31a relazione annuale della Commissione Europea sul controllo dell’applicazione del diritto dell’Unione Europea (2013) (27.10.2014)

Il 1 ottobre 2014 è stata pubblicata la 31a relazione annuale della Commissione Europea sul controllo dell’applicazione del diritto dell’Unione Europea relativa all’anno 2013 (COM(2014)612 final). La Commissione Europea ha infatti il compito di controllare che gli Stati membri procedano al recepimento completo e corretto delle direttive dell’Unione e all’applicazione dell’acquis dell’Unione. Per garantire ciò, la Commissione può contestare formalmente l’applicazione del diritto da parte degli Stati membri in tre modi: agendo di ufficio; agendo in seguito a interrogazioni o petizioni del Parlamento europeo; agendo in seguito a denuncie ricevute da cittadini, imprese, ONG e altri soggetti interessati. L’azione della Commissione ha il compito di verificare l’esistenza o meno della violazione del diritto dell’UE oppure della sua errata applicazione. Per inadempimento si intende, la violazione da parte di uno Stato membro degli obblighi che gli sono imposti dal diritto dell’Unione. L’inadempimento può infatti essere costituito da un’azione o da un’omissione. Si considera altresì che il diritto dell’Unione sia stato violato dallo Stato membro, quale che sia l’amministrazione – centrale, regionale o locale – responsabile dello stesso.

A tal fine è attivo dal 2008 il progetto EU Pilot, che vuole fornire risposte rapide e complete con particolare riguardo dei cittadini e delle imprese. Tale sistema è stato concepito per porre rimedio ai problemi con gli Stati membri e il suo meccanismo si mette in moto prima che la Commissione ricorra ad azioni formali. EU Pilot serve infatti ad instaurare un dialogo strutturale tra la Commissione e gli Stati e la sua operatività prevede che la Commissione esamini la richiesta di informazioni o la denuncia ricevute, e le invii all’autorità dello Stato membro interessato, unitamente ad eventuali domande o indicazioni. È stato fissato un termine generale di 20 settimane per la trasmissione delle risposte (10 settimane per le autorità degli Stati membri e 10 settimane per i servizi della Commissione). Il servizio competente della Commissione informa poi il richiedente della propria valutazione.

Quando anche la via dell’EU Pilot sia stata esperita senza successo, la Commissione ricorre ad una procedura di infrazione, così come previsto dagli artt. 101, 102, 106 e 258 del TFUE. A questo punto, se lo stato membro non allineasse al diritto dell’UE le proprie normative nel corso del procedimento di infrazione formale, la Commissione può deferire il caso alla Corte di Giustizia (art. 258 TFUE) e indicare sanzioni pecuniarie senza dover attendere una prima sentenza, così come prevede la novità apportata dal Trattato di Lisbona (artt. 260, par. 3 TFUE).

La 31a relazione della Commissione sull’applicazione del diritto UE nell’Unione si suddivide in paragrafi, ognuno corrispondente ad uno dei momenti del sistema di dialogo: recepimento di direttive, fase pre-infrazione, procedure di infrazione, sviluppi delle politiche, unitamente ad un quinto paragrafo contenente le conclusioni dei Commissari.

 

1. Quello dei ritardi nel recepimento delle direttive continua ad essere un problema che inficia il raggiungimento di obbiettivi ben definiti. Il grafico riportato nella 31a comunicazione dimostra che il 2013 è stato un anno peggiore del 2012 rispetto a questo tema anche se, fortunatamente, non sono stati raggiunti gli elevatissimi livelli del 2011 sia per il numero di direttive con termine di recepimento nell’anno interessato (131 nel 2011, 56 nel 2012 e 74 nel 2012), sia per quanto riguarda le nuove procedure di infrazione (1185 nel 2011, 447 nel 2012 e 478 nel 2013).

Già nel 2007 la Commissione aveva richiamato la necessità della riduzione dei ritardi nel recepimento (COM(2007)502 definitivo) in quanto step necessario per l’attuazione di tutta una serie di provvedimenti successivi. In particolar modo la Commissione si soffermava sulla mancata comunicazione delle misure nazionali di recepimento di direttive o altre inadempienze e ad obblighi di notifica.

Alla fine del 2013 risultano ancora aperte 390 procedure di infrazione per ritardo di recepimento, anche se la Commissione è riuscita a chiudere il più alto numero di infrazioni portando quello del biennio 2012/13 al livello più basso degli ultimi cinque anni. Al 31 dicembre 2013, indipendentemente dall’anno in cui la procedura è stata aperta, sul podio del ritardo del recepimento si trovano al terzo posto l’Italia (con 24 procedure di infrazione aperte), preceduta da Slovenia (26 procedure di infrazione) e Cipro (27), mentre i settori in cui si registra il più alto numero di ritardi – e le rispettive procedure aperte – sono l’ambiente (168 procedure), la salute e i consumatori (58), il mercato interno e i servizi (47) e i trasporti (36).

In base alla regola prevista dall’art. 260 TFUE  (par. 3), nel 2013 la Commissione ha rinviato alla Corte di giustizia varie procedure di infrazione per ritardo di recepimento richiedendo il versamento di penalità giornaliere (da € 4.224 a € 148.177,92) e 14 sono stati i casi oggetto di questa decisione con riguardo a Belgio, Bulgaria, Estonia, Romania, Regno Unito, Austria, Cipro, Polonia e Portogallo. Per i casi in questione, alcuni sono già pendenti dinanzi alla Corte, per altri si sta finalizzando la documentazione necessaria per il deferimento. L’energia è il settore per il quale è stata avanzata la maggior parte delle proposte di penalità per ritardo di recepimento.

 

2. Per quanto riguarda la fase pre-infrazione, essa prevede diversi momenti tra cui l’individuazione dei problemi di recepimento e/o applicazione e di carenze, eseguito tramite l’esame della Commissione qualora ci siano denunce o petizioni da parte di cittadini, ONG, imprese e organizzazioni. Le norme relative alla gestione delle denunce sono state definite nel 2002 e poi aggiornate nel 2012 (COM(2012) 154 definitivo). Le denunce ricevute nel 2013 sono state il 19% in più rispetto a quelle dei tre anni precedenti (3.505 nel 2013, 3.141 nel 2012, 3.115 nel 2011 e 3.349 nel 2010) sintomo dell’aumento di attenzione da parte dei cittadini sul rispetto degli obblighi degli Stati membri derivanti dal diritto UE.

Anche per questa fase l’Italia è sul podio, questa volta al primo posto con 472 denunce, seguita dalla Spagna (439) e dalla Germania (297). Le nuove denunce riguardano in particolare settori quali la giustizia, l’ambiente, il mercato interno e i servizi, l’occupazione e la fiscalità e l’unione doganale. Su 3.000 denunce giunte, per 487 la Commissione ha aperto discussioni bilaterali con gli Stati nell’ambito di EU Pilot per chiarire se effettivamente le norme UE fossero state violate. I casi aperti nell’ambito della piattaforma di dialogo hanno riguardato principalmente l’Italia, la Francia e la Spagna.

Anche il Parlamento UE ha segnalato alla Commissione carenze nell’applicazione del diritto tramite interrogazioni e petizioni. I settori in cui le mancanze sono state maggiori sono l’ambiente e le connesse valutazioni di impatto ambientale (e ancora una volta, tra gli altri, il riferimento è all’Italia per la situazione dell’ILVA di Taranto, IP/13/866); gli affari interni (gli elevati tempi di attesa alla frontiera spagnola con Gibilterra, Direttiva 2011/92/UE  e successive raccomandazioni destinate a Spagna e Regno Unito); la giustizia (casi di discriminazione per motivi religiosi che hanno portato ad una lettera di messa in mora e ad una procedura di infrazione contro le autorità belghe a causa della non corretta applicazione del regolamento (CE) n. 805/2004); ma anche nei settori dei trasporti, della salute, della fiscalità e dell’agricoltura e sviluppo rurale non sono mancate indagini e lettere di messa in mora.

La Commissione può altresì procedere d’ufficio all’esame della corretta attuazione del diritto UE nei propri confini. In questo campo, rispetto al 2012 si nota un incremento del lavoro d’ufficio della Commissione con 1.023 denuncie del 2013 rispetto alle 791 dell’anno precedente per i settori dei trasporti, dell’energia e della giustizia e ancora una volta tra gli Stati principalmente interessati figura l’Italia, seguita da Grecia e Spagna che risultano coinvolte tuttora nel momento previsto dalla piattaforma EU Pilot. Proprio i casi trattati al suo interno sono aumentati del 10% nel 2013 rispetto al 2012 (tra i 1.462 casi EU Pilot pendenti, ai primo posti ci sono Italia, Francia e Spagna ancora una volta per i settori di ambiente, giustizia e trasporti).

 

3. Se lo Stato membro, una volta ritenuto responsabile della violazione del diritto UE dalla Commissione, non ponga rimedio, essa ha la facoltà di avviare procedure di infrazione e in ultima istanza di rinviare il caso alla Corte di giustizia dell’Unione Europea. Purtroppo anche in questo caso l’Italia figura al primo posto per quanto riguarda le lettere ricevute di messa in mora dalla Commissione nel corso del 2013 (58), seguita da Francia e Spagna (rispettivamente 44 e 41). Ma l’Italia, la Romania e il Belgio sono stati i principali destinatari anche della maggior parte del pareri motivati che la Commissione invia agli Stati membri (217 in totale di cui 49 solo ai tre menzionati). Anche qui, ambiente, energia e fiscalità sono stati i settori in cui si concentrano le principali violazioni. L’Italia ha ad esempio 104 casi di procedimenti d’infrazione aperti tra quelli per ritardi di recepimento o di recepimento non corretto/errato di applicazione e l’ambiente risulta il settore più “bistrattato” dagli Stati membri con 334 casi di infrazione nel 2013.

I dati mostrano l’utilità della piattaforma EU Pilot in quanto, nei momenti da essa previsti, si registra un aumento di attenzione da parte degli Stati per evitare che i loro casi vengano rimessi alla Corte di giustizia: delle 1.300 procedure di infrazione aperte dalla Commissione nel 2013, 731 sono state chiuse prima della sentenza della Corte in quanto gli Stati interessati sono riusciti a dimostrare la conformità delle proprie norme alle direttive UE. La Corte ha emesso 52 sentenze, delle quali quasi il 60% a favore della Commissione e di cui, il maggior numero è stato emesso nei confronti di Francia, Polonia, Spagna, Italia, Irlanda e Paesi Bassi.

Nonostante dopo la sentenza i Paesi membri tendano nel complesso a conformarsi a quanto previsto dalla Corte, alla fine del 2013 la Commissione ha ritenuto che alcuni Stati membri (113 sentenze in totale) non avessero fatto ancora quanto in loro possesso per adeguarsi correttamente. I Paesi interessati dalla maggior parte di tali procedimenti sono stati Spagna, Grecia e Italia per i settori in cui le statistiche hanno già dimostrato le loro carenze. Dei 113 casi risolti dalla Corte, 9 sono stati deferiti ad essa per la seconda volta e per cinque di essi, oltre al pagamento di una somma forfettaria che lo Stato inadempiente deve corrispondere immediatamente, la Corte ha imposto il pagamento di una penalità (che può essere giornaliera o avere altra periodicità) a Belgio e Lussemburgo.

 

4. La Commissione ha ricordato nella sua 31a relazione il programma REFIT ( Programma di controllo dell’adeguatezza e dell’efficacia della regolamentazione), attuato nel 2013 con lo scopo di inventariare e vagliare l’applicazione dell’aquis, con la garanzia dell’adeguamento della legislazione e dell’abolizione di burocrazia e «oneri superflui» (SWD(2013) 401 final). REFIT ha lo scopo di individuare i settori più carenti (e la Commissione ne ha già individuati alcuni in cui si concentrano le principale mancanze)  e a “rischio burocrazia” per i quali la Commissione dovrà proporre una semplificazione legislativa. Per questo è stato posto l’accento sulla trasparenza – relativamente all’accesso da parte di organizzazioni, cittadini, ONG e imprese ai documenti inerenti le infrazioni – e sulla necessità della chiarezza e precisione dei documenti esplicativi, quelli cioè contenenti le informazioni che gli Stati membri inviano alla Commissione e che riguardano le modalità di recepimento del diritto.

Le conclusioni della Commissione si focalizzano sui passi avanti fatti da alcuni Stati membri nell’adeguamento al diritto UE e sugli sforzi che ancora devono essere compiuti. Infine, nel complesso, l’esperienza della piattaforma di dialogo EU Pilot gode per ora di buona fama in quanto è anche grazie al suo supporto che si è assistito ad una generale diminuzione dell’apertura di procedimenti di infrazione anche se, ricorda la Commissione, il numero di denunce resta elevato, sintomo questo non solo della maggiore consapevolezza dei cittadini europei, ma anche della necessità del corretto e tempestivo adeguamento alla legislazione dell’Unione che, con tutta evidenza, non è ancora completo.

 

Luisa Di Fabio

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