collettivamente, realizzati in modo soddisfacente”. Sul versante relativo al funzionamento del mercato unico e la relativa eliminazione di barriere ancora esistenti si sancisce la centralità di assicurare una migliore mobilità del fattore lavoro; fare dell’integrazione dei mercati di capitali una priorità politica; fare dei passi decisi verso l’integrazione in settori quali quello dell’energia e dell’economia digitale.

La nota dei quattro presidenti è considerata come il primo passo votato all’avvio di un dibattito sul futuro dell’UEM che, stando alle intenzioni, dovrebbe condurre ad un nuovo documento dei quattro presidenti, dalla portata più ampia, atteso per il prossimo giugno.

Diego Del Priore

Per saperne di più:

Nota dei quattro presidenti, “Preparing next steps on better economic governance in the euro-area”, 12 febbraio 2015

A New Start, Programma 2015, Commissione Europea

Economic governance review, Commissione Europea

Programma semestre presidenza lettone Consiglio

 

 

 

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